“L’ onda sonora del pensiero” scoperta a Pavia

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Andrea Terracciano

Grazie a uno studio, pubblicato su PNAS e condotto da Andrea Moro, linguista e direttore del laboratorio NETS dell’Università Iuss di Pavia, e dal neurochirurgo Lorenzo Magrassi dell’Università di Pavia, si è scoperto che si può dare “voce” al flusso di pensiero mentre siamo in silenzio o leggiamo a mente.

L’ equipe di scienziati, per lo più ingegneri, si è avvalsa di un gruppo di pazienti di neurochirurgia: in tutto 16. L’esperimento, durato ben quattro anni, è consistito nel registrare l’attività elettrica del cervello di pazienti in anestesia locale, durante operazioni neurochirurgiche, mentre leggevano frasi e parole di varia lunghezza. Gli scienziati hanno quindi registrato i segnali elettrici dell’area di Broca, quella deputata al linguaggio dimostrando che il “suono dei pensieri” possa essere letto prima che questi si trasformino in parole. Ne è risultato che i neuroni producono onde elettriche assimilabili a quelle acustiche. L’attività dei neuroni rispecchierebbe quindi l’andamento del segnale sonoro, anche in aree non specializzate per la percezione uditiva. E anche quando le parole non vengono effettivamente pronunciate.

Gli sviluppi di tale esperimento possono essere vari e potrebbero anche nascondere insidie per il fututro. Sembra di tuffarsi in un libro di Orwell, pensando alla possibilità di leggere il pensiero delle persone in maniera eticamente scorretta, pensando ad un catastrofico futuro in cui ci potrebbero essere malfattori pronti ad imprigionare il pensiero delle persone.

Ma le prospettive, oltre alla fantascienza del “controllo delle menti” guardano ad un futuro tecnologicamente più avanzato in cui le persone con gravi danni al cervello, per i quali hanno perso l’uso della parola, potranno comunicare con gli altri proprio grazie a questo genere di innovazioni.

Di certo, a queste persone “basterà solo il pensiero”.