All Reds: rugby, filosofia, politica

Al Millepiani, co-working della Garbatella, incontriamo Stefano e Flavia giocatore e allenatrice degli All Reds, squadra di rugby romana. Gli All Reds ci ricordano gli All Blacks, famosi campioni neozelandesi e il pensiero corre al ricordo di uno dei campioni di questa squadra scomparso ultimamente. Flavia ci racconta che per loro sono un modello, una fonte di ispirazione e che sono attenti osservatori dei loro meccanismi di gioco. È da questa famosa squadra che hanno tratto l’ispirazione per il loro nome. Sono “tutti rossi” perché hanno un’origine un po’ particolare essendo nati all’interno di un laboratorio occupato in un centro sociale, l’Acrobax di Ponte Marconi, nel 2004.
Quanti siete, quanti giocatori avete?
Siamo tanti, una squadra di adulti maschi, una squadra di adulti femmine e abbiamo una squadra di bambini under 8, 10 e 12. Il mini rugby è stato un obiettivo importante, per noi lo abbiamo raggiunto con grande soddisfazione.
Rispetto alla vostra filosofia qual è il modo di intendere il rugby?
Uno degli stereotipi legati al rugby è che sia uno sport prettamente maschile. Sono pochi anni, infatti, che si inizia a parlare anche di questo sport al femminile. Per quanto riguarda la filosofia degli All reds è legata al nome, a volte può sembrare una chiusura però non lo è. Per noi il rugby deve essere antisessista, antirazzista e antifascista. Ci caratterizza l’autogestione: chi gioca si occupa anche della formazione, delle pulizie, della gestione del terzo tempo, della promozione. Non c’è una gerarchia ordinaria come ci si potrebbe aspettare in una squadra dove ci sono un allenatore o un’allenatrice che ti dicono quello che devi fare, ma ci sono solo delle indicazioni di massima. Dietro c’è un’autogestione e un’autodeterminazione, nel senso che poi in proprio si devono riuscire a maturare le soluzioni e le pratiche migliori da mettere in atto.
Quindi siete connotati anche politicamente?
Sì, siamo antifascisti, è scritto ovunque sui nostri manifesti. Per noi la politica non è una cosa come siamo abituati a pensarla, non è scissa dalla vita di tutti i giorni, dalla visione di quello che ci circonda. Per noi politica rappresenta un approccio alla vita: se una cosa non ti piace, ti attivi perché diventi come ti piace.
Come ci si trova a svolgere il ruolo di allenatrice essendo donna?
In generale ci si trova male ad allenare da donna nel mondo del rugby: è un mondo maschile. Io ho allenato anche prima degli All Reds e ho avuto tantissime difficoltà che derivavano proprio dal mio essere donna. Ho allenato anche bambini e adolescenti e anche in questi casi essere un’allenatrice mi metteva in una condizione di inferiorità. Negli All Reds ho trovato una situazione completamente diversa, credo che l’antisessismo che si pratica in questa squadra sia tangibile e reale.
Quanto è vero che chi pratica il rugby rifiuta il calcio?
È abbastanza diffusa l’idea che il rugby sia più genuino, più sano rispetto al calcio. Questo sport dal punto di vista educativo ha un valore enorme e le sue potenzialità hanno fatto aumentare il numero di praticanti e di quelli che lo seguono.
Ma quanto male vi fate giocando?
Il rugby è uno sport di combattimento quindi l’aspetto del dolore è insito nel gioco: c’è un’abitudine, un allenamento al contatto fisico.
Come sta andando con i bambini?
I bambini sono bravissimi nell’essere condotti nel combattimento rispettando le regole. Abbiamo iniziato questa esperienza due anni fa, è stata un po’ una sfida perché quello che determina l’appartenenza agli All Reds vale anche per il mini rugby.  C’è l’autogestione quindi la cosa più difficile è stata quella di coinvolgere i genitori. I bambini semplicemente vivono il contesto in cui sono inseriti, quindi non è tanto importante spiegargli le cose quanto invece fargliele vivere quotidianamente.
Barbara Petrini
Anita Picconi
Danilo Scaringia
Foto: pagina Facebook All Reds Rugby Roma