Sport estremi, brividi e adrenalina: cosa spinge tante persone a vivere sul filo?

Quando pensiamo allo sport in genere, ci vengono in mente i tipi più comuni. Si pensa a quelli individuali; tutti quelli dove si vive una continua sfida con se stessi, con le proprie capacità e una sana competizione con gli altri, o per lo meno quasi sempre sana. Poi ci sono quelli di squadra, che ovviamente si dovrebbero vivere con lo spirito di aiuto e solidarietà con i compagni, quelli in cui quando si vince, si vince tutti e soprattutto quando si perde, si perde tutti. In questi sport si dovrebbe giocare e affrontare le sfide, cosa che purtroppo non sempre avviene, al servizio della propria squadra e nel rispetto dei propri compagni e degli avversari.

Ovviamente, com’è giusto che sia, quando si pensa allo sport, si pensa a tutte queste discipline, ma viene catalogata come tale anche un’altra categoria, quella degli sport estremi. Con questo termine si definiscono tutte quelle discipline nelle quali tantissima gente rischia la vita. Per esempio: il paracadutismo, il deltaplano, lo skateboard e tanti altri. A chiunque di noi, comuni mortali, viene in mente, ogni volta che vediamo attraverso i media, televisione e internet, di chiederci perché queste persone rischiano la vita così gratuitamente? E per quale motivo? E cosa li spinge a vivere queste emozioni? E soprattutto perché non le vivono in un altro modo, meno rischioso? E cosa si prova a rischiare di morire tutti i giorni? Li vediamo strani e non troviamo logico quello che fanno. Per comprendere tutto questo dobbiamo capire cosa c’è alla base di tutto ciò.

Tra i pensieri più diffusi su questo argomento c’è la convinzione che in questa scelta influiscano e abbiano molto peso tre fattori: biologici, culturali e bisogni di natura psicologica. Molto spesso le persone che praticano queste attività hanno il bisogno di dominare, di sentirsi superiori. Per loro è molto forte il desiderio di vincere, di dimostrare di essere migliore e più forte dell’avversario. Quindi è molto grande il bisogno di successo. Tutti questi aspetti trovano appagamento in questo tipo di sport. Di questa tematica si sono occupati molti studiosi tirando fuori delle teorie molto interessanti. Per esempio, il sociologo francese Roger Caillois sostiene che queste discipline sono un tipo di gioco particolare nel quale, oltre alla componente ludica, esiste una forte spinta chiamata Agon che significa dominio sull’avversario. Inoltre negli sport estremi è presente, sempre secondo Caillos, anche la Ynx che è un tipo di vertigine e l’Alea, incertezza sul risultato.

Lo psicologo Ferdinando Dogana, esperto in psicologia della personalità, studia e si occupa del profilo e della personalità di questi atleti. Secondo lo studio fatto da Dogana il coraggio, l’incoscienza e, chiamiamola, anche pazzia di questi atleti è una sorta di maschera e difesa delle proprie paure, vissute e non superate durante l’infanzia. Una sorta di auto difesa per cercare di superare fobie vissute da piccoli, paura del buio, dell’altezza e della caduta. Altro meccanismo presente in questi atleti è quello di lanciarsi in gesti sempre più estremi, come dire, di alzare sempre più l’asticella del pericolo, di andare sempre oltre e non accontentarsi mai. Questo meccanismo si può paragonare a quello di chi fa uso esagerato di qualcosa, di caffè, di medicinali, di droghe… Quando si fa uso esagerato di qualcosa, la dose che si prende non fa più l’effetto voluto e se ne prende sempre di più. Allo stesso modo si abusa di rischio, di emozione e di adrenalina. Nulla è abbastanza forte e si cercano gesti sempre più estremi.

Tra i tanti meccanismi che scattano in queste scelte di vita, c’è anche il discorso della noia. Infatti, può sembrare strano, ma molta gente va alla ricerca di forti sensazioni per evitarla e vivere nuovi stimoli e nuove esperienze. Secondo lo psicologo americano Marwin Zuckeman, che ha studiato con molta attenzione questo tratto di personalità, ci sono quattro parametri fondamentali: disinibizione, ricerca di avventura ed emozione, ricerca di esperienze e suscettibilità alla noia.

Nel secolo precedente e negli ultimi anni si sono evolute tante cose, la tecnologia, la musica, la televisione, il cinema e anche lo sport. Anche se noi non siamo cresciuti con il concetto di sport spettacolo, non possiamo negare la bravura, il coraggio e il senso di avventura di questi atleti, e la bellezza delle manifestazioni che vediamo in televisione. Se molti studiosi e psicologi affrontano queste tematiche per le loro ricerche, un motivo ci sarà. Gli sport estremi sono ormai una realtà sempre più diffusa nella nostra società.

Foto da La Stampa