Il ritratto di Jacqueline “Jackie” Kennedy di Pablo Larrain

Jackie

Cifra stilistica del film sono i frequenti, direi ossessivi, intensi e drammatici primi piani del volto di Natalie Portman, ed è proprio così che ha inizio Jackie, con uno sguardo nell’interiorità del personaggio, mentre la camera a mano traballa e si muove come la stessa Jackie (Natalie Portman) cammina nervosa e affranta. Fin dalla prima immagine c’è la volontà dell’autore Pablo Larrain di disegnare un ritratto emotivo, sensibile e fragile ma determinato. È il ritratto di una donna, magistralmente interpretata da Natalie Portman, che riassume tutte queste caratteristiche sul proprio volto sin dalla prima inquadratura dell’ultima pellicola di Larrain.

Dopo il breve prologo la scena si catapulta nel bel mezzo dell’intervista (che percorrerà tutta la pellicola) a Jacqueline Kennedy da parte di un giornalista (Billy Crudup) che ne vuole scrivere una storia (“la gente ama le favole”). La camera si stabilizza, l’inquadratura ora è fissa, stabile, geometrica, i campi/controcampi sono spezzati ogni tanto dalle inquadrature frontali dei due seduti di fronte, il silenzio che aleggia nell’ambiente circostante e i colori freddi che pervadono il film, soprattutto le diverse tonalità di blu e grigio, tutto questo comunica allo spettatore una certa distanza tra i due personaggi, enfatizzata dalla formalità (e ampliata dalla stessa estetica del film) di sedere composti uno di fronte all’altra, con un tavolo al centro che li separa in una distanza non tanto esteriore quanto interiore.

Jackie inizia a raccontare la sua storia insieme a quella di Pablo Larrain che alterna il presente (l’intervista) e il passato (i momenti prima e soprattutto dopo l’assassinio del Presidente Kennedy) in due registri diversi ma che si intersecano elegantemente. Il presente, come si è visto, è infatti narrato perlopiù in modo statico e geometrico, mentre il passato è una fusione di tormento ed eleganza, una regia di poetici e lunghi carrelli abbinati anche a lenti zoom si sposa con una Natalie Portman tanto elegante quanto afflitta dal dolore. In questo contesto si inseriscono le musiche di Mica Levi che, con le estenuanti note dilatate degli archi, tra sfumature, dissonanze e rimandi interni, appaiono un vero e proprio requeim lungo tutto il film e atto a dar voce a quel mondo interiore ed emotivo, indicibile e irrappresentabile.

Una vita segnata dal lutto quella di Jackie che, dopo aver già perso due figli (una nata morta, l’altro venuto a mancare a 39 ore dalla nascita), all’età di trentaquattro anni si trova improvvisamente senza marito (e padre dei suoi due piccoli bambini che compiranno a breve 6 e 3 anni).

Con Jackie Pablo Larrain dipinge il ritratto di una donna coraggiosa e determinata, seppur sensibile e fragile, che si trova di colpo a dover traslocare, fronteggiare i media e la stampa e organizzare il funerale di suo marito, il tutto con dignità e senza scalfire la sua immagine che ne esce anzi rafforzata.

Voto: 8 1/2

Al cinema dal 23 febbraio!