Coworking, il lavoro condiviso del Millepiani

Maria Carla Sicilia

A poca distanza dalla fermata metro Garbatella di Roma c’è il Millepiani, uno spazio di coworking dove lavorano e si incontrano realtà diverse ma animate nello stesso tempo da propositi condivisi. A raccontarci come nasce Millepiani, chi ci lavora e qual è la cornice ideologica all’interno di cui prende forma il progetto è Enrico Parisio, uno dei responsabili.

Per prima cosa, cos’è il Millepiani?

Il Millepiani é un coworking, un incubatore di startup nato da un progetto di innovazione sociale che prevede il riuso e la rigenerazione degli spazi urbani inutilizzati. In questo caso si tratta di un locale del municipio prima inutilizzato e in cui oggi è invece consentito l’accesso a lavoratori autonomi, professionisti di vari campi, dall’architettura al design, tutte quelle attività che ruotano intorno alla così detta sharing economy.

Che cos’è il coworking, questa parola inglese che non tutti magari conoscono?

Il coworking nasce in California 20 anni fa ed è un’idea a pensarci banalissima, cioè la condivisione di strumenti, spazi e luoghi in cui si riuniscono lavoratori free lancemicroimprese e  e condividono non solo servizi ma sopratutto creano delle reti collaborative, degli ecosistemi di relazione che permettono a questi lavoratori di avere una rete di persone e di strutture che li aiutano e collaborano per realizzare una serie di progetti. Non si tratta solo di progetti no profit ma anche di imprese, caratterizzate però non con un metodo appropriativo quanto collaborativo, attraverso la rete che si crea intorno allo spazio e alla comunità territoriale si attivano delle attività.. quello che si chiama un po’ il bene comune insomma

Enrico, facci un esempio di attività che vengono svolte al Millepiani. Quali professionisti ci lavorano?

Attualmente ci sono 24 startup che usano il nostro spazio ma soprattutto usano la rete che si è venuta a creare. Partono da un core business e poi, attraverso la collaborazione con altre strutture e professionisti, riescono ad arricchire il proprio progetto. Parliamo degli argomenti più disparati, dalla gestione degli open data alla bio ingegneria, designer, grafici, videomaker, gruppi che si occupano green economy e associazioni del terzo settore, che si occupano di solidarietà, di sviluppo sociale. E’ un ecosistema molto ampio insomma.

Abbiamo letto sul vostro sito che fate formazione per i migranti. In che modo? 

Abbiamo diversi progetti attivi e diversi corsi di formazione su argomenti disparati. A settembre inizierà un corso di fotografia e recentemente abbiamo organizzato incontri nel campo rom della magliana, con la collaborazione di arci solidarietà le donne rom vengono avviate alla creazione di impresa

Avete sponsor o finanziamenti per la vostra attività?

Non abbiamo finanziamenti, abbiamo però uno spazio pubblico. Abbiamo un accordo con il municipio per cui a fronte dell’uso dello spazio offriamo loro servizi. Se il municipio organizza riunioni, assemblee o presentazioni, provvediamo a fornire streaming, video e audio. Tenere attivo lo spazio significherebbe impiegare del personale e, avendo dei budget limitatissimi, il Millepiani sarebbe rimasto uno dei tanti spazi inutilizzati, di cui è segnato il nostro territorio e l’Italia intera. A fronte di sei milioni circa di immobili inutizzati o sottoutilizzati in tutto il paese, startup e imprese sharing sono in grado di creare relazioni e reddito attraverso l’utilizzo degli spazi. Questa è una pratica molto innovativa usata nel nord Europa, laddove per rigenerare le città, a fronte di spese pubbliche sempre più ridimensionate, si promuove l’autorganizzazione e l’attivazione della società dal basso, governando in questo modo le città in maniera anche più democratica.