Come convivo da 20 anni con la depressione

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Cosa succede quando la relazione non è con qualcun altro ma con noi stessi? Come ci relazioniamo con quelle parti di noi a cui non possiamo sfuggire e che forse non vorremmo mai conoscere, come un disturbo o una malattia? La testimonianza di Mara Canali racconta del suo rapporto con il disturbo depressivo. Dalla psicoterapia agli psicofarmaci, con il sorriso e la voglia di condividere la sua esperienza, Mara ci ha spiegato anche come è cambiata la relazione con gli altri e la trasformazione che ha subito la sua vita oggi.

D: Quando hai realizzato di avere a che fare con la depressione?
R: L’ho realizzato quando qualcuno mi ha sbattuto in faccia il problema, mi ha detto che avevo bisogno di uno specialista e mi ha dato il numero di telefono, poi mi ha lasciata sola.

D: Come hai reagito?
R: Ho reagito malissimo perché ho pensato che quella persona fosse insensibile e che nessuno, compreso lui, avrebbe capito il mio malessere. Mi sono sentita ferita e umiliata e ancora più sola e indifesa, ho pianto e ho toccato il fondo, però alla fine ho chiamato quel numero. Un po’ perché non sapevo cosa fare, un po’ perché forse stavo prendendo coscienza del fatto che effettivamente un problema c’era, così ho iniziato una psicoterapia.

D: La psicoterapia ti ha aiutata?
R: Sì, tantissimo. All’inizio non ne capivo bene il senso, perché andavo a parlare di me e della mia vita? Soprattutto non capivo il meccanismo, ci ho messo due anni per capire che a un certo punto quando prendi coscienza e decidi di aiutarti poi le cose cambiano. Dunque la psicoterapia è stata fondamentale, per sei anni non ho assunto farmaci per cui ho avuto un miglioramento ma non è stato totale perché faticavo.

D: Molte persone sono restìe ad assumere psicofarmaci. Qual è la tua posizione a riguardo? Cosa ne pensi dell’utilizzo degli psicofarmaci?
R: Penso che in alcune situazioni gli psicofarmaci siano fondamentali perché è un aiuto ulteriore nel caso in cui si abbiano anche problemi fisici, oltre che mentali. Io ho avuto ansia e attacchi di panico che mi impedivano di alzarmi dal letto la mattina e di avere la forza di camminare, uscire e avere una normale vita sociale, per cui per quanto mi sforzassi di vincere e di superare certe difficoltà senza farmaci non ce l’avrei fatta e questa è stata la prima cosa che mi ha detto il secondo medico che mi ha seguita (un neuropsichiatra): “se vuoi guarire devi associare i farmaci alla psicoterapia”. Mi sono fidata e ho faticato anche perché i farmaci erano forti e all’inizio accentuano un po’ quella che è la sintomatologia, però ho avuto un grande beneficio e quindi sono assolutamente pro-farmaco. Li ho assunti per dodici anni e da due non li prendo più perché sto bene così, dimenticavo continuamente di prenderli proprio perché non ne sentivo più la necessità, ma se dovessi avere prima o poi l’esigenza di riassumerli non avrei esitazioni.

D: È cambiato anche il rapporto con gli altri?
R: Sì, il rapporto con gli altri è cambiato in molti sensi. Primo fra tutti ho imparato a non vivere seguendo le aspettative altrui ma accettando, rispettando e seguendo prima me stessa. Questo ti permette di vivere bene e di conseguenza anche in armonia con gli altri. All’insorgenza del mio disturbo depressivo ho avuto molti problemi a rapportarmi con gli altri, mi sentivo inadeguata, a disagio, praticamente un’aliena rispetto a tutti. Mi rendevo conto che il mio problema non veniva riconosciuto né dalla famiglia né dagli amici e questo se da una parte mi ha fatto soffrire per non aver avuto un aiuto, dall’altra è stata una risorsa perché ho avuto una spinta interiore maggiore a lavorare da sola e ho capito che se ci affidiamo a noi stessi attingiamo alle nostre forze interiori e ce la facciamo prima. Ho scoperto che ognuno ha una grande forza interiore e siamo tutti perfettamente dotati, per cui quella che all’inizio può essere una difficoltà che ci impedisce di vivere, può essere il veleno per la nostra vita, in realtà può trasformarsi in medicina per noi, può essere una grande risorsa perché trasforma la tua vita. Quando c’è il male di vivere c’è un problema, quando sconfiggi il problema la tua vita cambia, migliora e torni meglio di prima, nel senso che impari a vivere secondo ciò che sei realmente, quando conosci di più te stesso hai una visione diversa della vita, sicuramente vivi meglio.

