Le tappe delle conquiste delle donne

femminismo

Perché scrivere oggi un articolo che ripercorre le tappe delle conquiste delle donne nel nostro Paese? Perché anche se le condizioni di vita e di lavoro delle donne sono molto cambiate e migliorate dal dopoguerra ad oggi, la battaglia per la parità di trattamento tra i sessi non è ancora conclusa. Anzi, si avverte il bisogno di vigilare anche su quelle conquiste che sono già maturate.

Le giovani generazioni di donne sono nate e cresciute con tutta una serie di diritti acquisiti e per questo danno per scontata la possibilità di realizzare la propria vita secondo le proprie scelte personali. Ma così non è. Quando escono fuori dal loro percorso formativo e devono affrontare il mondo del lavoro e la costruzione di una famiglia si scontrano con una società che ancora discrimina le donne in favore degli uomini ed è disattenta alle esigenze di una futura madre. Questo accade ancora oggi nel 2017 e accade anche se sono attualmente in vigore delle leggi specifiche che tutelano il ruolo della donna come lavoratrice e madre. Allora, ripercorrere le tappe fondamentali della storia delle conquiste delle donne serve a due cose principalmente: la prima, a concretizzare il fatto che questo è stato un percorso scandito da lotte durissime, andato a buon fine grazie alla determinazione e alla unione trasversale delle donne; la seconda, a mettere in evidenza tutto quello che ancore c’è da fare.

La prima grande conquista delle donne è stata il diritto di voto nel 1946. Un doppio debutto in politica. Da una parte, il popolo delle donne che ufficialmente viene ammesso a partecipare alle decisioni e alle scelte che riguardano la vita politica del paese. Dall’altra, l’ingresso delle donne che vengono introdotte alla collaborazione concreta per la stesura delle leggi e alla condivisione, con i loro colleghi maschi, delle decisioni economiche, per non parlare della figura delle madri costituenti. Il percorso delle donne nella vita politica, sia ben chiaro, è stato tutto in salita. Dal 1946, dobbiamo aspettare il 2006 per ottenere dei numeri rappresentativi della partecipazione delle donne in Parlamento. Nonostante ciò in tutti questi anni hanno trovato comunque altri modi di esercitare il loro potere politico, di partecipare attivamente alle scelte politiche riuscendo anche ad orientarle. Le donne si sono unite in un movimento di lotta, il passaggio storico è stato questo: consapevolezza delle esigenze e dei diritti delle donne e consapevolezza dei mezzi necessari per realizzarli, cioè unione e lotta politica.

La prima vera lotta riguarda il mondo del lavoro. Le donne si rendono conto che il lavoro è innanzitutto la via per raggiungere l’indipendenza economica e quindi un’indipendenza dai contesti familiari di origine e dal proprio compagno. Ma soprattutto realizzano che l’accesso a tutte le professioni rende possibile una rappresentazione del mondo femminile e in questo modo la figura della donna può diventare socialmente rilevante. La maggior parte delle lotte che sono state condotte sono state formulate sulla base di conoscenze acquisite, ma soprattutto sulla base di professioni esercitate.

Le tappe di questo percorso si snodano per più decenni. Nel 1948 la Costituzione repubblicana ha esteso alle donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza a tutti gli uffici pubblici e alle cariche elettive. Negli anni 50 e 60 hanno cominciato a svilupparsi alcune importanti norme sulla tutela della lavoratrice madre, il divieto di licenziamento durante la gestazione, l’astensione obbligatoria prima e dopo il parto. Nel 1963, ha trovato applicazione la Costituzione con una legge che ha ammesso la donna a tutte le cariche, professioni o impieghi pubblici (compresa la magistratura) in vari ruoli, carriere e categorie. Nel 1960, con la sentenza della Corte costituzionale si è concluso il ricorso che ha aperto alle donne la carriera prefettizia e quella diplomatica. Nel 1999, è diventata possibile anche la carriera militare.

Politica e lavoro non esaurivano però i campi di interesse in cui le donne dovevano acquisire rappresentanza. Mancava ancora la tutela e il diritto di parità nell’ambito familiare, mancavano delle strutture che si occupassero in primo luogo della salute della donna e dei sui figli. Tutte questioni che sono divenute oggetto di diverse leggi negli anni ’70, riguardanti il diritto di famiglia, gli asili nido e i consultori. Mancano all’appello due leggi, che negli stessi anni, hanno avuto un impatto sociale fortissimo, che hanno cambiato completamente il modo di intendere la famiglia e la vita della donna. In quegli anni sono state approvate le leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza e il divorzio. Dopo queste leggi l’Italia è divenuta veramente un paese laico. Leggi che hanno prodotto un cambiamento così radicale nel concepire la vita stessa che ancora oggi sono oggetto di critiche, spesso sono bersagliate da movimenti di opinione laici e religiosi che vorrebbero abrogarle, soprattutto quella sull’aborto. Le donne hanno poi preso coscienza degli effetti devastanti che aveva sulla loro psiche e sul loro corpo la violenza di qualsiasi natura essa fosse. Nel 1996, la violenza sulle donne si trasforma da reato contro la morale a reato contro la persona. Più recente è la legge sullo stalking.

Cosa serve oggi alle donne per sentirsi realmente realizzate e rappresentate come persone in tutti i sensi? Innanzitutto, che queste leggi non abbiano valore solo sulla carta. Che siano presenti nella nostra società degli strumenti di lotta continui e costanti, che garantiscano sia il mantenimento in vita delle conquiste fatte, sia il dibattito critico sulle difficoltà e le esigenze della donna contemporanea. In sostanza, per realizzare la loro dimensione di vita e di esseri sociali, le donne non devono smettere di incontrarsi, di dialogare, di riflettere e soprattutto non devono abbassare la guardia.