16^ quadriennale d’arte di Roma (Altri tempi, altri miti)

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Nella stupenda cornice del Palazzo delle Esposizioni a Roma, fino all’8 gennaio 2017, sono esposte le opere che fanno parte della 16^ quadriennale d’arte.

Nello spazio Preferirei di no sono volutamente presenti opere fragili o che comunque rimandano in un certo senso alla fragilità dell’essere. Infatti il titolo deriva dal personaggio Bartleby, lo scrivano di Mellville, che in principio esegue un lavoro di copista, ma si rifiuta di svolgere altri compiti con la frase “preferirei di no”. Più tardi, però, smette di lavorare del tutto. Questo atteggiamento esasperato lo porterà poi all’auto escludere sé stesso anche dal vivere perché preferisce appunto non farlo. Degna di sottolineatura qui è l’opera Paolina di Airò. Un esilissimo e lungo braccio tiene in mano un cucchiaino su cui è poggiato un piccolo spillo che fora un fragile petalo sintetico.

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La quadriennale è anche pervasa di opere “vive” con cui lo spettatore può interagire. Un esempio è, nella sala Periferiche, la bella opera Listening is making sense di Spanghero. Qui l’autore ci invita a poggiare l’orecchio sulle calde travi di legno e ad ascoltare. La musica altro non è che frutto delle vibrazioni che si propagano nel materiale.

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Nella sala La seconda volta il tema è inteso in senso ampio. Abbiamo, infatti, sia il riutilizzo di materiali (ad esempio la plastica di pannelli pubblicitari), sia la reinterpretazione dell’arte antica. Infatti, in Metamorfosi di Vezzoli, l’artista dà seconda vita alla statuaria classica prendendovi ispirazione per la creazione di un moderno Apollo col suo volto.

Nella performance Vir temporis acti di Maloberti, in cui i ritagli di carta depositati sul pavimento si possono calpestare, spostare, trascinare, così da contaminare anche altre aree della sala, troviamo un altro esempio di opera “viva” e dinamica.

Una delle sale esteticamente più belle per l’occhio è Cyphoria. Tra opere grandi e piccole troviamo Befnoed di Eva e Franco Mattes, in onda su schermi LCD montati con dei bracci di ferro posti in modo che lo spettatore si schiacci contro il muro o si sdrai a terra o inventi modi innovativi per poterne fruire, mettendo il proprio corpo ed i sensi in tensione (come a dire che per fruire e comprendere l’arte contemporanea occorre impegnarsi).

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La sala più criptica, e che rimane purtroppo anche un po’ meno impressa, è Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti che vede il Pazuzu di Cuoghi troneggiare al centro. Abbastanza spoglia nelle opere presenti ma molto suggestiva per l’effetto di penombra ed i suoni diffusi ad alto volume, intende far sforzare lo spettatore a vedere oltre, al di là.

Infine, degna di nota è, nella sala De rerum rurale, la raccolta di opere di Moira Ricci a tema La bambina cinghiale in cui l’artista parte dalla finzione e la rende il più reale possibile attraverso la documentazione. Ricci costruisce, infatti, un archivio fotografico e documenti (come ritagli di giornale) per rendere veritiera questa leggenda tramandata oralmente nella campagna toscana.

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La 16^ quadriennale è, quindi, un prisma multisfaccettato di arte contemporanea magnificamente curato, un’esperienza sensoriale a tutto tondo, visiva, sonora, tattile ed emotiva, ma anche multimediale ed interattiva (come dimostra, per esempio, l’opera su iPad di GrimaldiPortraits) e stimola negli spettatori riflessioni profonde ed approfondimenti personali.

Per ulteriori info:

http://www.quadriennalediroma.org/

http://www.palazzoesposizioni.it/

Articolo di Fabio F. su Aka Steve Blue