Quando la scuola esclude

La scuola è la nostra compagna di vita, fa i primi passi con noi, ci vede crescere, ci vede piccolini, ci prende per mano e ci accompagna fino a quando siamo grandi. Ci insegna a riflettere e ci fa conoscere il mondo nelle tante sfaccettature, ma siamo sicuri che nella vita di tutti la scuola sia sempre un’alleata, la migliore amica o una mamma che ti fa crescere? Purtroppo no, infatti, nelle scuole, da quelle elementari fino alle superiori, spesso si verificano fatti di emarginazione e atti di bullismo. Alcuni di questi a volte sono diventati anche fatti di cronaca mentre altri non vengono alla luce perché ritenuti meno gravi, trattandosi di un bullismo più mascherato ma non per questo meno nocivo.

Quello della scuola è un periodo della vita molto lungo e importante, in cui si cresce, si fanno amicizie, si socializza. Oppure, purtroppo, si sperimenta l’esclusione dal gruppo e gli scherni dei compagni. Non mancano infatti i ragazzi che nella loro carriera scolastica hanno subito emarginazione. Può iniziare nei primi anni delle elementari con l’esclusione dai giochi o con prese in giro gratuite e senza senso. La causa può essere un apparecchio ai denti, gli occhiali o semplicemente il non riuscire nei giochi come gli altri, per esempio non riuscire a giocare a palla o correre perché si è cicciottelli. Tutti questi episodi, all’apparenza trascurabili, sono per un bambino delle grandi umiliazioni di cui spesso non ci si rende conto e che possono avere  conseguenze sul suo stato psicologico perché con gli anni gli fanno perdere sicurezza e autostima. In genere questa situazione permane in seguito alle scuole medie e alle superiori. E può capitare che il bambino, ormai cresciuto, si chiuda nell’insicurezza, tenda a non credere più nel mondo e arrivi ad autoconvincersi di essere un diverso.

Il rischio è ritrovarsi con una vita sociale distrutta e con mille problemi che ostacolano la creazione di un rapporto con le altre persone. Persa l’autostima si fanno salti mortali pur di essere accettati. Tentativi quasi sempre vani. La vita diventa come una montagna da scalare, sempre più ripida e irraggiungibile fino al punto di gettare la spugna, decidere di non lottare più e arrendersi all’evidenza.

Di fronte a questi eventi – atti di bullismo, violenti dal punto di vista psicologico e fisico – ci si chiede di chi è la responsabilità. In parte alcuni insegnanti hanno la colpa di contribuire a mettere da parte chi è in difficoltà: c’è la tendenza a lasciare indietro i più fragili, invece che insegnare il valore della solidarietà per far capire che chi è più indietro va aspettato, aiutato, stimolato e incoraggiato. Passa il messaggio, sbagliatissimo, che i più lenti mettono in difficoltà i docenti ai quali invece interessa andare solo avanti con il programma. Quando un alunno – come un bambino delle scuole elementari – viene rimproverato perché non riesce a fare delle cose, davanti alla classe intera, non si pensa alla sensibilità che si può ferire. Così per tutti i compagni può diventare lecito considerare quella persona fragile, diversa o strana. E questo ‘diverso’ non riesce nemmeno a difendersi e a ribellarsi. Anche le famiglie in tutto questo hanno il loro peso. Viviamo in una società in cui si tende soprattutto a primeggiare, in cui si è disposti a calpestare tutto e tutti pur di essere più avanti, in cui le famiglie insegnano ai figli a essere i migliori a qualunque costo e in competizione con gli altri. Soprattutto insegnano che nella vita bisogna essere perfetti e quindi, muscolosi, snelli, capello perfetto e chi più ne ha più ne metta. Chi non si adatta a questo modello è da escludere.

Un po’ diverso forse se pensiamo alle medie e superiori, dove gli insegnanti che si accorgono che qualcosa non va potrebbero parlare direttamente con l’alunno e affrontare anche il problema con gli altri ragazzi. Non è semplice, certo, ma forse potrebbe essere utile inserire nelle scuole sportelli psicologici per supportare chi è in difficoltà e anche integrare il ruolo dei docenti che spesso non sanno cosa fare e come intervenire.

Nel bene e nel male la scuola ti accompagna nella crescita e forma la tua personalità, a volte rendendoti forte altre distruggendoti. Per questo famiglie e insegnanti dovrebbero prestare attenzione a molte sfumature, cercando di essere più sensibili nei confronti di chi è in difficoltà.

 

Foto di Scuola Popolare Garbatella | Flikr | CCLicense