L’arma della conoscenza in “Arrival” di Denis Villeneuve

La grande vetrata della casa di Louise (Amy Adams) guarda in modo trasparente verso un vasto e desolato paesaggio. Questa prima immagine, il lento zoom che allarga l’inquadratura e Louise di spalle che guarda verso l’esterno sono l’emblema di Arrival: l’immagine di un’intimità che guarda al di fuori e di una donna che osserva e pensa. L’ultimo film di Denis Villeneuve è infatti uno sguardo proveniente da un interno sicuro e che si può credere di conoscere (all’inizio del film la stessa Louise afferma che la mente non lavora nel modo in cui ella credeva) verso un esterno sconosciuto, diverso, pericoloso, offuscato dalla nebbia, enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. È così se ci si ferma alle apparenze, rimanendo bloccati dalla paura di quell’“esterno” che è proprio di fronte a noi, separato soltanto da un vetro altrettanto trasparente di quello della bella abitazione di Louise.

Louise è una linguista ed è appena entrata nell’aula in cui deve tenere una lezione quando arriva la notizia che delle astronavi aliene sono atterrate sulla Terra. Se ne contano 12 quando Louise viene convocata dal colonnello Weber (Forest Whitaker) per una missione atta ad analizzare l’astronave aliena approdata nel Montana. Insieme a Louise e al colonnello Weber c’è il fisico Ian (Jeremy Renner). Per Louise la base della civiltà è il linguaggio, per Ian invece è la scienza, un uomo e una donna diametralmente opposti eppure non inconciliabili.

Una volta introdotta nell’astronave con indosso le tute spaziali, la squadra inizia a cercare di comunicare con i due eptapodi (alieni con sette tentacoli) dall’altro lato della barriera trasparente. Louise si mostra da subito piena di iniziativa e nel corso delle “visite” agli eptapodi si lascerà guidare dal proprio istinto e dalle proprie idee, iniziando con lo scrivere “HUMAN” su una lavagnetta e poi togliendosi la tuta per rendersi meglio visibile e associabile a quella parola. Gli eptapodi rispondono con dei simboli a forma circolare finché si riesce a decifrare la prima frase: “Portare arma”.

Comprensione, coraggio e conoscenza sono i temi centrali dell’ultima pellicola di Denis Villeneuve, un dramma fantascientifico che scava nelle emozioni e nella mente dell’essere umano attraverso un’eccezionale Amy Adams. Presentato all’ultimo Festival di Venezia, tratto dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, Arrival dice senza mezzi termini ai suoi spettatori che l’unica arma per sconfiggere la paura dell’estraneo è la conoscenza.

Voto: 8 1/2

Dal 19 gennaio al cinema!