Associazioni sotto sfratto: le conseguenze di affittopoli

L’Aresam Onlus, associazione impegnata nella tutela delle persone con disagio mentale e dei loro familiari, è stata tra le vittime dei tentativi di sgombero che hanno interessato varie associazioni di Roma in seguito allo scandalo di “affittopoli”. Al Centro di Salute Mentale di piazzale Tosti abbiamo incontrato Annamaria De Angelis, presidente dell’associazione Aresam per parlare dell’attuale situazione. Col riordino del patrimonio del comune di Roma l’Aresam rischia di perdere lo spazio in cui opera. Annamaria De Angelis spiega che la loro sede a Tor di Nona, si trova in uno spazio assegnato dall’amministrazione Rutelli nel 1997. L’associazione è sempre stata in contatto col Comune di Roma fino a circa 20 giorni fa, quando a seguito del caso ‘affittopoli’ si è iniziato a sgomberare molti centri sociali e a richiedere il rilascio dei locali dove operano associazioni culturali o senza scopo di lucro.

«Quando si legge sul giornale – dice De Angelis – che vengono colpite anche le associazioni Onlus si rimane indignati, perché un conto sono le associazioni che sono diventate bar o ristoranti, un conto sono le associazioni che sono rimaste tali. Se fossero venuti da noi ed avessero trovato, mettiamo caso, una pizzeria, allora quello sarebbe stato un altro discorso. Ma è evidente che noi facciamo associazionismo. E poi nessuno si è presentato a verificare, hanno solo inviato una carta: avremmo dovuto fare lo sgombero in dieci giorni come “rilascio bonario”, questa è la formula che hanno usato, lasciando lo spazio libero da persone e cose». In risposta, Aresam ha inviato una “memoria di autotutela” e sta attendendo risposta. «Credo che adesso si sia tutto fermato, Non essendo Tronca il sindaco di Roma, ma il commissario, non è di sua competenza attuare queste misure». Tutto quello che sta succedendo rientra nel riordino del patrimonio di Roma voluto da Marino. È vero che negli anni ci sono stati dei gruppi che hanno usufruito di sconti sugli affitti da parte del Comune di Roma proprio in quanto associazioni e che poi non lo erano affatto, erano locali che facevano business. «Ma altre», continua De Angelis «come la nostra, sono perfettamente in linea con l’idea e la legge sulle associazioni e non fanno lucro. Oggi ci è stato chiesto di pagare l’intera cifra in quanto la convenzione era scaduta. Ma andrebbe capito perché quando facevamo le varie richieste di rinnovo non abbiamo mai ottenuto risposta». Il commissario Tronca ha usato questa procedura un po’ in tutta Roma, soprattutto negli spazi occupati, cioè quelli che in una logica prettamente legalitaria, ma talvolta miope, sono considerati abusivi. Senza considerare che proprio alcuni di essi rispondono a bisogni abitativi e culturali carenti a livello statale.

«Tutto questo riguarda un tentativo di sradicare la corruzione, il malaffare e la disonestà che impera a Roma. Una volta si diceva “se Roma è corrotta, la nazione è infetta”. Quello che appare oggi è tutto un discorso di intimidazioni, di mafie e di livelli di potere esterno, oltre ad un sottobosco senza legge e onestà. C’è anche nella salute mentale, in modo diverso: bisognerebbe capire perché le cliniche, che adesso sono diventate comunità, imperano e le famiglie compartecipano. Questa è una cosa gravissima! Già i servizi sono carenti, aggirano la presa in carico con tutta una serie escamotage. Sono anni che come Aresam diciamo che tutto si deve spostare sul Dipartimento di Salute Mentale, che se avesse le risorse saprebbe come spenderle: quindi individuerebbe anche nei percorsi individuali, saprebbe per ogni persona che cosa sarebbe meglio fare. Ci piacerebbe iniziassero dei progetti di Budget sociale. Ci vorrebbe trasparenza. Se non c’è e dietro ci sono spesso le lobby di voti che fanno eleggere una persona o l’altra».

Enrico Cicchetti, Barbara Petrini