Basaglia a Tormarancia (e cosa manca ancora)

torma

Leggendo un articolo di Allen Frances, famoso psichiatra americano e professore universitario, pubblicato su Forumsalutementale.it ho pensato al CSM di Tormarancia, nell’ASL Roma 2: sicuramente la struttura funziona a grandi linee proprio secondo gli imperituri precetti di Franco Basaglia.

Al CSM di Piazzale Tosti, c’è infatti una continua riflessione tesa ad una battaglia contro l’istituzionalizzazione della salute mentale, che coinvolge medici, dirigenti, operatori, infermieri e pazienti. C’è persino il giornale web da cui state leggendo, 180gradi, il quale trae origine dalle persone che frequentano il CSM, appunto. Rivista online che ha la funzione di intellettualizzare e sensibilizzare le persone sull’importanza della deistituzionalizzazione nel campo della salute mentale. Un CSM che per merito dei dirigenti e di tutti coloro che vi lavorano funziona “basaglianamente”. Ne do un esempio: gli infermieri rispettano dignitosamente i pazienti e instaurano con loro un rapporto di fiducia teso al benessere psichico e all’antistigmaticità verso di loro.

È basagliana la sola istituzione dei vari CSM italiani. Infatti questi per qualsiasi paziente risultano essere un punto d’appoggio che lascia liberi di vivere nella società, di curarsi, evitando la chiusura degli stessi in ospedale o in cliniche private. Ma certamente, va detto, non per tutti basta il sostegno del solo CSM: ci sono pazienti che necessitano di cure più intense e che perciò ricorrono all’SPDC o a istituti di cura privati.

L’esperienza di cura che un paziente vive all’interno del CSM di Tormarancia si può dire di buon livello, in quanto le attenzioni degli operatori raramente mancano di essere dirette ai pazienti con premura e calore. La battaglia che va oggi condotta, perché questo stadio intermedio di deistituzionalizzazione si ampli e si sviluppi, è volta all’acquisizione di maggiori fondi economici affinché l’ideale basagliano si realizzi. Infatti il CSM di Tormarancia è attivo con i propri componenti per una richiesta di maggior considerazione nei confronti dei pazienti psichiatrici da parte dei politici e delle amministrazioni locali, regionali soprattutto. Ad oggi vi sono alcuni laboratori attivi grazie a diverse fonti di finanziamento, come la radio web dell’associazione Fuori Onda, finanziata dalla ASL. C’è il laboratorio di musica, promosso dal Comune di Roma. C’è un laboratorio esterno di teatro, arte e fotografia, finanziato dalla Fondazione Di Ligro e un laboratorio di scrittura condotto da volontari e infermieri. Ma il pezzo più pregiato è senza dubbio l’attività di giornalismo, finanziata in larga parte dalla Chiesa Valdese. Inutile precisare che servirebbero spazi appositi e attrezzati per condurre queste attività e che quindi la precarietà degli strumenti in possesso è all’ordine del giorno. La mancanza di fondi è tutta riassunta nel rapporto numerico pazienti/operatori, che è 1/80, mentre la stessa dirigente, Giusy Gabriele, afferma che il rapporto ideale sarebbe di 1/40.

Volendo poi essere maggiormente idealisti in modo basagliano, servirebbero fondi anche per implementare il servizio di assistenza ai familiari dei pazienti in difficoltà con un’apertura 24 ore su 24 del Centro di Salute Mentale, per ogni giorno della settimana. Ma ciò comunque non basterebbe: il CSM ideale dovrebbe disporre anche di posti letto all’interno della struttura. Purtroppo per Tormarancia tutto questo sembra davvero roba da futuro remoto.