Somalia, tra folklore e contenzione

La situazione relativa alla salute mentale negli stati africani è molto diversificata. Ciò che spesso accomuna i diversi contesti è l’attitudine a ricondurre le espressioni del disagio mentale alla sfera del folklore e nell’impossibilità di intervenire con adeguati strumenti, si finisce spesso ad utilizzare la contenzione.

Riportiamo di seguito un estratto di un lavoro di ricerca in cui si descrivono alcune forme espressive del disagio mentale in Somalia e gli effetti di queste manifestazioni nell’ambiente sociale circostante.

1. Sindrome della fuga nel deserto:

“Proprio come la malattia non è la perdita completa della salute, così la follia non è perdita assoluta della ragione, ma ‘contraddizione della ragione che esiste ancora’” (Foucault, 1972).

Le alte temperature e l’assenza di oasi fanno ritenere colui che si incammina senza meta verso l’orizzonte un folle destinato alla morte. Questo è uno dei comportamenti comuni fra le persone somale con problemi mentali.

È risaputo che la religione islamica condanna il suicidio in quanto scelta controreligiosa e per tale motivo la famiglia del folle cerca in tutte le maniere di controllare i gesti potenzialmente pericolosi mettendo in pratica l’unica soluzione attuabile contro questo moto di “libertà del folle”, incatenarlo.

Qui si chiude questo cerchio in un paradosso tutto somalo, che parte da un atto di libertà del folle che lo porta a ritrovarsi in catene e deprivato di ogni ruolo sociale, catene che di fatto liberano la famiglia dalle ansie di morte del loro caro e permettono alla medesima di allontanarsi (per dedicarsi al lavoro) e ritornare solo a sera a casa.

  1. Sindrome della svestizione:

Nella società pastorale somala, le donne vivono in una situazione drammatica, non hanno alcun diritto, pur provvedendo al sostentamento della prole, né hanno potere decisionale per la loro crescita. Il loro tasso di alfabetizzazione è notevolmente inferiore rispetto a quello degli uomini, ancora oggi viene praticata l’infibulazione con evidenti ripercussione sulla salute riproduttiva.

Nonostante tutto questo le donne in Somalia non devono essere considerate solo delle vittime: soprattutto nelle città esse si organizzano per far sentire il proprio peso nella comunità, al contrario nei villaggi la situazione è diversa ed arretrata, limitata ancora dalla rigidità dei costumi islamici più intransigenti.

Tale situazione di rigidità aumenta la sofferenza mentale manifestandosi con atti di ribellione e sfida alle regole convenzionali. Perciò nei momenti di crisi acuta molte donne si denudano e si strappano i vestiti, rischiando di essere incatenate. Tali comportamenti, che in psicologia sono considerati sintomi isterici, in Somalia si drammatizzano in quanto assolutamente contro la morale. Tuttavia le donne che manifestano questo disagio sono spesso perdonate completamente dai propri familiari, che le ritengono possedute. A queste donne è concesso rimanere senza velo perché di fatto la sofferenza vuole essere smascherata e nessun velo potrà mai nasconderla.

Roberto Rueca

Foto: United Nations Photos | CCLicense