La chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) è ormai una realtà

Un evento che segna la storia di una riforma del sistema sanitario e di custodia per le persone con disagio psichico, una lotta che dura da 40 anni, con la legge Basaglia. Riforme che rappresentano un’avanguardia tutta italiana per il diritto e per la tutela della salute mentale delle persone. “Si tratta di un risultato ottenuto grazie a una proficua e dialettica collaborazione fra società civile e Istituzioni e al lavoro di tanti operatori. Che dimostra quanto sia preziosa la partecipazione democratica nei processi di cambiamento e innovazione”, da Stop Opg, il comitato che ha riunito in una puntuale e continua lotta, associazioni e istituzioni attorno a temi come quello della contenzione meccanica e soprattutto per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. In un incontro al Senato tenutosi il 28 febbraio 2017, Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Denise Amerini, Patrizio Gonnella, del comitato Stop OPG, hanno presentato il rapporto sui diritti negati dalla pratica di legare coercitivamente i pazienti psichiatrici nei Spdc (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura); questo incontro si innesta in un periodo di svolta, in cui la dismissione degli ospedali psichiatrici giudiziari viene definitivamente sancito.

In una intervista rilasciata al nostro giornale, la Dott.ssa Del Giudice, Presidentessa della Con/F/Basaglia e portavoce del comitato Stop Opg, ribadisce l’importanza del monitoraggio sulle Rems, strutture non carcerarie che oggi ospitano persone con disagio psichico che sono macchiate di un crimine. Le condizioni delle Rems devono restare sotto stretta osservazione per garantire i diritti dei detenuti e mantenere le linee guida approvate dal Ministro della Salute in fatto di contenzione meccanica.
La ministra della Salute Beatrice Lorenzin, in un comunicato del 20 febbraio 2017: “Oggi è una giornata storica perché siamo arrivati al raggiungimento di questo fondamentale obiettivo che è il superamento definitivo degli Ospedali psichiatrici giudiziari, ormai realizzato in tutta Italia – ma specifica la Lorenzin – abbiamo ancora solo sei pazienti che saranno trasferiti a giorni dall’ultimo Opg rimasto che è quello di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia – e conclude – possiamo dire che il lavoro del commissariamento è finito e che siamo riusciti a realizzare questo grande traguardo, nei diritti umani e nel percorso della salute mentale”. La ministra ha voluto sottolineare anche come le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), che sostituiscono gli Opg e hanno iniziato a funzionare in modo scaglionato dal 2015, presentino “situazioni interessanti che dimostrano come le Rems funzionino anche per l’integrazione delle persone col territorio”.

Nel complesso e difficile processo di chiusura degli OPG un ruolo decisivo è stato ricoperto dal Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, nei mesi in cui ha presieduto l’organismo di coordinamento per il superamento degli OPG e al Commissario Franco Corleone commissario unico per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, nominato dal Governo, ha dichiarato: “Oggi i risultati sono straordinari perché in pochi mesi abbiamo aperto tutte le Residenze per le misure alternative già pronte e sono finalmente stati chiusi gli Ospedali psichiatrici giudiziari”. Corleone ha precisato i numeri di questo traguardo “nelle Rems oggi in Italia ci sono 604 posti e 569 pazienti presenti, dei quali 350 con una misura definitiva e 215 con una misura provvisoria”. Il commissario si è poi soffermato sul dato importante del buon funzionamento delle Rems: “a partire da aprile 2015, vi sono stati 950 ingressi e 415 dimissioni, il che vuol dire che le Rems lavorano in coordinamento con i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) e dunque le persone sono state inoltrate sul territorio in strutture diverse: alcune sono in libertà e alcune in altre strutture territoriali. Le Rems hanno messo in moto un rapporto con i Dsm molto significativo e funzionano perché hanno personale molto motivato”. Inoltre, ha precisato, “la pratica della contenzione meccanica non è più utilizzata tranne che a Castiglione delle Stiviere, anche per le sue dimensioni di oltre 120 ospiti”.

La legge Basaglia e la chiusura del manicomio civile è stato un passo fondamentale ma era rimasto scoperto ancora il buco nero dell’Opg. Nell’immaginario l’Opg è il manicomio criminale, ad oggi possiamo dire che non esiste più un manicomio criminale, un traguardo per i diritti umani, un risultato importante, dovuto all’impegno del comitato delle associazioni, insieme alle Istituzioni e delle forze sociali che hanno dato battaglia in questi anni per affermare il diritto degli “ultimi della terra”.

“Si sono evitati così gli ergastoli bianchi” commenta la Lorenzin, “con la legge 81 si è affrontata anche la questione molto difficile. Si è trovata una soluzione evitando che il problema del codice penale e dell’imputabilità fossero il tema del contendere. La legge definisce infatti una misura di sicurezza fissando un termine, il quale non può superare la durata della pena edittale massima per il reato compiuto. Quando una persona accede ad una Rems, lo psichiatra sa qual è il giorno dell’uscita e quindi lavora dimensionando l’intervento terapeutico sulla durata necessaria.”

Il Comitato Stop Opg continua la riflessione “Ora, con  la chiusura definitiva degli Opg possiamo aprire una nuova fase, assegnando alle Rems un ruolo utile ma residuale, e puntando decisamente al potenziamento dei servizi di salute mentale e del welfare locale, costruendo così concrete alternative alla logica manicomiale, per affermare il diritto alla salute mentale e alla piena e responsabile cittadinanza per tutte le persone, senza distinzione, come vuole la nostra Costituzione. Riteniamo positiva la decisione del Governo di mantenere attivo un organismo istituzionale di monitoraggio sul superamento degli Opg, che chiediamo sia aperto al contributo della società civile e nel quale ci rendiamo da subito pronti a partecipare”.

“È necessario continuare la riforma con una cabina di regia di monitoraggio” annunciano il ministro e il commissario Corleone al temine della riunione dell’organismo di coordinamento che ha accompagnato la chiusura degli ultimi Ospedali psichiatrici giudiziari, “la situazione nelle diverse regioni presenta forti disparità. Ma serve anche una modifica del codice penale” prosegue il ministro, “intraprendere dei passi che interessano più strettamente aspetti inerenti la giustizia più che la sanità, per i quali daremo piena collaborazione per tutto quello che riguarda il tema della malattia psichiatrica e mentale nelle varie forme, soprattutto per la presa in carico della malattia psichiatrica. Tra le questioni da migliorare nelle Rems c’è ancora “il problema delle persone senza fissa dimora, degli stranieri e la condizione femminile, tutte cose però che possono essere migliorate”.

“Il tratto più interessante della nuova legge 81 è aver spostato il baricentro dai binomi manicomiali (malattia mentale/pericolosità sociale e cura/custodia: in Opg o in Rems poco importa) alle persone, con progetti di cura e riabilitazione individuali, e nel territorio. Cambiando la vecchia normativa si è aperta una nuova fase per applicare le nuove norme nello spirito della riforma Basaglia. Tuttavia, sappiamo che per rimuovere alla radice la logica manicomiale insita nell’Opg, bisogna modificare quelle parti dei codici penale e di procedura penale che mantengono in vita il doppio binario, uno per i sani e l’altro per i matti… Restituire cittadinanza piena significa intrecciare i diritti con i doveri: essere giudicati, scontare una giusta pena se si è giudicati colpevoli, essere curati quando ammalati.”

(Stefano Cecconi nel comunicato Stop Opg del Seminario organizzato dalla XII Commissione Igiene e Sanità del Senato l’11 settembre 2014).

Foto: Giorgio Raffaelli | Flickr | CCLicense

Valeria Festino, Barbara Petrini