Villa Armonia: i diritti violati di lavoratori ed utenti.

disegno Franco Spuri Zampetti

La redazione di 180gradi pubblica la testimonianza di alcuni lavoratori della casa di cura Villa Armonia Nuova, tradotta in articolo dai Cittadini di Roma Nord Ovest.

La Casa di Cura Villa Armonia Nuova è una clinica accreditata presso la Regione Lazio. Effettua ricoveri a carattere volontario in regime di degenza ordinario o in day hospital per patologie psichiatriche sia in fase acuta che post-acuta. Presso la casa di cura Villa Armonia Nuova, si sta ripetendo un copione troppo spesso già letto in Italia: la proprietà ricatta le istituzioni usando come arma i lavoratori ed i loro diritti. Gli operatori sanitari coinvolti nella vicenda non sono gli unici a subire gravi violazioni dei loro diritti. Anche i degenti, persone anziane e con disagi mentali, sono le vittime inermi di fitti giochi di potere che annientano il loro diritto alla cura ed alla dignità.

I FATTI. Nel gennaio 2015 l’amministrazione della clinica, appena accreditata al SSN, decide di non effettuare il pagamento degli straordinari ai dipendenti. Da Febbraio 2015 a Giugno 2016, l’amministrazione eroga ai lavoratori solo il 60% del salario mensile. Alcuni operatori sanitari descrivono una situazione gravissima: vengono respinte le richieste di ferie, gli ordini di servizio, firmati dal legale rappresentante della clinica, Paolo Rosati, costringono a turni estenuanti (14 ore giornaliere e 17 ore pomeridiane –notturne), per sopperire al personale mancante. Dal Novembre 2015 a Dicembre 2015 e poi a Febbraio e a Marzo 2016, viene concessa la cassa integrazione in deroga, con la complicità delle tre sigle sindacali confederali, colpevoli inoltre di intimidazioni e mobbing ogni qualvolta qualcuno dei dipendenti mostrasse la volontà di proporre diverse linee d’intervento sindacali. Intanto, nell’aprile 2016, si apre la procedura di licenziamento per venti lavoratori. Il legale rappresentante motiva i licenziamenti nascondendosi dietro la “crisi economica”nella quale verserebbe la clinica: malgrado sia stata chiesta e ottenuta la rimodulazione dei 40 postiletto di RSA, in 20 posti letto di altra tipologia, questo non è mai avvenuto. Quindi meno posti letto e personale in esubero. La «crisi economica» dichiarata dall’amministratore viene sostenuta sia dai sindacati che dal funzionario regionale, il dottor Raffaele Fontana, ma non trova riscontro nei dati di bilancio.

LE PROPOSTE DEI LAVORATORI.  Per cercare di tutelare almeno i diritti lavorativi, gli operatori sanitari coinvolti senza colpa nella vicenda propongono:

  • la divisione dei moduli come da previsione dei requisiti minimi strutturali delle cliniche psichiatriche, senza mischiare moduli di diversa natura, in modo che il numero massimo dei pazienti della struttura sarebbe 74, (cioè quelli che da metà Gennaio risultano disponibili alla struttura). Probabilmente è per questo che le ultime proposte della Regione riguardano solo posti non residenziali e meno profittevoli.
  • Turni stabiliti per modulo, come da Decreto U00383 , in modo da prevedere quattro turnazioni diverse, senza alcun esubero d
    el personale.

LA FINORO IMMOBILIARE. La Finoro Immobiliare è la società controllante della GES.CA.S. Villa Armonia Nuova, verso la quale sono stati trasferiti importi dalla GES.CA.S. stessa per un milione di Euro l’anno. La sede legale risulta interna alla clinica nonostante nessuno ne conosca l’operatività imprenditoriale, probabilmente inesistente.

IL RUOLO DEI SINDACATI. Le organizzazioni sindacali hanno avallato, in sede regionale, le procedure poste in essere dalla Casa di Cura. La crisi aziendale “dichiarata” dal legale rappresentante (nonostante un budget annuale che supera i 5 MILIONI di euro), non ha prodotto alcuna diffida a procedere, previo approfondimento dei dati di bilancio. Solo in data 22 aprile 2016, durante una riunione presso la “Direzione Territoriale del Lavoro”, le organizzazioni sindacali “ammoniscono” su stipe
ndi tagliati, ordini di servizio per doppi turni a copertura del personale in cassa integrazione e livello d’assistenza penalizzato. Tuttavia, a questo e all’incontro con il Prefetto, non è stato dato seguito e di conseguenza le azioni intraprese non hanno prodotto alcun risultato.

LE RAGIONI DEI LAVORATORI. Questa serie di “capricci” padronali, legati ad un’ottica di tutela del profitto, hanno innescato una falsa crisi ai danni di circa 80 lavoratori che hanno subito e subiscono il ricatto del licenziamento e si vedono sempre più impossibilitati a condurre una vita dignitosa. Si rammenta che la suddetta clinica percepisce regolarmente i fondi previsti dalla Regione Lazio, i quali basterebbero a saldare regolare salario e a non attuare nessuna procedura di licenziamenti. Un braccio di ferro insomma, che il padrone ha intrapreso con la Regione, in cui l’arma di ricatto sono i lavoratori. Insomma, affermano i lavoratori, “Gli imprenditori si sfregano le mani in questo sistema studiato a garanzia del più forte, aiutati da precarietà lavorativa, crisi, jobs act, che mettono a repentagli la stabilità lavorativa di milioni di persone. Un sistema in cui a perdere non sono solo gli operatori sanitari, ma anche le nostre nonne o i nostri parenti disabili”.

Disegno di Franco Spuri Zampetti