Lotto marzo sciopero globale della donne

Lotto marzo sciopero globale delle donne
«Resistance is us/ That’s why Rosa sat on the bus/
That’s why we walk through Ferguson with our hands up»

La lunga storia dei diritti umani comincia con l’idea di libertà e si afferma con l’idea di uguaglianza. È nel secondo dopoguerra che ha luogo una silenziosa ma profonda rivoluzione dei diritti umani. Il peso degli orrori della guerra, la scoperta delle dimensioni dell’olocausto e insieme la speranza di poter costruire un diverso futuro producono un grande cambiamento nella concezione del diritto, che trasforma progressivamente la cultura giuridica e le stesse istituzioni internazionali. Questa nuova cultura dei diritti è fondata sull’idea che gli esseri umani debbano dotati di alcune prerogative essenziali inviolabili e universali, fondati sull’eguaglianza.

La tormentata storia dei diritti umani ha quindi radici risalenti nel tempo ma tutt’ora fragili, vista la facilità con la quale è agevole sradicarli nella pratica, ma soprattutto nelle coscienze. Basti pensare che ancora oggi, vengono chiamati “diritti dell’uomo” con buone ragioni, perché fino a pochi decenni fa sono stati effettivamente soltanto diritti degli uomini e non anche delle donne.
Sono passati esattamente vent’anni dall’adozione della Piattaforma di Azione di Pechino, progetto ratificato da 189 Paesi in tutto il mondo con l’obiettivo di ridurre in modo costante e sensibile i numerosi gap esistenti tra uomo e donna. In questo lasso di tempo la situazione globale è indubbiamente migliorata sotto numerosi aspetti, dalla salute all’istruzione, dalla presenza in politica e ai vertici delle grandi aziende internazionali. Tuttavia, molto rimane ancora da fare. Non a caso, il direttore esecutivo dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women), Phumzile Mlambo-Ngcuka, intervistata dall’Associated Press a pochi giorni dall’8 marzo, è stata lapidaria sul tema: nessun Paese del mondo ha raggiunto ad oggi una piena uguaglianza tra uomo e donna, e che tanto la sotto-rappresentanza di donne nei processi decisionali quanto la violenza di genere sono “fenomeni globali”, tristemente di grande attualità.

Una vita di diritti “negati” è quella che sembra appartenere anche ai detenuti ed alle persone con disagio, come dimostra il rapporto dell’associazione AntigoneGalere d’Italia’ ed i report realizzati da StopOpg ed “E tu slegalo subito”.
Le marce, le battaglie, le manifestazioni per i diritti spezzano la narrazione lineare e conciliante che vede la democrazia in un costante progresso, dove diritti sociali e politici si allargano e si generalizzano sempre di più e sono sempre più disponibili per tutti. Sembra che il mondo odierno sia ancora fedele a quell’idea, a un tempo ideologica e di grande fascino politico, che vede la promessa di emancipazione in un costante processo ascendente. Eppure, le condizioni sociali delle donne e delle persone “costrette” e detenute non sembrano seguire la strada di questo costante miglioramento e scelgono di marciare in una strada tutta loro, che preveda il superamento delle grandi disuguaglianze economiche e sociali entro le nostre società e fra le nostre società. Marciare verso il pieno raggiungimento delle dignità e l’uguaglianza politica di cittadinanza, in un paesaggio sociale marcato dalle vistose disuguaglianze di reddito, ricchezza e status, in un mondo caratterizzato dalla frammentazione e dal pluralismo dei valori, etici, religiosi, culturali.

Ricordiamo la lezione di Norberto Bobbio: quello che è importante non è tanto giustificare i diritti umani quanto difenderli, e continuiamo a marciare.

Foto: Non una di meno|CCLicense