Flussi migratori: la crisi dell’accoglienza

Il fenomeno dei migranti extracomunitari che sbarcano sulle coste europee è tutt’ora attivo. I principali paesi del vecchio continente toccati dal flusso migratorio sono l’Italia e in maggior modo la Grecia. Come sappiamo i flussi migratori scaturiscono da condizioni di vita difficili, guerre e crimini contro l’umanità che caratterizzano molti luoghi dell’Africa, dell’Asia Minore e dell’Oriente (Bangladesh). Ma in questo articolo ci concentriamo sui migranti via mare, cioè su coloro che partono dalle coste settentrionali dell’Africa, anche avviandosi dal Medio Oriente, creando una molteplicità di etnie tutte accomunate dall’intrapresa del viaggio della speranza verso le coste europee del Mediterraneo.

Riportiamo di seguito una serie di dati sui flussi migratori marittimi. Nel 2015 circa un milione di persone ha attraversato il mediterraneo. Numero sconcertante, se pensiamo che nel 2014 il numero è stato di 216.000, nel 2013 circa 60.000 e nel 2012 ben 22.000. Tra il 1 gennaio e il 30 settembre 2016 hanno oltrepassato il mediterraneo 300.927 persone approdate sia in Grecia (166.749) sia in Italia (131.702). Quest’anno sono morti in mare ben 3.498 migranti. La conta sino a questo periodo del 2016 è inferiore del 42% rispetto al numero di persone sbarcate in Europa nella stessa fase del 2015.

L’Italia vede principalmente sbarcare africani che provengono dai più disparati paesi del continente nero: Nigeria, Eritrea, Gambia, Sudan, Costa d’avorio, ecc. Di questi migranti il 70% è composto da uomini. Gli sbarchi avvengono per lo più in Sicilia (69%), ma anche in Calabria, Sardegna e Puglia.

Il fenomeno delle migrazioni è caratterizzato non solo dall’emergenza dei salvataggi in mare, infatti vi sono anche operazioni politiche collaterali come lo smistamento dei profughi in altre nazioni europee che purtroppo sino ad ora hanno fruttato scarsi risultati: in un anno, su 160.000 migranti ne sono stati redistribuiti dall’Italia e dalla Grecia solo 5.000, cioè il 3%. In realtà una tendenza per cui possa crescere il numero di migranti ospitati anche in paesi non mediterranei d’Europa è difficile che si verifichi. Molti paesi europei hanno infatti lasciato sole Italia e Grecia e come se non bastasse i governanti hanno deciso di innalzare vere e proprie barriere fisiche. L’Ungheria ha annunciato il rafforzamento delle barriere ai confini. Altri paesi, invece hanno istituito controlli ai mezzi di trasporto che attraversano la frontiera, vedi l’Austria, la Svizzera e la Francia. In Italia, nel tentativo di verificare chi abbia o meno il diritto d’asilo (limitato a due anni), sono stati istituiti tribunali appositi alle cui sentenze non è possibile fare ricorso.

Gli italiani sono divisi dalla volontà di dare ospitalità e dall’idea di mandare via gli immigrati. Alcuni pensano che si dovrebbe aiutare queste persone nei loro paesi d’origine affinché si arrestino i flussi migratori, altri invece combattono per avere un’Italia garante dell’integrazione e dell’ospitalità dei profughi. Entrambe le idee sono valide ma le decisioni più importanti in fin dei conti spettano ai governi delle democrazie occidentali: servono soluzioni pragmatiche in grado di dare soluzioni che rispettino i diritti di chi viene accolto, affrontando al contempo le problematiche che coinvolgono i territori che dovrebbero accogliere. Perché il problema di fondo, d’altra parte, è lo stesso: come creare un mondo più equo e rispettoso delle persone che hanno difficoltà economiche anche estreme?

 

Foto di maso notarianni  (CC BY-NC-ND 2.0)