Riforma del Terzo settore: tra riorganizzazione e trasparenza

La nuova legge sul Terzo settore, la 106 del 6 giugno 2016, è una regolamentazione che si aspettava da decenni.

Questa riforma è costituita da 12 articoli ed essendo una legge delega detta i principi essenziali che saranno attuati da successivi decreti. Per lapplicazione della riforma, la legge di stabilità prevede 140 milioni per il 2016 e 190 milioni per il 2017 ed il 2018, mentre lo stesso ddl prevede 17 milioni di euro per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, oltre ai 500 milioni annui già previsti dal 5×1000.

Con questa norma, il Terzo settore viene definito come il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza coi rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi, comprendendo quindi sia attività di volontariato che di impresa sociale in un unico sistema normativo semplificato.

Quali sono i principali cambiamenti?

La legge prevede la riorganizzazione nel sistema Terzo settore, del volontariato e dell’impresa sociale. Entrando più nello specifico:

Istituzione di un Registro unico nazionale del terzo settore, suddiviso in sezioni, al fine di procedere al lavoro di censimento delle diverse realtà e fornire un elenco pubblico consultabile. È importante ricordare che l’iscrizione al registro sarà condizione necessaria per accedere alle agevolazioni dirette e indirette previste per gli enti dallo Stato.

Viene istituito il Consiglio nazionale del Terzo settore. Superati i precedenti Osservatori nazionali, viene istituito un “organismo unitario degli enti del Terzo settore a livello nazionale come strumento permanente di confronto fra il governo e i rappresentati degli enti del Terzo settore, soprattutto in merito alla consultazione preventiva di norme e regolamenti in materia.

3) Il governo rivede e semplifica il procedimento per riconoscere la personalità giuridica, definisce le informazioni obbligatorie da inserire nei regolamenti, prevede obblighi di trasparenza e di informazione, con forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente.

4) Il governo garantisce il riordino e la revisione della disciplina vigente sugli enti del Terzo settore con la redazione di un Codice con cui vengono individuate le attività di interesse generale che caratterizzano gli enti del terzo settore.

Riordino della disciplina in materia di volontariato. È previsto anche un riconoscimento e una valorizzazione per le organizzazioni di volontariato. I particolare saranno valorizzati i principi di gratuità, democraticità e partecipazione.

È prevista la revisione del sistema dei Csv (che forniscono supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore). I Csv non potranno procedere a erogazioni dirette in denaro o a cessioni a titolo gratuito di beni mobili o immobili a beneficio degli enti del Terzo settore.

Si prevede una nuova imprenditoria sociale, di natura cooperativa, in grado di dare soluzione ai problemi tutt’ora in corso. L’impresa sociale, rientra nel Terzo settore, ed è un’organizzazione privata che svolge attività civiche e solidaristiche.

Sarà introdotto un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell’ente, tanto da superare il groviglio di norme fiscali attualmente in vigore.

Viene riformato il Servizio Civile Nazionale che diventa Universale: si potrà svolgere sia in Italia che all’estero e sarà aperto anche ai giovani stranieri che risiedano in Italia da almeno cinque anni. Tutti i partecipanti potranno avere riconosciuta l’acquisizione delle competenze maturate nel corso dell’esperienza (dagli 8 ai 12 mesi) con una certificazione spendibile in Italia e all’estero.

È istituita la Fondazione Italia Sociale, un organismo che servirà a finanziare iniziative “dall’elevato impatto sociale” raccogliendo donazioni dai privati. Il governo l’ha dotata di un fondo iniziale di un milione di euro per l’anno 2016.