Romics, aprile 2017: un’analisi.

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Dal 6 al 9 aprile scorsi si è svolta la 21esima edizione del Romics, presso la nuova Fiera di Roma. Romics è una manifestazione nata sulle ceneri del vecchio Expocartoon, e quindi è una manifestazione che nasce come fiera del fumetto. Tendiamo a precisarlo subito, perché di solito si tende a scordarlo. L’attenzione che l’organizzazione dedica al mondo del fumetto è quasi maniacale, è precisa il più possibile in ogni minimo dettaglio, perché è ciò che il Romics per sua natura è portata a fare. Tutto ciò che circonda il mondo del fumetto – giochi da tavolo, cosplay, youtubers ecc. – esiste, è curato, ma rimane di fatto un contorno. Potremmo dire quasi che “colori” in un certo senso l’anima della manifestazione stessa. Tutto ciò è testimoniato dal fatto che gli ambiti premi rilasciati nella “zona fumetto” sono costanti ad ogni edizione, non sono dati a caso, e di solito attraggono personalità che possono venire anche dall’altra parte del pianeta. Quest’anno, ad esempio, i Romics d’oro sono stati assegnati sia ad alcuni autori italiani (come Matteo Casali, Giuseppe Camuncoli e Igort), sia a personalità straniere, come Sharon Calahan (storica direttrice della fotografia della Disney/Pixar in film di successo come “Alla ricerca di Nemo”) e Yoshiuki Tomino (il papà di Gundam, tanto per intenderci). Per chiamare e riuscire a coordinare autori simili ci vuole un lavoro non indifferente.

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Tuttavia, nonostante questo sforzo, Romics rimane fedele al suo format, e guarda al mondo della creatività a 360 gradi, dagli Usa al Giappone, all’Europa: dall’autore di fumetto, all’innovativo regista di animazione. Si cerca di dare spazio a tutto ciò che merita spazio, con eventi, presentazioni ed incontri in contemporanea nei 5 padiglioni che accolgono la manifestazione. Le mostre, sempre di numero maggiore, hanno trovato spazio in ben due padiglioni differenti (vedendo di fatto raddoppiato lo spazio a loro dedicato rispetto alle scorse edizioni). Che dire, ancora, degli omaggi ai maggiori autori di tutto il mondo, e alle nuove proposte di narrative fantasy e di illustrazione proposte durante la fiera?

Romics è perennemente alla ricerca delle nuove arti creative e dell’intrattenimento, dal cinema ai videogame, dal web alla narrativa per ragazzi. Alla manifestazione hanno partecipato decine e decine di editori, dai più piccoli ai più grandi, dimostrando di fatto un’attenzione che ogni anno cresce e stupisce. Le novità sono all’ordine del giorno, e non c’è pericolo di non trovare le ultime uscite. E sono proprio le ultime uscite, le novità, che attirano il grande pubblico.

Romics ha deciso, e promette, che le forze devono essere concentrate principalmente sul mondo del fumetto. E così accade. Le attenzioni date al fumetto non sono le stesse date, ad esempio, ai giochi da tavolo. Ma tutto questo non è un male, vogliamo ribadirlo. È una scelta. E i 200mila biglietti (e forse più) che Romics strappa ad ogni edizione testimoniano che le scelte sono quelle giuste.

Se proprio vogliamo giocare ed aprire un discorso tanto per fare polemica quanto per dimostrare la capacità organizzativa di chi ne sta a capo, possiamo dire che Romics ha la “sfortuna” di essere una manifestazione romana, presente cioè in un contesto dove la popolazione locale durante l’anno ha la possibilità di trovare tutto ciò che cerca. Insomma il romano appassionato di questo mondo, a differenza del lucchese e del modenese (che aspettano rispettivamente con ansia le manifestazioni di Lucca Comics and Games e del Play di Modena), potrebbe paradossalmente vivere benissimo anche senza il Romics. Invece aspetta il Romics perché sa di trovare l’autore importante e la novità importante, lo youtuber dei suoi sogni o la gara di cosplayer con i più famosi cosplayer italiani. Aspetta il Romics perché un “carnevale” simile non lo vive neanche a febbraio. Per questo siamo portati a dire che il visitatore di Romics non vive la manifestazione tanto per viverla, non ha senso che lo faccia. Chi viene a Romics lo fa per un motivo preciso. Chi scrive, ad esempio, ha vissuto quest’ultima manifestazione intervistando molti autori importanti del mondo del fumetto (come i 3 romics d’oro italiani citati sopra), e presentando un proprio gioco di prossima uscita (si spera!). Tutto ciò, senza il Romics, non sarebbe potuto accadere. Intendiamoci, anche tutte le altre manifestazioni italiane su questo tema offrono molto in tal senso: Play di Modena, ad esempio, presenta tutte le novità possibili e immaginabili per quanto riguarda il gioco da tavolo, per non parlare delle centinaia di novità proposte dal Lucca Comics and Games. Quello che stiamo cercando di far capire è che una manifestazione come il Romics deve faticare doppiamente per attrarre pubblico, perché il pubblico, durante l’anno, trova vicino casa già tutto ciò di cui ha bisogno. Difficile dunque non fare un plauso all’organizzazione del Romics che, ad ogni edizione, come già accennato si avvicina o addirittura supera i 200mila biglietti strappati.

I delusi, che in questo caso possiamo definire “puristi”, ci saranno sempre, anche davanti alla manifestazione perfetta. Ci sono i delusi per il Lucca Comics (per via del poco spazio e della troppa calca), ci sono i delusi per il Play di Modena (per via delle attese troppo lunghe ai tavoli), ci sono i delusi del Comicon di Napoli (per via di un’organizzazione che anni fa lasciò fuori centinaia di persone). E ci sono i delusi del Romics. Alcuni rappresentanti del mondo del fumetto nostrano tendono proprio ad eclissarsi per via delle numerose “contaminazioni” date da un certo tipo di pubblico (pubblico che invece è proprio la forza del Romics stesso), ma anche molti editori di giochi da tavolo faticano a trovare motivazioni, perché non riescono a vedere da parte dell’organizzazione un’attenzione maggiore al tema. Attenzione, mi permetto di ricordare, non richiesta dalla mission del Romics, la quale, come si diceva all’inizio, essendo una manifestazione del fumetto, punta ed utilizza principalmente le sue energie al mondo del fumetto.

In conclusione, sta alla sensibilità delle persone riconoscere tutto il lavoro svolto; sta alla nostra sensibilità saper “sfruttare” al massimo gli spazi e le opportunità che ci vengono offerte, anche se li riteniamo minimi; sta a noi riconoscere che certi “mondi” si toccano inevitabilmente, ed accettare questa situazione; sta a noi evitare di isolarci solo perché c’è qualcosa che non ci piace. Se vogliamo continuare a cercare la perfezione possiamo farlo, ma così facendo rimarremo perennemente delusi.

Matteo Roberti