Ulisse, la casa dei detenuti

Il progetto Ulisse è un servizio residenziale per detenuti in misura alternativa o ex detenuti che promuove l’inserimento socio-lavorativo delle persone. “L’esperienza del carcere di per sé è un’esperienza totalizzante che può portare le persone, una volta fuori, a vivere con un atteggiamento estremamente passivo rispetto alla propria attività. È come se dovessi ricominciare da zero” ci ha raccontato Fulvio responsabile del progetto Ulisse. “Vivere nella casa con gli altri ti porta ad affrontare quelli che sono i problemi della quotidianità, aspetto che costituisce una grande risorsa per reagire”. Insieme al suo collega Mirco lo abbiamo intervistato per saperne di più.

 

Che cos’è il progetto Ulisse?
È un progetto del Comune di Roma che nasce nel 1999 ed è diretto al reinserimento di detenuti in misura alternativa o ex detenuti. Di fatto è un appartamento, che può ospitare fino a un massimo di 6 persone, uomini e donne, per periodi di permanenza variabili: da sei mesi minimo fino a un anno e mezzo massimo. L’obiettivo è quello di permettere alle persone di costruire le risorse necessarie per rientrare nella società durante il periodo di permanenza nell’appartamento.

 

Su cosa lavorate durante la permanenza degli ospiti e quali sono obiettivi maggiormente raggiunti?
Per ognuno degli ospiti si pensa a un progetto individuale per raggiungere una completa riabilitazione sociale. Un’espressione in realtà molto complessa, che di fatto riguarda sia il reinserimento nella società dal punto di vista lavorativo, sia la riacquisizione di abilità di movimento all’interno della società che la costruzione dei legami familiari e amicali. Gli utenti che ospitiamo nel servizio cercano di fare tutto questo, con risultati variabili. Abbiamo un’utenza fatta sia di stranieri immigrati che di italiani  e ognuno raggiunge risultati differenti. Per quanto riguarda gli immigrati, per esempio, uno degli obiettivi più importanti è quello di portare a termine la procedura di regolarizzazione, per quanto riguarda gli italiani è, magari, il reinserimento lavorativo.

Quali sono i punti di forza e le criticità del progetto?
Una delle criticità è rappresentata sicuramente dal fatto che la struttura è gestita da pochi operatori. Infatti non abbiamo una copertura della residenza 24 ore su 24 e questo vuol dire che le persone devono essere autonome nella gestione dei loro progetti e della casa. A volte sono incombenze critiche da gestire per il gruppo. Altro aspetto è il confronto con le difficoltà del reinserimento lavorativo, quindi la scarsità di risorse che ritroviamo sia nel sociale sia rispetto a quello che il mondo del lavoro può offrire agli utenti. Terzo tipo di criticità è che a volte, una struttura di questo tipo può portare le persone a entrare in un’ottica più assistenzialistica anziché promuovere delle autonomie, come dovrebbe essere per gli obiettivi del progetto. D’altra parte l’esperienza del carcere di per sé è un’esperienza totalizzante che può portare le persone, una volta fuori, a vivere con un atteggiamento estremamente passivo rispetto alla propria attività. È come se dovessi ricominciare da zero. Vivere nella casa con gli altri ti porta ad affrontare quelli che sono i problemi della quotidianità, aspetto che costituisce una grande risorsa per reagire.

 

In che modo Ulisse potrebbe migliorare?
Sarebbe utile avere la possibilità di essere in contatto diretto con le agenzie del lavoro. Avere un canale preferenziale per il gruppo che si forma dentro la struttura, così da accedere ai centri di orientamento al lavoro ma anche a dei tirocini formativi. Un altro aspetto è quello di creare una cabina di regia a livello romano che possa coordinare il lavoro che si fa nelle strutture residenziali, seguendo appunto tutto ciò che riguarda gli altri aspetti trasversali che emergono nel momento in cui si lavora sul reinserimento. Come il lavoro, ad esempio. All’inizio del progetto era il Comune a garantire la possibilità per le persone di essere ospiti della casa e prevedeva una serie di risorse economiche finalizzate anche ad attività trasversali come l’autonomia abitativa, le borse lavoro, cure e sostegno psicologico. Oggi manca tutto questo.