Lazio: “A rischio il lavoro di 125 operatori e l’assistenza di 7000 pazienti”

Siamo in tempo di crisi, in tutti campi, ma in particolar modo nella sanità. Ovviamente la crisi è arrivata come un ciclone in tutto quello che riguarda la sanità pubblica, sono scomparse molte esenzioni, i ticket sono aumentati, sia per le visite mediche sia per gli esami diagnostici, addirittura alcuni esami sono a completo carico dell’utente. Insomma, ormai, quello che dovrebbe essere un diritto di tutti, sembra non esista più e chi è povero e non riesce ad arrivare alla fine del mese, non si può curare. Come purtroppo sappiamo da qualche tempo, quando ci sono i tagli nella sanità, questi si indirizzano naturalmente sulla salute mentale. Ormai è tantissimo tempo che, tassello dopo tassello, si stanno smontando queste strutture, come se non contassero nulla, come se fosse qualcosa da buttare via o da cui liberarsi quanto prima. È come se chi soffre di questo tipo di problemi non avesse diritto di essere curato al pari degli altri. Sono persone messe da parte, cui si toglie ogni speranza perché, per la società attuale, sono solo un peso e soldi sprecati, di conseguenza per loro si fa lo stretto necessario. In queste strutture sta diminuendo il personale, infatti, da settembre, c’è in atto un altro progetto che prevede la sospensione del rapporto lavorativo dei professionisti della salute mentale precari  in tutte le ASL del Lazio.

Questo provvedimento impoverirebbe ancora di più tutte queste strutture che rischiano la chiusura o si riducono all’osso, creando problemi per i tanti utenti che non sarebbero curati e seguiti come dovrebbero. Il problema è già esistente con l’attuale personale e il provvedimento andrebbe a peggiorare ancora la situazione, creando inoltre problemi a tutto quello che è il fulcro di queste strutture:laboratori, attività occupazionali e progetti vari, compresi quelli lavorativi, dei quali, di solito, si occupano le assistenti sociali esperte in questo campo. Proprio per tutti questi motivi stacominciando all’interno della Regione Lazio una mobilitazione con iniziative e manifestazioni varie a sostegno dei lavoratori precari e della lotta per far sopravvivere i centri di salute mentale che ormai vanno avanti da quasi 40 anni. Nel corso della storia italiana degli anni 70 c’è chi halottato e combattuto per questi diritti e dopo tanta fatica non si possono buttare al vento quaranta anni di storia. A tal riguardo il 18 Novembre davanti alla Regione Lazio, alle ore 10, ci sarà una manifestazione per difendere questi diritti. Parteciperanno molte associazioni,sindacati, precari e tutti i cittadini e utenti sensibili a questa problematica. Parteciperà anche il coordinamento operatori salute mentale. Per saperne di più intervistiamo il suo portavoce, ildottor Alessandro Vento, psichiatra dell’Asl RMC.

Il 18 novembre ci sarà una mobilitazione, di cosa si tratta?

Allora, la DGR 980 è un’iniziativa della Regione Lazio che risale al 2009, e che dal 2010 ha permesso ai centri di salute mentale e ai servizi di psichiatria ospedaliera di sopravvivere grazie al supporto messo in campo da un certo numero di operatori, circa 125. Questi operatori lavorano da circa sei anni nella rete della salute mentale e portano avanti tutto quello che riguarda la loro figura professionale e tutte le attività che riguardano la salute mentale. A settembre la Regione Lazio ha deciso di chiudere questo progetto e di mandare a casa tutti questi 125 operatori, per questioni di tagli e bilanci. Questo minaccia così la situazione lavorativa di questi operatori, il funzionamento dei servizi di salute mentale e la continuità assistenziale di 7000 utenti. Per questo motivo abbiamo deciso di contestare davanti alla Regione Lazio con l’aiuto di varie parti.

Oltre alla manifestazione del 18 ci sono altre iniziative cui si può partecipare per sostenere la causa?
Ci saranno diverse iniziative, sperando che il 18 si apra qualche spiraglio e qualche possibilità di dialogo con la regione.

Siete supportati da qualche partito politico e dai sindacati, oppure soltanto dall’Asl?
Al di là dei partiti politici, siamo supportati molto dai sindacati e dagli ordini. Per esempio l’Ordine dei medici di Roma ha scritto una lettera alla regione chiedendo di fare dietro front su questa decisione. Un grande supporto viene dalla Consulta Regionale della Salute Mentale. Si stanno muovendo molte associazioni. Siamo molto supportati da questa rete proprio perché la richiesta che facciamo è quella di voler far continuare a sopravvivere i servizi di salute mentale.

Più nello specifico, quali sono i disagi per i servizi di salute mentale?

In questo momento i servizi di salute mentale hanno un organico a meno del 50%, quindi mandare via altri 125 operatori in blocco, significherebbe ridurre di almeno un altro 10%, per cui molti pazienti dovrebbero essere affidati ad altri medici, infermieri e psicologici che non li conoscono, già carichi di lavoro, e che li vedrebbero solo cinque minuti. Quindi, in parole povere, verrebbe meno la continuità assistenziale dell’utente.

Ci si augura che questa manifestazione porti a qualcosa di buono e di concreto nella speranza che, una volta tanto, i diritti delle persone siano rispettati e non calpestati.

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Foto: Samuele Ghillardi (Flickr| CC Licence)

Vignetta: Enrico Cicchetti