Basaglia a Roma: “La riforma sarà sempre un progetto, è sempre qualcosa che muta e mutando crea contraddizioni”

 

Nel novembre del 1979 Basaglia lascia la direzione di Trieste e si trasferisce a Roma, dove assume l’incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio. Tuttavia, purtroppo, nella primavera del 1980, si manifesteranno i primi sintomi di un tumore al cervello, che in pochi mesi lo porterà alla morte, avvenuta il 29 agosto 1980 nella sua casa di Venezia.

In questo video, l’uomo “che aprì i manicomi” parla di Roma e delle difficoltà, dei dibattiti e delle prime impressioni al suo arrivo nel Lazio, che con l’applicazione della legge 180 ha avuto modo di arricchire nei decenni il proprio bagaglio culturale, creando situazioni alternative all’internamento delle persone con disagio mentale e creando ‘una coscienza diversa’ rispetto a tale problematica.

A distanza di 30 anni, benché sia stata più volte oggetto di discussione e di tentativi di revisione, la legge 180 è ancora in vigore e regola l’assistenza psichiatrica in Italia, sebbene ci siano ancora enormi problemi nel superare la logica dell’esclusione sociale che coinvolge le persone con disagio mentale. Esclusione che spesso porta i pazienti a ‘sostare’ nelle cliniche psichiatriche a tempo indeterminato a causa della mancanza di prospettive e di un orizzonte di vita che possa dare loro possibilità concrete.

La sfida che ha posto questa legge è ancora attualissima e la logica dell’inclusione richiede un lavoro sempre aperto al fine di superare ideologie e pregiudizi secolari che non permettono di vedere la persona oltre la malattia.

 

“La riforma sarà sempre un progetto. E’ sempre qualcosa che muta e mutando crea contraddizioni”

“chiudere le strutture sanitarie,  in quanto si vedeva che non curavano [e] determinavano una situazione negativa per il malato e quindi bisognava trovare una soluzione alternativa agli ospedali”

“tutto sta nel prendere coscienza da parte della società della condizione in cui è il malato”