Coworking “migranti”

Nel numero di 180gradi dedicato alla crisi dei migranti e profughi di guerra che affligge l’Italia e l’Europa, soprattutto quella mediterranea, non poteva mancare la divulgazione di un’idea molto interessante, progressista e innovativa. L’idea riguarda il coworking, un concetto di spazio/community in cui persone con competenze e progetti di varia natura si incontrano, intrecciando le proprie conoscenze ed esperienze e, talvolta, dando vita a progetti di lavoro e di collaborazione. Il coworking è quindi un concetto da cui si traggono sviluppo economico e nuove chance occupazionali per chi magari è in cerca di un impegno lavorativo. Crogiolo di opportunità e progresso, cosa succederebbe se il concetto di coworking venisse esteso ai migranti?

Se ne è parlato a Lesbo, isola greca del mediterraneo, in un incontro a cui hanno partecipato autorità locale, imprenditori del sociale ed anche rappresentanti di alcuni coworking europei. L’obiettivo del progetto di Lesbo è quello di estendere questa innovativa modalità di lavoro agli immigrati dell’isola che portano con loro conoscenze e competenze specifiche, in modo che, attraverso il coworking, possano integrarsi nel tessuto sociale del luogo in cui sono ospitati. A parlarci del progetto è Felipe Goycoolea del coworking Millepiani di Roma, che ci ha raccontato come a Lesbo il centro d’accoglienza sia ben gestito, seppure al limite della capienza. Nonostante l’ingente numero di persone ospitate, sull’isola non mancano esempi di grande umanità mostrata dai cittadini agli immigrati. Ma l’economia isolana, basata essenzialmente sul turismo è stata praticamente annichilita dall’afflusso dei migranti sull’isola. Infatti, non sono pochi i casi in cui i cadaveri dei profughi naufragati nel Mediterraneo sono approdati sulle spiagge di Lesbo. Sarebbe quindi uno scenario tutt’altro che da vacanza per ipotetici turisti. L’opportunità del coworking potrebbe quindi aprire nuovi scenari economici per l’isola, creando indotti economici differenti da quello turistico.

Eppure, nonostante la buona idea e la possibilità concreta di realizzarla, per il momento il progetto di Lesbo è fermo. L’idea adesso è provare ad esportare lo stesso modello a Lampedusa, isola simbolo dell’approdo dei migranti in territorio italiano, scenario assimilabile a quello di Lesbo.