Scarsa produttività sul lavoro dovuta al disagio mentale: causa o effetto della crisi?

Andrea Terracciano

Nel marzo scorso l’OCSE, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha pubblicato una ricerca sul rapporto tra salute mentale e lavoro intitolata “Fit Mind, Fit Job: from evidence to practice in mental health and work”.

Nello studio sono stati resi noti i dati che fanno riferimento sia al Pil, che alla disoccupazione, in riferimento al disagio mentale. A quanto pare è emerso che una persona su due avrebbe un periodo di scarsa salute mentale sul lavoro in cui produce meno. Il 20% degli abitanti dei Paesi più ricchi soffrirebbe almeno una volta nella vita di patologie psichiche. Sempre dai dati OCSE risulta inoltre che il disagio mentale comporta una perdita del 3,5% del Pil nei Paesi europei. Sarebbero ansia e depressione a influire maggiormente sulle persone in ambito lavorativo, provocando una più alta probabilità di rimanere disoccupati. Tutti vorremmo credere che queste statistiche corrispondano effettivamente alla realtà dei fatti. Non siamo statistici esperti, e sicuramente la fonte OCSE è più che affidabile. Ma collegare direttamente la salute mentale ad una perdita economica del Prodotto interno lordo, ci sembra effettivamente un po’ superficiale. C’è da tener conto della forte crisi e della grande disoccupazione presente al giorno d’oggi in Europa e non crediamo che questa sia una situazione semplice da affrontare anche a livello psicologico. Quindi dovremmo chiederci se la disoccupazione e la crisi non siano la causa, piuttosto che l’effetto, del disagio mentale. Per problemi come ansia e depressione sul lavoro, è piuttosto facile immaginare che sia vera anche l’ipotesi opposta. La situazione di precarietà, la facilità con cui si viene licenziati o si può perdere il lavoro, i conti in rosso dell’attività di tutta una vita, la difficoltà dei giovani di accedere a lavori ben pagati e gratificanti, insomma, tutta la situazione che chiamiamo più semplicemente “recessione”, potrebbe essere anche causa, e non solo effetto, di un calo del Pil dovuto ad una perdita, ben più grave, della salute mentale.