Vincent van Gogh: tra disturbi della mente e impressioni sulla tela

Oggi, 29 luglio, nell’anno 1890 moriva con un colpo di pistola, probabilmente auto inflitto, il pittore Vincent van Gogh, uno dei maggiori esponenti dell’impressionismo. Il prolifico artista olandese realizzò circa novecento dipinti e oltre un migliaio di disegni in soli dieci anni, iniziando a ventisette anni fino alla sua morte avvenuta all’età di trentasette.

L’artista soffriva di disturbi mentali, caratterizzati soprattutto da allucinazioni e crisi epilettiche che lo rendevano depresso, ansioso e mentalmente confuso. Si è parlato di epilessia e di schizofrenia ma nessuna diagnosi risulta in realtà soddisfacente. È noto l’episodio in cui van Gogh si tagliò parte di un orecchio, in seguito a questo accadimento fu ricoverato in un ospedale di Arles. Quando venne dimesso, nel gennaio del 1889, van Gogh sapeva di non essere ancora guarito completamente e che la sua salute mentale non era ancora stata risanata. Così, nel mese di maggio dello stesso anno, si fece ricoverare nell’ospedale psichiatrico Saint Paul de Mausole nei pressi di Saint-Rémy dove realizzò numerosi capolavori come il famosissimo Notte stellata.

L’artista dalla pennellata spezzata nell’ultimo anno di vita realizzò una serie di dipinti raffiguranti campi di grano e paesaggi rurali. Tra questi il più famoso è sicuramente Campo di grano con volo di corvi realizzato appena una ventina di giorni prima della sua morte della quale l’opera risulta una sorta di “presagio”. Il dipinto infatti raffigura il tormento interiore dell’artista, dove i tre sentieri tortuosi tracciati nel campo di grano rappresentano altrettante strade e direzioni della vita umana, mentre i corvi che volano in un cielo scuro dove sta per verificarsi una tempesta sono metafora di morte.

Campo di grano con volo di corvi, come anche le lettere spedite al fratello Theo, mostrano la forte angoscia e tristezza in cui l’artista viveva, risultando così, le opere e le lettere, anche una richiesta d’aiuto al fine di salvarsi e sfuggire da questa profonda sofferenza legata alla sua esistenza e alla sua condizione mentale.