L’Invenzione dell’isteria 

Scrive Mattia della Rocca: “Non c’è spazio, all’interno della ricerca storica ufficiale, per interpretazioni scomode, appena suggerite dai fatti storici comunemente riconosciuti”. Tuttavia, non è possibile affrontare la questione dell’isteria senza legarla storicamente al potere politico, giuridico e religioso detenuto esclusivamente dal sesso maschile.

Cosa abbiamo scoperto, col tempo, sull’isteria? Il lavoro di Sigmund Freud sull’isteria come nevrosi, di carattere essenzialmente sessuale, ha contribuito negli anni a demistificare lentamente quello che veniva considerato dapprima un disturbo organico esclusivamente femminile (una “follia della colpa” dell’essere donna), trasformandolo gradualmente da quello che Hyppolite Bernheim, fondatore della Scuola di psichiatria di Nancy , definiva «un morbo proteiforme che sfugge a ogni definizione» (Bernheim, 1913) a un generale (e forse troppo asettico, fittizio, metafisico) «Disturbo di Conversione», come lo definisce il DSM-IV, trasformandolo nel codice 300.11.

Nel 1862 Jean-Martin Charcot diventa direttore dell’ospedale psichiatrico di Parigi, la Salpêtrière, dove si trovano ricoverate tra 4000-5000 donne. In questo luogo il medico francese «scoprirà» l’isteria, o meglio, l’inventerà negli anni a seguire. Prima di lui, in epoca classica, Ippocrate la riteneva propria della donna: la parola stessa viene dal greco e indica l’utero, e si riteneva quindi causata dal cattivo funzionamento dell’organo femminile. Charcot separa le ricoverate affette da questa nevrosi e le include in una sezione apposita del suo manicomio, che diviene, rispetto al resto del reclusorio, un purgatorio: ogni martedì tiene lezione mostrando al pubblico dei suoi ascoltatori, medici, studenti, curiosi, i casi che va scoprendo. Tra loro spiccano Augustine, ricoverata a quindici anni, Blanche Wittman, conosciuta come “regina delle isteriche”, divenuta dopo la guarigione una delle assistenti di laboratorio di Marie Curie e Jane Avril, che diverrà poi una delle più famose ballerine del ‘Moulin Rouge’, immortalata per sempre dai ritratti di Tolouse Lautrec. Sono loro i soggetti principali utili a Charcot per «inventare» l’isteria moderna, di cui ci restano alcune immagini.

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Tolouse Lautrec, Jane Avril al Jardin de Paris, 1893 Museum of Modern Art (MoMA), New York

Inizialmente quindi, l’isteria nasce come un disturbo della funzionalità mentale più tipicamente e quasi esclusivamente femminile. Sembra che tutti i discorsi fatti sulla maggiore incidenza del disturbo mentale nella donna, per fattori legati alla sua costituzione biologica, trovino finalmente la loro ragione d’essere nell’individuazione della diagnosi di isteria. E ciò non si modifica neanche quando, nel rapporto di 1 a 20 casi, l’isteria maschile troverà il suo spazio all’interno di questa sindrome. Ciò perché l’isteria maschile sembra avere agli occhi degli psichiatri dell’epoca tutt’altra origine di quella femminile. Non affonda infatti le sue radici nella costituzione biologica, ma nell’evento traumatico: «la cosiddetta isteria traumatica di artigiani e operai vittime di incidenti sul lavoro con manifestazioni successive di malattie nervose» (Bourneville e Regnard, in Fontana, 1982).

Il riferimento dominante nell’isteria femminile è il corpo sessuato, segnato dalle tappe dello sviluppo biologico e psichico della donna. Esso è dato dalla costituzione biologica della donna, dalla sua fragilità emotiva, dalla sua teatralità, dalla sua mutevolezza, dalla sua impressionabilità e superficialità. Questi valori del corpo isterico sessuato forniscono le spiegazioni dei corsi e ricorsi della malattia mentale in rapporto a: prime mestruazioni, cicli irregolari, gravidanze e parti, cessazione delle mestruazioni, amori infelici, fantasie erotiche. La ciclicità naturale del corpo della donna assume le sembianze di malattia che necessita periodicamente cura e assistenza medica. Si tratta di un corpo debole, patologico su cui intervenire, emblema del processo di affermazione della classe borghese. Del resto, per la borghesia il controllo della sessualità è il mezzo attraverso cui garantire salute e vigore all’intero nucleo familiare: un microcosmo sul quale poggia l’egemonia di tutta la classe borghese. L’isterica rappresenta sia la svolta dell’approccio medico e scientifico sul corpo delle donne, sia la riduzione del ruolo sociale della donna alla sua biologicità , per la quale la malattia diviene endemica: un vero e proprio stile di vita .Da ciò ne deriva un pericoloso e livellante schiacciamento identitario, che si pone come principio di differenziazione della donna, la quale coincide tendenzialmente col potere esercitato da utero e ovaie. La donna borghese subisce una duplice dipendenza: da un lato, è legata economicamente e socialmente al marito, dall’altro necessita costanti cure da parte del medico, poiché diviene un soggetto invalido dinanzi a un vero e proprio sistema di tutela.  La crisi isterica risulta anche un modo privato di protesta nei confronti di una più generale condizione esistenziale femminile, che al contrario resta tale e tende a intensificarsi nel momento in cui il medico classifica un tale atteggiamento come malattia tipicamente donnesca, legata all’irrazionalità, all’ imprevedibilità, segno di quella debolezza e inaffidabilità appartenente solo al genere femminile. Le caratteristiche biologiche che rendono la donna il soggetto malato per eccellenza, legittimano il controllo e gli interventi su un corpo che, tuttavia, non rappresenta un problema in se stesso, ma in relazione ai meccanismi di potere che lo interessano. La differenza di genere infatti, passa attraverso le maglie del sistema sociale, che divide i sessi e le classi, rendendo ogni aspetto della ciclicità naturale del corpo riproduttivo femminile un artificio sociale.