D: Ti va di raccontare un episodio in qualche modo legato alla depressione?
R: Un episodio carino sì, lo voglio raccontare perché è divertente, oggi per fortuna non amo più raccontare cose brutte e pesanti legate al passato e al mio disturbo. Mi trovavo sulla via Palmiro Togliatti di Roma per andare a una seduta di psicoterapia. Stavo nel pieno traffico quando ho visto un pappagallino verde sull’asfalto e mi sono preoccupata per questa creatura quindi ho abbandonato la macchina in mezzo alla strada bloccando il traffico per salvare il pappagallo. Nessuno è venuto ad aiutarmi, il pappagallo alla fine è finito sotto una macchina e non sono riuscita a salvarlo, dunque sono rimontata in macchina e mi sono recata alla seduta. Lì ho chiesto al terapeuta come mai mi fossi presa tanta pena per il pappagallo e come mai solo io in mezzo a tanta gente per strada? Ma già nel formulare la domanda mi davo una risposta, in realtà rivedevo me stessa nel pappagallo smarrito e il fatto che gli altri non vedessero questa cosa rispecchiava tantissimo la mia situazione. Però rispetto al pappagallo io avevo coscienza di me stessa e del fatto che in realtà ognuno si può aiutare con i giusti mezzi e ce la può fare a volare da solo.

D: Come convivi oggi con la depressione?
R: Quando conosci la “bestia” e quando l’hai domata vivi bene perché sai che si può riaffacciare ogni tanto, ad esempio ai cambi di stagione. Proprio in questo periodo, dopo tanto tempo, la mattina mi trovo ad aprire gli occhi e a provare una stretta alla gola ma oramai conosco questa sensazione e so bene che la devo ignorare, più la ignori, e quindi più fai quello che vuoi della tua vita, più la bestia perde forza non essendo alimentata. Nel tempo ho capito che alimentare il malessere amplifica questa cosa, ho imparato che la lamentela, il giudizio e anche seguire gli schemi mentali non aiuta, quindi è meglio divagare e non seguire i pensieri negativi. Personalmente ho trovato nella meditazione un buon mezzo di concentrazione, quando mi sento stretta nei processi mentali mi metto a meditare o a dipingere o a fare qualcosa che interrompa quel processo. Poi quando sono più calma proseguo tranquilla e aspetto che passi perché quando l’hai già conosciuta e l’hai dominata, possiedi già gli strumenti giusti e la “bestia” non fa più tanta paura.

D: C’è qualcosa che vorresti aggiungere?
R: Sì, sono contenta di aver fatto questa intervista perché parlare delle proprie esperienze, soprattutto quando se ne è usciti vittoriosi, è un modo per aiutare gli altri e di conseguenza se stessi. È parlare la stessa lingua perché quando hai vissuto certe cose le capisci solo tu e chi le vive come te, chi le ha già vissute o chi le sta vivendo. Parlandone in maniera positiva se vogliamo, la depressione è un disturbo ma come tante malattie si cura e non è una cosa che deve distruggerci la vita. Parlarne mi fa felice perché l’ho superata e spero che chiunque si trovi di fronte a questo disturbo trovi come me la forza, i mezzi e la volontà per vincere.

Foto di Nita | Lovebirds | Flickr CCLicense