Premio miglior prototipo dell’anno: l’idea della “Dal Tenda”

dal tenda

Riguardo il gioco da tavolo più volte abbiamo parlato di prototipi, di idee non ancora del tutto esplose. Durante l’anno in Italia si organizzano convention nelle quali è possibile far provare e far testare la propria idea. All’interno di queste convention è possibile incontrare associazioni o vere e proprie “aziende” disposte a realizzare in concreto le idee più meritevoli. Questa settimana incontriamo Mattia e Federico, della Dal Tenda, una di queste realtà disposte e pronte a premiare il miglior prototipo dell’anno.

Ciao Mattia, presentaci un po’ la vostra idea

Noi siamo Dal Tenda, e rappresentiamo un marchio che racchiude tante cose: oltre ad organizzare eventi siamo anche un’azienda di distribuzione, abbiamo 4 punti vendita in Italia, e spingiamo principalmente il gioco come cultura. Siamo tutti giovanissimi, il più grande ha 30 anni. Noi nasciamo tutti giocatori, e poi abbiamo finito per trasformare l’hobby in un lavoro.

Come ha reagito il pubblico alle vostre iniziative?

Il pubblico ha reagito sempre bene. Abbiamo pedalato all’inizio, ma man mano che si lavorava con la gente notavamo che più la si faceva entrare nel nostro mondo e più era facile che altra gente vicino ad essa entrasse nel giro. Se ad esempio una sera gioco ad un gioco con un gruppo, è probabile che la sera successiva gli altri giocatori vogliano fare una partita a quel gioco con i loro amici che a loro volta vorranno giocare con altri amici e così via. Questa è la cultura del gioco da tavolo, quella che vogliamo proporre.

Ho saputo che volete introdurre un Premio Contest riguardante il “gioco dell’anno”. Di cosa si tratta?

[interviene Federico]: La storia è abbastanza complessa, tento di riassumerla in poche parole. L’idea è venuta fuori da Marco Piola Caselli, l’ideatore di Autori in Gioco [abbiamo già parlato di questo evento qui, Ndr]. Dato che noi gestiamo un’area di intrattenimento presso Romics (una sorta di città nella fiera), Marco, che è stato nostro ospite ha tirato fuori questa ipotesi. Noi già volevamo portare una premiazione, e quindi è nato un matrimonio.

Stavo guardando sul vostro sito (daltenda.com) i criteri che avevate scelto per premiare il miglior gioco. Sono solo quattro, ma vorrei con te analizzarli uno ad uno. Prima di tutto leggo la “rigiocabilità”. Che significa?

In realtà questo ha più di un senso. Quello principale sta nel fatto che sia ben voluta un’altra partita. Chi prova il gioco deve avere la voglia di provare subito un’altra partita. Delle volte accade, delle volte accade un po’ meno. Deve esserci insomma un buon compromesso, perché il prototipo verrà poi proposto al pubblico, e il pubblico è variegato.

Poi leggo “bilanciamento”.

Il bilanciamento è relativo alle meccaniche del gioco, ed è molto interpretabile. C’è un bilanciamento matematico che è tipico del cosiddetto german, ma c’è anche un tipo di bilanciamento tipico dell’american, che è sempre matematico ma di tipo diverso. È difficile spiegarlo, ma l’american ha una componente più “social” rispetto al german. Noi miriamo comunque ad entrambi i tipi di giochi, ma ognuno di questi deve essere equilibrato a modo suo. Deve essere insomma un buon prodotto, perché dal bilanciamento deriva anche la rigiocabilità vista prima: un gioco poco bilanciato può far passare la voglia di venir rigiocato.

Abbiamo poi la “componentistica”.

Anche la componentistica deve essere frutto di studio: ci sono giochi che ne hanno troppo poca, ed altri che ne hanno così tanta che i giocatori tendono a lasciare nella scatola alcuni pezzi durante la partita.

Infine leggo “originalità”.

L’idea non deve partire dai sistemi di gioco già noti, deve avere una propria personalità. Se tu prendi e fai soltanto un mix di 10 diversi giochi, alla fine verrà fuori un gioco complesso, probabilmente anche ben bilanciato, ma sicuramente non originale. Ci vuole qualcosa in più.

Come fare per partecipare al Contest, e cosa è promesso al vincitore?

Sul nostro sito è presente tutta la modulistica necessaria da compilare e poi da inviare. Ad ogni modo abbiamo anche i social, le email e quant’altro. Insomma è possibile trovarci in molti modi. Per quanto riguarda il vincitore non abbiamo “promesse”: nel momento in cui si soddisfano quei criteri c’è la “promessa”. Noi cerchiamo un gioco da voler pubblicare, siamo alla ricerca del prodotto, è nostro interesse trovare un prodotto. Non vogliamo indire un concorso e poi non pubblicare. Siamo sicuri che ci saranno tanti prototipi validi, ma devono comunque soddisfare quei criteri di cui sopra. Insomma se dovesse iscriversi una sola persona non è detto che vinca automaticamente solo perché è l’unica: deve soddisfare i criteri.

So che siete presenti a diverse manifestazioni (Lucca Games, Romics ecc.). Qual è la realtà che fino ad ora vi ha dato più visibilità, quella nella quale vi siete sentiti più a vostro “agio”?

Sicuramente a Romics riusciamo a creare maggiore intrattenimento. Lucca invece è un mondo a parte, un livello superiore, nel quale noi diamo solo un piccolo contributo, anche perché c’è gente molto più navigata di noi, e parlo di quasi tutte le aziende che stanno li da 20 o 30 anni. Sono loro che hanno realmente contribuito a cambiare la visione di gioco del pubblico. Noi comunque seguiamo il nostro filone, siamo soddisfatti, ma c’è da dare i giusti meriti a chi se li merita.

Matteo Roberti