Le nuvole di Picasso, la rivoluzione basagliana attraverso gli occhi di una bambina

A volte, noi grandi, ci complichiamo la vita. E per spiegare o fare conoscere delle cose o delle persone a qualcuno, ci poniamo tanti problemi e quesiti inutili, mentre invece dovremmo imparare dai bambini. Dalla loro ingenuità, dalla loro curiosità e dalla loro sete di conoscere e di capire, con i tanti instancabili perché, dalla loro purezza noi grandi possiamo capire e conoscere tante cose. Questo ci insegna il libro “Le nuvole di Picasso” (Feltrinelli Editore), in cui l’autrice Alberta Basaglia narra con gli occhi di bambina la storia conosciuta, e non ancora da tanti digerita, di Franco Basaglia. Questo libro nasce della voglia di raccontarsi e raccontare tutto questo.

Il titolo del libro è frutto di un dialogo tra padre e figlia. Lei dedicava molto del suo tempo a disegnare, racconta l’autrice; un giorno fece un disegno con tante nuvole bianche e il padre le disse che aveva disegnato un bellissimo cielo e che quelle sembravano le nuvole di Picasso. Questo bellissimo lavoro ha preso forma dall’esperienza di una bambina, dagli scampoli di vita che ha vissuto dentro quella rivoluzione. Ci racconta del suo dover affrontare, sulla sua pelle, il problema della diversità con la sua menomazione all’occhio, per cui l’avevano data per cieca, e dei suoi genitori che hanno sempre lottato per far sì che lei potesse sempre essere accettata e inserita nel mondo nonostante la diversità: quella diversità per cui Basaglia ha sempre combattuto e lottato in quegli anni.

Questo libro ci fa rivivere la storia di Gorizia di quel periodo ma, a differenza di come l’abbiamo sempre vissuta e letta con lo sguardo e i ragionamenti da adulti, attraverso il cuore, le emozioni e le sensazioni che sono passate nella testa di una bimba durante il suo vissuto quotidiano. Con le storie di tutti i personaggi bizzarri che tutti giorni entravano nella sua casa, Alberta ci fa rivivere tutti gli incontri, le feste e gli episodi che avvenivano lì dentro. Racconta di tutti i ragazzi, ragazze, uomini e donne che Basaglia accoglieva facendoli sentire utili e importanti, dando loro molto spesso dei compiti e dei lavori da svolgere all’interno della casa, dei suoi dialoghi e il suo rapporto con tutte queste persone. Ci narra di tutti i gesti e rituali quotidiani che accadevano in quella casa, come l’immagine dei genitori sempre impegnati davanti alla macchina da scrivere e delle sue mille domande su tutto quello che stava succedendo. Ci racconta dei pranzi con tantissime persone famose, in cui molto spesso si sentiva esclusa. Ci parla di una festa in particolare in cui lei, già più grandicella, rimase colpita dai vestiti e dai trucchi grotteschi delle donne e delle ragazze, di quanto queste le facessero tenerezza, del loro atteggiamento molto infantile. E ci spiega molto bene come, attraverso queste situazioni, le scattò qualcosa dentro che la portò a capire cosa volesse fare da grande e a cominciare a progettare il suo futuro.

Attraverso questo racconto l’autrice fa emergere come la rivoluzione basagliana iniziò in famiglia, dove niente era impossibile e soprattutto, aspetto molto bello e significativo, dove non c’era nessuna divisione tra “matti” e normali, sani e “malati”, maschi e femmine, gente famosa e gente comune. Tutti con lo stesso diritto e liberi di vivere la propria vita.

“Le nuvole di Picasso”, libro denso di significati, molto commovente e ricco di sentimenti, è scritto in maniera molto semplice e alla portata di tutti. Lo consigliamo ai nostri lettori.