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Foto di Augustine nel “periodo delle attitudini passionali”. Iconographie Photographique de la Salpêtrière, vol.2

Nel passaggio da Charcot a Freud l’isteria precisa meglio il suo carattere di fondamento dello sviluppo della scienza psichiatrica. Quando Freud abbandona la teoria del trauma legato a eventi di vita frustranti e tipicizzabili come femminili (gravidanze,, parti, amori infelici, perdite di figli, fidanzati, mariti, etc.), continua a rivolgersi al corpo sessuato femminile come causa della nevrosi. Egli ripropone in termini più generali (quelli della teoria dello sviluppo sessuale maschile e femminile), lo stesso rapporto di continuità tra normalità e patologia che era stato evidenziato nella donna dalla scienza psichiatrica alle sue origini. In definitiva Freud, nel tentativo di fornire una teoria generale dello sviluppo della personalità nevrotica, pone la sessualità femminile e il corpo della donna come luogo psichico in cui si concentra e si sviluppa in modo privilegiato l’esperienza del «patologico».

Perché l’isteria, che fu al centro degli studi di Freud per circa dieci anni, andò incontro ad una declino repentino che si consumò in pochi lustri?
Le trasformazioni sociali di fine secolo che progressivamente portarono ad una mentalità meno repressiva di quella vittoriana giocarono un ruolo importante nella scomparsa della malattia come anche l’affinamento delle tecniche diagnostiche della neurologia che consentivano di distinguere nettamente fra epilessia ed isteria come fra paralisi organiche o funzionali.Già partire dagli anni 90 del secolo precedente, in Francia, Joseph Jule François Félix Babinsky aveva cominciato a smembrare pezzo dopo pezzo l’opera del suo maestro, Charcot.
La Società neurologica di Parigi aveva adottato dopo molti anni di discussioni, il termine “pitiatismo” ( a sua volta oggi scomparso) proposto da Babinsky stesso , che si riferiva a qualunque manifestazione funzionale indotta o soppressa dalla suggestione. L’isteria era stata tolta dalla nomenclatura francese.
Mentre la malattia si apprestava a scomparire dalla pratica medica le categorie interpretative della suggestione, dell’imitazione , dell’amplificazione emotiva che ad essa erano appartenute riemergevano nel campo delle scienze sociali : autori come Cesare Lombroso e successivamente Freud in “Psicologia delle masse ed analisi dell’Io” (1921), favorirono la loro applicazione al nascente settore della psicologia collettiva . La folla veniva concepita come donna, emotiva e suggestionabile, facile alle intemperanze ed ai cambiamenti repentini di umore, alla quale era indispensabile un uomo forte che la dominasse come Benito Mussolini ed Adolf Hitler.Gli anni delle folle sono quindi anche gli anni della donna che è il nuovo soggetto sociale che rivendica un protagonismo inquietante. Illuminante ai fini di un’analisi critica del fenomeno dell’isteria, è la visione offerta da Micheal Foucault, che vede nelle isteriche le prime vere militanti dell’antipsichiatria, in grado di costruire la prima via di fuga dalla verità vigente negli ospedali psichiatrici, la prima difesa dalla diagnosi di demenza, da una classificazione della propria follia come perdita di capacità e come impoverimento della mente. Le isteriche hanno tenuto testa all’iperpotere psichiatrico, esasperando il corteo dei sintomi ed esibendo con magnificenza inaudita lo spettacolo della loro malattia. Ma allora si potrà concepire una storia della psichiatria che, invece di girare ancora intorno allo psichiatra e al suo sapere, giri piuttosto intorno ai folli? Forse, ma difficilmente a partire dalle isteriche, sottolinea Foucault, perché il loro fronte di resistenza ha poggiato sull’offerta del corpo: ed è stato proprio attraverso il corpo, che inconsapevolmente hanno dato alla medicina un’occasione di rilancio. Nel tentativo di sottrarsi al potere asilare, alla deriva della demenza, all’iperpsichiatrizzazione della follia, hanno finito per ipermedicalizzare la loro condizione, che aveva a che fare, lo ammetteva implicitamente anche Charcot, con la sessualità, più che con la malattia.

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André BrouilletUne leçon clinique à la Salpêtrière, 1887, Université de Paris “René Descartes”. Sono chiaramente riconoscibili Charcot e Blanche “Marie” Wittman, la “regina delle isteriche” che supplirà al ruolo ricoperto da Augustine fino al 1880. Il medico che la sorregge è Joseph Babinski

Nel mondo dell’arte, a partire dal 1928 con la rivista “La revolution surrealisteAragon e Breton, che era stato un allievo di Babinsky, propongono una nuova definizione cercando di reinterpretare cinquant’anni di storia : l’isteria è per loro uno stato mentale , che si caratterizza per la sovversione dei rapporti che si stabiliscono fra il soggetto ed il mondo morale a cui egli crede di appartenere, Questo stato mentale, irriducibile, che non è delirio , sarebbe fondato sul bisogno di una seduzione reciproca. L’isteria non apparterrebbe alla patologia e potrebbe , sotto ogni punto di vista, essere considerata come un mezzo supremo d’espressione.
In sintesi, l’isteria viene letta come una sovversione dell’ordine culturale basato sulla seduzione. La rivoluzione surrealista anticipava in questo modo il sessantotto e la libertà sessuale come trionfo del principio del piacere .