Welfare e mutualismo: la città che non si arrende alla crisi

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Enrico Parisio è il presidente dell’Associazione Millepiani che gestisce lo spazio coworking in via Nicolò Odero, 13, in zona Garbatella (Roma).

La disoccupazione in Italia che raggiunge il 40% ci impone di fare una riflessione su come il rapporto di lavoro sia cambiato negli ultimi 15 anni; dal lavoro dipendente si è passati ad un tipo di rapporto tra committente e lavoratore che passa attraverso l’individuazione di skills professionali, in italiano competenze che determinano la capacità di portare avanti un lavoro basato su flussi di attività. Questi skills nascono sia dalla formazione, sia dalle relazioni e scambio di competenze tra professionisti; il coworking favorisce tutto questo. Il coworking è uno spazio collaborativo di sharing: i lavoratori trovano uno spazio condiviso, a disposizione una serie di servizi come la rete internet, la postazione di lavoro, ma anche una collettività con cui condividere competenze e relazioni, ovvero un ecosistema collaborativo.

Il lavoro al primo posto, il lavoro cognitivo o creativo è come viene definito il lavoro di un freelands, il lavoro di un freelands ha la forma fiscale di una partita IVA. Le nuove forme di lavoro autonomo sono sicuramente quelle che hanno meno tutele, sono ad oggi ancora meno riconosciute dalle politiche sociali e del lavoro, ma sono ad oggi la forza lavoro di maggiore sviluppo. La retorica è molta, nessuno ancora si arrischia a fare seri provvedimenti per agevolare un lavoratore autonomo che paga circa il 50% di tasse su un reddito già al limite della sussistenza, senza avere il welfare che agisce su di lui, restando fuori dai diritti dei lavoratori, cose come la previdenza, la cassa malattia, la pensione, le indennità di disoccupazione, sembra quasi che un lavoratore autonomo sia un turista nel mondo del welfare, venga da un altro pianeta, o sia un immigrato nello stato sociale.

“80 persone al giorno e 30 start up in un openspace che si relazionano quotidianamente, la sostenibilità è la parola d’ordine sia del modello lavorativo sia dei temi start up.”

L’accessibilità al lavoro è un tema che il coworking affronta, l’isolamento e la solitudine dei giovani che devono entrare nel mondo del lavoro e non riescono davvero a capire come e l’isolamento dei disoccupati, cosiddetti di ritorno (persone che sono uscite dal lavoro dipendente, con grandi professionalità acquisite e s’improvvisano imprenditori senza avere né capitali né una produzione). In contrapposizione con l’approccio competitivo con un approccio produttivo al lavoro, nello sharing si utilizza il modello collaborativo in cui si enucleano dei bisogni e dalla progettazione della risposta ai bisogni nascono nuovi servizi, con nuove forme di business solidale. Siamo su un campo nuovo, su nuove forme di auto organizzazione dei lavoratori, che in primo luogo sono portatori di risorse, contrariamente a quanto, chi dirige ancora oggi il sistema produttivo, possa pensare. Ed è proprio questo il contrasto che avanza, il sistema produttivo non può essere sostenuto ancora a lungo, il sistema delle imprese (piccole e medie), come dicono in molti, è ancora il cuore pulsante dell’economia italiana, ebbene, proprio da loro emergono bisogni di cambiare il modello di rapporto tra i soggetti e invertire, o meglio trasformare, la direzione delle attività e gli obiettivi.

Valeria Festino

Enrico Parisio