Vive le Tour!

Come ogni anno dal 1903, anche quest’anno si è svolto il terzo evento sportivo più importante del mondo, il Tour de France. E in una rivista in cui in cui la mente la fa da padrone, non può mancare almeno un accenno a questa corsa ciclistica di grande fama, dove la psiche e non solo le gambe sono fondamentali.

Una cosa è chiara, ad ogni appassionato del Tour de France, o del Giro o della Vuelta, corsa a tappe spagnola, la tensione che si respira nel seguire il Tour è di prim’ordine. Quest’anno, come in ogni Tour, la tenacia, la grinta, l’impavidità hanno giocato un ruolo importante ed hanno conferito a Chris Froome, britannico di 31 anni, la capacità di guadagnare tempo sugli avversari anche dove sembrava impossibile. Una tenace e impavida picchiata in discesa, in una delle prime tappe di montagna, sui Pirenei, hanno siglato il primo vantaggio di Froome. Poi, un attacco grintoso in pianura, con Sagan (campione del mondo) e due cronometro in cui ha rasentato la perfezione. Alla fine, il distacco dal secondo in classifica generale è stato più di quattro minuti.

Il Tour de France 2016 non ha dato grandi emozioni e spettacolo, alcuni parlano di Tour noioso. Ma la tensione è stata all’ordine del giorno, come sempre del resto. Il Tour de France esprime sempre grande rivalità e concorrenza anche tra le prime posizioni che non riservano il podio e in maggior modo per quelle che garantiscono la premiazione dei campi elisi. Il secondo posto è stato del francese Romain Bardet, mentre il terzo posizionamento di Nairo Quintana, il colombiano già secondo nel 2015 è stato il rivale che più si attendeva nei confronti di Froome. Nonostante fosse un Tour disegnato per gli scalatori, le due cronometro individuali hanno fatto registrare i distacchi più evidenti tra Froome e gli altri. La mente dei corridori è stata messa a dura prova sulle salite, molte di queste classificate “hors categorie” (fuori categoria). E lo spirito solitario, l’ascetico compito da eremiti si è espresso sia in salita che nel cronometro individuale. Le volate, che esigono un duro lavoro di squadra, ma che comunque esaltano le qualità individuali degli sprinter, sono state una sfida durissima che ha coinvolto i migliori velocisti del panorama ciclistico internazionale, i quali si sono dati battaglia al fotofinish che ha intitolato vincitori per minima differenza di centimetri. Ventuno tappe ricche di festa hanno emozionato ancora per un altro anno il mondo intero. W le Tour!