2015: cos’è stato per il sociale?

Ormai il 2015 se ne è andato da quasi un mese, come tutti gli anni si tirano le somme e si fa il punto su quello che è successo e quali risultati sono stati raggiunti. In questi dodici mesi si è discusso di tante tematiche sociali importanti con toni accesi e opinioni molto variegate, su cui hanno preso posizione più o meno tutti, dal signor Rossi del Bar sport a Matteo Renzi.

Il “sociale”, dalle pensioni, ai servizi, alle riforme del welfare, sono argomenti che toccano la cittadinanza da vicino e su cui è bene avere una panoramica chiara e ampia. Quest’anno hanno tenuto banco: la legge delega di riforma del terzo settore, la chiusura degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), l’ambito della disabilità, che fa notizia solo in negativo ma fortunatamente ha acquisito più visibilità. Nel 2015 si è soprattutto parlato di migrazioni, in relazione all’aumento dei flussi dalla Siria, ai problemi di integrazione e al lavoro. Ha debuttato il “riccometro” Isee e si è discusso tra mille polemiche di lotta alla povertà. Ma tra questi temi, quanti hanno superato l’esame arrivando a risultati concreti? E quanti no?

Per quanto riguarda il terzo settore, le cose non sono andate com’era previsto. La legge deroga sul terzo settore infatti, doveva essere approvata – secondo i tempi previsti – l’estate scorsa e avrebbe dovuto permettere al governo, con i ddl collegati, di rafforzare questo ambito. Cioè valorizzare e dare più importanza al sociale: facilitare l’impresa sociale, rafforzare volontariato, servizio civile e associazionismo. Ma purtroppo le cose sono andate diversamente. La legge è passata alla Camera ad aprile ma non al Senato a causa delle continue modifiche operate rispetto al testo approvato a Montecitorio. Questo problema ora sembra risolto e la legge dovrebbe passare entro la prima parte del 2016.

Altra pagina importante per il nostro paese quest’anno è stata la chiusura, o presunta tale, degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Avrebbero dovuto chiudere tutti, secondo legge, il 31 marzo. In teoria sarebbe dovuto andare così, ma anche in questo caso l’applicazione reale è completamente diversa. Quattro Opg sono ancora aperti. Gli Opg sono stati sostituiti dalle Rems che, come alcuni sostengono, non costituiscono un cambiamento radicale, ma sono solo degli Opg più piccoli. Inoltre, dati alla mano, sappiamo che a novembre 2015 c’erano ancora 234 persone rinchiuse tra Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto e ancora 231, di cui 42 donne, sono nella Rems di Castiglione delle Stiviere. Sono 208, tra cui 25 donne, i reclusi nelle sedici Rems di nuova apertura. Dati che fanno capire quanto è grave la situazione e quanto sia stata applicata male, e poco, la legge 9/2012.

Nel 2015 è discusso anche della questione disabilità. Ma poco è cambiata la musica rispetto agli anni scorsi; le proteste, soprattutto da parte delle famiglie sono sempre le stesse: pochi diritti a queste persone, soprattutto all’interno delle scuole, dove manca un sostegno o è inadeguato, ragazzini emarginati e messi da parte in “classi separate”. Il tema acquisisce visibilità, anche sulla stampa ma è spesso una lettura negativa: la Buona Scuola è ancora da costruire. C’è da dire però che alcuni progressi a livello politico ci sono stati: si sono approvate leggi importanti come quella sull’autismo, il Jobs Act modifica la legge 68/99 sull’inserimento lavorativo di persone con disabilità, entrano nella legge di stabilità cinque milioni per la vita indipendente, una parziale risposta al problema delle famiglie e del “Dopo di noi”.

Vero e proprio tormentone dell’anno è stata la questione sul nuovo Isee, entrato in vigore il primo gennaio e bocciato dopo un mese dal Tar del Lazio. La norma considera reddito i vantaggi economici di tutte le persone con qualche disabilità, con la conseguenza che questi benefici sono soggetti a tassazione fiscale come il reddito di qualsiasi cittadino lavoratore. Le sentenze del Tar finora sono inapplicate, perché il governo ha scelto di portare la vicenda al Consiglio di Stato, la cui pronuncia è attesa a breve. Sui migranti, statistiche alla mano, pare che il flusso migratorio nel 2015 sia esploso rispetto al 2014, interessando maggiormente la rotta del Mediterraneo orientale e diminuendo in Italia. Nel 2014 gli spostamenti erano stati 216mila di cui 170mila in Italia. Mentre nel 2015 ha superato il milione con in Italia 152mila, ventimila in meno quindi. Oltre ai numeri c’è da ricordare che questo fenomeno sociale è arrivato come un ciclone in tutta Europa ed è stato al centro di dibattito politico e non. Novità, quest’anno, vengono sicuramente dal mondo dei minori e delle adozioni. In primis, da adesso in poi ci sarà un canale privilegiato per le famiglie che hanno già adottato un minore. Restano purtroppo fuori single e coppie di fatto. L’altra grande novità riguarda la modifica della legge “del parto segreto” che non consentiva di avere notizie sui genitori naturali da parte dell’adottato prima di aver compiuto cento anni (cioè mai!). Ora non è più così, la persona in età adulta potrà avere notizie e sapere se la madre vuole rimanere in anonimato oppure no.

Infine, la piaga della povertà. Qui ben poco è cambiato e la situazione è sempre critica. Solo in Italia ci sono circa cinquantamila senza dimora. L’unica novità, che possiamo definire, tale è l’avanzamento della sperimentazione della Sia in dodici grandi città. È cambiato poco o nulla, ma con l’entrata del piano nazionale di contrasto alla povertà in modo concreto nelle discussioni della legge di stabilità possono essere gettate le basi per far sì che qualcosa cambi in futuro.

2015: qual è stato il bilancio? Tirando le somme, anche se sono stati più i risultati negativi di quelli positivi, tra tante cose lasciate a metà, questioni irrisolte e discussioni che non hanno portato a nulla, si è comunque visto qualche piccolo risultato e qualcosa è stato ottenuto per ricordare in positivo l’anno trascorso e incominciare a preparare le battaglie per il prossimo.

Illustrazione: Muxxi | Flickr | CCLicense