“La sartoria di qualità che fa bene a chi la fa”

Il filo di Omero è una sartoria [a Roma, in via Ostiense 166a] che presenta un team di professionisti attivi da quasi dieci anni, cui si alternano le persone di Atelier 45 e  gli utenti psichiatrici del laboratorio di preformazione lavorativa del Centro Diurno di San Paolo. Abbiamo intervistato Guido Lanci che ci ha parlato del progetto, il quale forma una rete insieme ai centri laKruna in Via Gattamelata e ZigoZago di Via Assisi 39a.

D: Com’è nato il progetto, come si è svilupato nel tempo e da quanto tempo è in funzione questa sartoria?

R: Il progetto nasce da un’idea della Cooperativa Il Sol.co che ha pensato di rilevare un’attività esistente già da dieci anni, una realtà aperta nel 2004 da un sarto piuttosto affermato di nome Omero. Da un anno siamo subentrati a questa attività e la sfida è proprio quella di mantenere i clienti precedenti e cercarne di nuovi. Lo scopo è quello di produrre occasioni lavorative per i nostri centri di formazione che si tengono presso i centri diurni e altre cooperative.

D: Che cosa ti aspetti da quest’attività, come sono andati i primi mesi?

R: I primi mesi sono stati di recupero della situazione precedente, che dopo dieci anni aveva avuto una forte flessione di attività. Quindi ci siamo occupati soprattutto di cercare di recuperare il lavoro, che stava iniziando a calare, e a un anno di distanza questa è ancora l’attività principale. Stiamo parallelamente sviluppando due nuove attività sempre collegate alla sartoria. Una è l’inizio di un servizio effettuato presso Roma Tre, dove andremo una volta a settimana a far provare gli abiti e a recuperare dei capi a cui effettuare riparazioni nei centri ZigoZago in via Assisi e laKruna in via Gattamelata. L’altro è un progetto che nasce da un’idea di qualche anno fa della signora Ileana Argentin e che il laboratorio laKruna ha promosso, a Natale 2014 è stata effettuata una sfilata presso villa Lais.

D: Si è un po’ perso il fatto di riparare le cose già usate, ma con la crisi la gente vuole risparmiare un pochino. Perché buttare un capo invece di ripararlo? Cosa ne pensi?

R: Sembra un elemento fondamentale della logica del recupero, inoltre le persone che hanno dei capi buoni, per un fatto normale di usura del capo hanno interesse a ripararli invece che buttarli. Aldilà dell’idea di riuso e riciclo, in cui crediamo molto, c’è anche un discorso economico e di prestigio: arrivano degli abiti di famose marche di ottimo valore e siccome le nostre sarte sono molto brave riusciamo a recuperare abiti che altrimenti andrebbero gettati.

D: Le vostre maestranze da quali persone sono composte? Anche da persone provenienti dai centri diurni?

R: Sì, abbiamo tre sarte con un’esperienza che proviene direttamente dalle aziende di produzione e dalla precedente gestione. Poi si alternano delle persone che vengono dal laboratorio di preformazione del centro diurno di San Paolo. Questi ultimi sono ancora agli inizi ma già dimostrano di apprendere e integrarsi molto bene nel processo.

D: Cos’altro mi puoi dire sulla figura di Ileana Argentin?

R: L’idea che lei aveva avuto nasceva da una necessità personale e da un’esigenza condivisa da moltissime persone che vivono una condizione limitata per via di un handicap di qualunque genere. Lei si chiedeva perché un handicap deve costringere a rinunciare alla bellezza di un abito o di presentarsi bene in pubblico e questo aspetto è stato il motore dell’iniziativa che sta andando avanti. Noi abbiamo alzato un pochino l’asticella, iniziando a ragionare su quello che viene definito design for all, cioè un disegno di prodotti che non vada bene solo per persone con degli handicap ma per tutti, quindi delle linee estetiche e dei modelli che siano appetibili per una gamma molto ampia di consumatori. È un percorso molto complesso e ambizioso ma cerchiamo di arrivare a questo obiettivo con un gruppo nutrito di soggetti con cui stiamo contrattando.

D: Cosa ci illustrerai le prossime volte che ti verremo a trovare?

R: Spero di illustrarvi l’avanzamento di questo progetto a cui teniamo molto. Il 30 ottobre abbiamo festeggiato un anno di attività e stiamo cercando di promuovere la nostra pagina facebook Il filo di Omero, dove speriamo di ricevere suggerimenti dalle persone che ci frequentano e che sono già nostri clienti. Siamo aperti ad ogni tipo di necessità. Cerchiamo di stare dietro alle necessità e la pagina facebook è un piccolo aiuto in questa direzione.

D: Dal punto di vista economico è sostenibile questo tipo di progetto?

R: La lotta è quella di riuscire a diluire i costi del negozio, come affitto e utenze, con una grande quantità di lavorazioni che devono essere effettuate. Il potenziale per poter essere sostenibile c’è, siamo ancora in corsa per renderlo tale. Il confronto è con i laboratori che tirano giù i costi degli orli fino a 5 euro però usando la colla. Noi utilizziamo delle lavorazioni di sartoria piuttosto elevata, senza rovinare i capi che dopo essere riparati da noi sono ancora rilavorabili. Il nostro è un ruolo interessante perché sta sul pezzo, su quelli che sono i trend attuali di massimo recupero del materiale. Anche se nel caso del vestiario è sempre stato così, non è un nuovo trend ma il recupero di un’antica tradizione a servizio di quelle che sono le esigenze contemporanee.