Biopsia al seno: la musica live arriva in sala pre-operatoria

“La musica sostiene le persone, genera stupore e meraviglia”. È questa la motivazione che ha spinto la musicoterapeuta Jaclyn Bradley Palmer a portare, insieme al suo team di ricerca, la musica live nelle sale pre-operatorie dell’University Hospitals Seidman Cancer Center in Ohio, per alleviare l’ansia e le paure delle donne in attesa di subire una biopsia chirurgica al seno. Un utilizzo della musicoterapia come non lo si era mai visto, e i risultati dello studio sono chiari: la musica riduce in modo significativo le angosce, promuovendo uno stato di rilassamento nelle pazienti.

La ricerca, iniziata nel 2012 e conclusasi nel 2014, ha visto l’assegnazione casuale di 207 donne (in attesa di effettuare una biopsia a scopo diagnostico o terapeutico) a tre gruppi: due sperimentali e uno di controllo. In entrambi i gruppi sperimentali le pazienti ascoltavano la loro canzone preferita qualche minuto prima di entrare in sala operatoria e, durante l’intervento, le melodie di un’arpa in cuffia. Mentre, però, nel primo gruppo il brano scelto veniva suonato dalla musicoterapeuta (con chitarra o tastiera), nel secondo la canzone era registrata e fatta ascoltare in cuffia. Nel gruppo di controllo invece le pazienti erano sottoposte alle cure pre-operatorie standard (anestesia e assistenza infermieristica) e a cuffie anti-rumore durante l’intervento. La somministrazione di un test per misurare il livello d’ansia all’inizio e alla fine dell’ascolto del brano prescelto (o dell’assistenza pre-operatoria) ha reso evidente come la musica facilitasse la gestione dell’ansia prima dell’operazione. Non ci sono state invece differenze nei tre gruppi per quanto riguarda la quantità di anestesia richiesta per raggiungere una sedazione moderata e i tempi di recupero.

“Abbiamo scoperto che i livelli d’ansia scendono in modo significativo dal pre-test al post-test nelle pazienti che hanno ascoltato la loro canzone preferita dal vivo o registrata prima di un intervento chirurgico”, afferma Bradley Palmer, che divide le sue giornate tra sessioni di musicoterapia nei reparti dell’ospedale (spingendo un carretto pieno di strumenti musicali) e studi di registrazione per incidere i suoi album. “Rispetto alle cure pre-operatorie standard, la musicoterapia, eseguita in entrambe le modalità, ha promosso una riduzione delle quote d’ansia rispettivamente del 43 e 41 per cento”. Musicoterapia che, secondo gli autori della ricerca, potrebbe affiancarsi al trattamento chirurgico, aiutando le pazienti a gestire elevati stati d’ansia in un modo che è “efficace, sicuro e piacevole”. “Sappiamo che la musica può influenzare il centro emotivo del cervello, favorendo il rilascio di oppiacei naturali come endorfine e serotonina” ricorda Deforia Lane, una delle prime ad aver introdotto la musicoterapia in ambito medico e principal investigator del team di ricerca.

Un team di quasi tutte donne (e non poteva essere diversamente) davvero “rock”, che dimostra l’importanza della collaborazione tra diversi operatori della salute per mettersi al servizio del paziente: “Come team interdisciplinare noi sentiamo di poter rappresentare il pacchetto completo per prendersi cura di una persona nella sua interezza”, affermava due anni fa Bradley Palmer mentre, affiancata dal chirurgo Rosemary Leeming e dall’infermiera anestesista Diane Mayo, presentava il progetto di ricerca appena iniziato. I risultati raggiunti due anni dopo riguardano non solo donne in attesa di una biopsia, ma anche familiari, il cui unico desiderio è vedere alleviate le ansie e le preoccupazioni delle loro madri, mogli, sorelle e amiche, in un momento così delicato della loro vita, e musicoterapeuti che ispirandosi a questo studio potranno collaborare con diversi operatori sanitari per far sentire ogni paziente accolto nella sua unicità. Dei tabelloni sui quali scrivere non solo gli interventi del giorno, ma anche titoli di canzoni dentro le quali sono racchiuse le storie delle persone.