In marcia per difendere i diritti

In marcia

Quest’anno non solo festa delle donne ma uno sciopero globale contro la violenza di genere. “Ni una menos” è la sfida lanciata dalle donne argentine in tutto il mondo per tornare a lottare e a manifestare tutte/i insieme per i diritti delle donne

Le donne romane, le associazioni femministe, le realtà e i movimenti sensibili alla difesa dei diritti di genere e tutti i cittadini che si sentono vicini a questa lotta, l’8 marzo si sono date/i appuntamento al Colosseo per unirsi in un corteo e manifestare. Scioperare per portare all’attenzione della cronaca la regressione dei diritti delle donne e il difficile percorso dell’emancipazione femminile.

Un corteo eterogeneo, donne e uomini di tutte le età, bambine/i, italiane/i e straniere/i, dipinto dei colori nero e fucsia ha camminato al ritmo festoso dei tamburi che scandiscono i passi e gli slogan. Ilaria, Chiara, Giuliana e Paola sono i nomi delle donne che abbiamo incontrato, sono le voci che abbiamo estrapolato da un contesto collettivo, un tentativo di dare un senso all’aggregazione. Ci hanno portato, con la loro testimonianza, nei luoghi in cui vivono e lavorano, un mondo dalla dimensione locale in cui essere femminista è ancora importante. Ci hanno raccontato anche come vivono l’incontro con la nuova dimensione globale del movimento.

Chiara è giovanissima (18 anni) è impegnata nelle attività dell’Arcigay di Roma e definisce la società in cui vive maschilista e la donna un soggetto oppresso. Per cui è convinta che il femminismo sia la strada per uscire fuori da questa condizione e il fatto che oggi sia un movimento globale le fa piacere perché in piazza, nella lotta, è come se vi fossero anche tutte le donne del mondo. Ilaria, lavora con le donne rifugiate, è antifascista e reputa il sentirsi femminista ancora “necessario”, ci dice “il movimento ha colto il lato positivo della globalizzazione”. Paola è peruviana, vive in Italia da 18 anni in alloggi occupati da Action, la cultura da cui proviene – ci dice – maltratta le donne, “le tocca” e la lotta per conquistare i diritti è reale e forte. Giuliana fa parte dell’Unione donne in Italia (UDI), associazione storica del femminismo italiano, nata settanta anni fa. Nella globalizzazione e nel coinvolgimento delle giovani generazioni vede un punto di forza, una speranza. È concreta e realista, afferma “non abbiamo ancora ottenuto quello che abbiamo sempre chiesto” e pone l’attenzione sul Piano Femminista Antiviolenza che il movimento sta elaborando, organizzandosi in tavoli tematici di lavoro e cita alcuni degli argomenti oggetto delle discussioni che attualmente sono in corso: esistenza e funzionamento dei consultori; pratica dell’aborto e obiezione di coscienza da parte dei medici; violenza sulle donne. Giuliana esce da una soggettività nel sentirsi femminista ed entra nella dimensione politica del femminismo, cioè nelle pratiche che hanno messo in campo in tutti questi anni per affrontare tanti e diversi aspetti della vita della donna.

Non una di meno non è un movimento ad effetto, uno slogan nato per la Giornata contro la violenza sulle donne o per l’8 marzo. No, è un movimento politico concreto e altrettanto concretamente sta avviando un dialogo istituzionale. Uno degli atti compiuti dalle donne del Lazio, è stato l’invio di una lettera all’assessora alle Politiche sociali della Regione, Rita Visini. Il documento inizia così: “Con lo sciopero globale delle donne dell’8 marzo 2017 si intende portare all’attenzione pubblica e politica la difficile condizione in cui le donne vivono ogni giorno. Il movimento Non una di meno ha sempre denunciato che la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale e non emergenziale che, in quanto tale, attraversa tutti gli ambiti della vita e della società. Per questo sta lavorando ad un Piano Femminista Antiviolenza che individui differenti piani di intervento e differenti interlocutori istituzionali, politici e sociali”.

La lettera isola tre aree tematiche su cui porre l’attenzione per iniziare a ragionare sulla violenza, sul disagio delle donne: i centri e gli sportelli antiviolenza, loro essenzialità e finanziamento; il Sistema sanitario regionale, esternalizzazione dei servizi socio-sanitari e conseguente precarizzazione del personale impiegato prevalentemente femminile; la salute sessuale e riproduttiva delle donne, delle migranti, delle soggettività igbtqia, autodeterminazione a rischio a causa dell’obiezione di coscienza.

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Foto: Francesca Ruggeri| 180gradi.org | CCLicense