Caleidoscopio: per guardare il mondo con occhi diversi

La tranquilla e sonnacchiosa località S.Onofrio, in campagna a Monte Mario, non si aspettava di essere invasa da ruspe e da operai. Nei primi del Novecento, pensava di essere abbastanza lontana dalla città per non essere raggiunta dal vagabondaggio dell’ospedale psichiatrico S.Maria della Pietà col suo carico di umane sofferenze. Da piazza Colonna (1548-1728) a via della Lungara (1725-1924) a Monte Mario nel 1913, la città invece si vuole liberare da questa scomoda presenza di poveri, vagabondi, libertini, visionari e li affida nelle mani della psichiatria. Il progetto è grandioso: un manicomio-villaggio, un modello per tutta l’Europa. 150 ettari di terreno, 34 edifici per oltre 1000 pazienti, un ampio parco con piante ad alto fusto. Un meraviglioso paradiso dove non potranno mai passeggiare. Reti delimitano gli spazi delle sorveglianze, le finestre sono coperte da una doppia grata di ferro. Persino l’apertura dei vetri è controllata: l’aria diventa un invisibile legame con gli altri esseri umani, quelli che stanno fuori.

Il villaggio e le logiche che lo sorreggevano sono state distrutte lasciando il posto a nuove strutture previste dalla Legge 180. Eppure il S.Maria della Pietà resta un luogo di costruzione di memorie ufficiali. Il passato scomodo che si vorrebbe collocare lontano resta, come intrappolato, in vecchi edifici fatiscenti dai soffitti crollati, filtra attraverso finestre erose dalla ruggine o murate, in centraline elettriche alla mercé di chiunque, si rende visibile nei fascicoli, documenti personali, prescrizioni mediche abbandonate.
Poi, nel 2014, un ragazzo del quartiere inizia a sognare: questo ragazzo è uno scrittore ed il suo sogno diventa un libro Piccioni e farfalle fanno la rivoluzione – Neve a Primavalle. Il suo sogno diventa un progetto condiviso e si trasforma in “Caleidoscopio”, un museo a cielo aperto, un lavoro intenso a più mani, ancora in corso, che cambia il destino del complesso del S.Maria della Pietà. Ventotto artisti riempiono il comprensorio di arte e di vita e cambiano la storia di un posto segnato da un tragico passato.
Il sognatore, lo scrittore e l’ideatore di “Caleidoscopio” si chiama Maurizio Mequio e racconta alla redazione di 180gradi questa piccola e importante rivoluzione.

D: Come nasce l’idea di realizzare murales proprio all’interno del S.Maria della Pietà?

R: Il progetto nasce dalla copertina del mio libro: il disegnatore, lo street artist Omino71, realizza un’opera su una cabina di acea, ispirandosi al mio libro. Quel primo murales diventa simbolo di Primavalle e di tutte quelle periferie che vogliono riscattarsi e che hanno qualcosa da dire. Diventiamo quindi un bel gruppo di artisti, perchè l’unione fa la forza ed insieme si sentiva più forte quello che avevamo da dire. Abbiamo scelto di fare qualcosa al S.Maria della Pietà proprio per la sua storia, proprio per il fatto che quello è sempre rimasto un luogo difficile e volevamo restituirgli dignità.

D: Quali sono gli obiettivi che hanno mosso tutto il progetto?

R: L’intento di noi tutti è proprio quello di cambiare quel luogo, partendo dal basso e lasciando che sia proprio la gente che abita il quartiere a renderlo finalmente un posto bello. Ci tengo a dire che, di solito, lavoriamo senza collaborare con le istituzioni perchè crediamo che qualsiasi processo di cambiamento possa crearsi per la strada, con la gente. Rendere il S.Maria della Pietà un luogo ricco di arte e di persone che possono viverlo, è un “regalo partecipato” che gli abitanti del quartiere fanno a loro stessi. Questa volta però, la Asl RME ha voluto contribuire, fornendoci l’autorizzazione nel dipingere gli oltre trenta muri dei padiglioni e coprendo una parte delle spese utili ai materiali che utilizziamo. Ci tengo a dire che io ed i 28 street artisti stiamo lavorando gratuitamente da oltre tre mesi. Alcuni di loro hanno coinvolto nella realizzazione delle opere ragazzi inseriti nel circuito penale, che si trovano nella comunità “Macondo” e gli ospiti della comunità per persone con disagio psichico “Bambù”. Entrambe le comunità sono all’interno del S.Maria della Pietà in 2 diversi padiglioni.

D: Perchè hai scelto di chiamare il progetto proprio “Caleidoscopio”?

R: Questo nome, Caleidoscopio, significa, traducendolo dal greco, “vedere bello” e mi sembrava quindi adattissimo a rappresentare l’idea di far vedere il bello anche in luoghi difficili.

Il S.Maria della Pietà sta riscrivendo la sua storia, ora è possibile guardarlo attraverso un caleidoscopio che mette in luce, finalmente, forme di resistenza impensate.
Se ci entri ora in questo grosso complesso, ti accorgi subito che l’aria è finalmente libera di circolare: attraversa i muri coloratissimi e densi di significato che riscrivono il finale di una storia che parlava di terrore e porte chiuse. Opere simbolo sono quelle realizzate dall’artista Gomez: cento di mani che si intrecciano, dipinte insieme agli utenti del centro diurno per utenti psichiatrici “Bambù”, finalmente liberi di vivere questo luogo.

Foto: Laura Lazzeri | Facebook