“Life”: il fanta-horror disturbante di Daniel Espinosa

Life

Una pellicola disturbante quanto fluttuante, dagli echi cronenberghiani l’ultima opera di Daniel Espinosa è un fanta-horror distopico, un crescendo di tensione senza fine proporzionata all’esponenziale ingigantirsi di Calvin, l’“embrione” alieno proveniente da Marte.

Una fantascienza di certo non nuova a livello concettuale e relazionale, di vecchio stampo, che vede gli alieni come una minaccia con la conseguente impossibilità di instaurare un dialogo con loro. A questo proposito è difficile non fare un confronto fra quest’ultima pellicola di Daniel Espinosa e il recente Arrival di Denis Villeneuve, due film vicini nel tempo ma diametralmente opposti seppur entrambi coinvolgenti in modi diversi. Life infatti vede sei membri di un equipaggio (Jake Gyllenhal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds, Hiroyuki Sanada, Ariyon Bakare, Olga Dihovichnaya) intenti ad analizzare Calvin, una forma di vita aliena, sconosciuta, unheimlich direbbe Freud. Dopo una breve prima parte introduttiva il film vira su un punto di non ritorno, Calvin non si mostra “aperto al dialogo” (e sta soprattutto qui il contrasto con film come Arrival) diventando invece improvvisamente aggressivo e sempre più minaccioso.

Dal punto di vista estetico vien da pensare al sensazionale Gravity di Alfonso Cuaron per i lunghi piani sequenza dove la macchina da presa fluttua vorticosamente negli interni della navicella spaziale e la vede ondeggiare nello spazio. Il film è girato quasi tutto qui, se si esclude il breve epilogo, come per Gravity del resto e molto simile, quasi una citazione estetica che però sta lì come per capovolgerne le sorti, come per “riscriverne la storia” e ci fa tornare indietro rispetto alle intenzioni di quella fantascienza di ultima generazione. Anche la trama è semplice, non c’è una storia vera e propria, si narra piuttosto una situazione, una lotta per la sopravvivenza che si innesca a pochi minuti dall’inizio del film e che lo percorre per i suoi 103 minuti fino alla fine della pellicola.

Life è un film che punta alle sensazioni forti, disarmanti e devastanti dove l’essere umano si trova solo e impotente con tutti i suoi incubi, le sue fragilità e la disperazione. E lo spazio è un pretesto per analizzare questa situazione in un posto che non sia la Terra, lontano ma infondo vicino, ed è proprio questo il punto di forza del film, l’essere umano messo in un contesto opprimente e senza vie di fuga, dove Daniel Espinosa ne rappresenta le sensazioni e le emozioni intense, incontrollate.

Life è un film che si distingue dagli ultimi sci-fi e sta proprio qui la sua forza, nello sbattere in faccia allo spettatore il suo punto di vista distopico in questo preciso momento storico, come per dire “Sono fuori tempo? Sono fantascienza vecchio stampo? Ma guarda che stiamo messi ancora così, se non peggio perché ci basta restare sulla Terra per provarlo”. Daniel Espinosa con Life, non in ultimo, mette in scena una riflessione violenta sulla contemporaneità, sul tempo in cui viviamo.

Voto: 8

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