Non solo gol. La partita dei Birilli

La prima regola è il rispetto. Poi l’obiettivo è divertirsi. Non solo divertirsi, certo, vincere non guasta. Ma quando vedi i Birilli giocare nel campo da calcio non puoi non percepire che quel momento lo aspettavano da una settimana intera, anche se poi la partita non è una vittoria.

Sono bambini di classe 2003 e 2004, frequentano le scuole medie e gli stessi volontari che li accompagnano ogni sabato al campo li seguono in percorsi di supporto alla didattica e di doposcuola, insieme ai loro fratelli più grandi e più piccoli. L’associazione sportiva dilettantistica Birilli, infatti, è solo un pezzo del puzzle messo in piedi dall’associazione Popica Onlus, la sua “costola sportiva”. Di sicuro l’attività preferita dai bambini con cui Popica lavora.

“Birillo” è proprio la traduzione italiana del romeno “popica”, come rom sono i calciatori della squadra. Succede che con il lavoro dei volontari, che conoscono questi bambini e le loro famiglie da anni, rom romeni e bosniaci, abitanti di Metropoliz e del campo di via Salviati, siano finiti a giocare nella stessa squadra. E non è una banalità, perché quando nasci con il dito di tutti puntato contro, il razzismo fa parte dei sentimenti che conosci meglio. Così il dito dei rom che vengono dalla Romania è puntato contro i rom che vengono dalla Bosnia e il rom “del campo”, visto dagli occhi di chi si è ricavato una casa in una vecchia fabbrica abbandonata, è quello diverso. Così funziona di solito, ma non più tra i Birilli. Il rispetto è la prima regola, dicevamo.

Motivati – e tenuti in riga – dall’allenatrice Silvia Ianni, i Birilli giocano nel campo Auro Bruno, a Cinecittà, all’interno del Csoa Cortocircuito. Qui è dove ospitano le squadre del campionato Acli, una dozzina quelle della loro categoria, a cui partecipano ragazzini e bambini provenienti da tutta Roma e da diversi contesti sociali. Ci sono le parrocchie e ci sono le squadre laiche, c’è la periferia e la squadra di Trastevere. Così ogni partita del campionato è una gita alla scoperta di Roma, con i volontari che mettono a disposizione i propri mezzi per accompagnare i Birilli nei vari centri sportivi. Anche quando si tratta di partecipare a partite fuori Roma, come è successo nel caso del Mediterraneo Antirazzista, una manifestazione sportiva che dal 2008 si è giocata a Milano, Lampedusa, Napoli, Genova, Catania e Palermo e qui a Roma, organizzata proprio dai Birilli.

Succede che ci chiedono se serve qualcosa, come se fossimo quelli da aiutare… ma a noi non serve niente, ci siamo sempre organizzati e attrezzati del necessario!”. Mauro, che con Popica ci lavora da diversi anni, è stato un po’ il nostro cicerone durante la visita al campo Auro Bruno. Un sabato un po’ particolare, senza partita di campionato: due tiri a pallone e poi trucchi di carnevale, un po’ di parkour – sì, stanno imparando anche il parkour! – e poi merenda.

La merenda è ormai un’istituzione, non solo dopo gli allenamenti, ma soprattutto dopo le partite in casa. I Birilli sono gli unici, tra le squadre dell’Acli, ad organizzare il Terzo Tempo invitando gli avversari, grazie alla preziosa collaborazione dell’osteria del Cortocircuito. “Capita che si facciano i complimenti, sia tra di loro che con gli avversari”, piccoli semini di un calcio diverso, dove il gol conta ma è solo un mezzo che veicola molto altro. Una cosa, che tra le altre i bambini imparano in campo, è il confronto. Tra compagni di squadra, con gli avversari – bambini, genitori e allenatori – e anche con gli stessi volontari. E lo scambio è reciproco. “Pensavo di trovarmi di fronte a situazioni molto più complicate quando ho deciso di venire qui la prima volta, invece avevo di fronte solo dei bambini. È stato tutto assolutamente naturale”. A parlare è Elisa, che ha conosciuto Popica pochi mesi fa tramite il sito Romaltruista.

L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”, cantava Lucio Dalla. Al di la della retorica, sembra una frase azzeccata per questa storia, dove l’impresa eccezionale è quella di Popica e dei suoi volontari, impegnati a garantire che sia normale per i piccoli abitanti di Metropoliz e dei campi rom allenarsi, giocare con altre squadre, conoscere altri bambini e la città che abitano.