Grass: quando la marijuana si… gioca.

Nonostante il delicato tema che da tempo circonda la Canapa, il mondo del gioco da tavolo si è mosso ad “ironia” verso di esso, dando vita a giochi che potessero ricordare in modo “goliardico” e a grandi linee lo spirito e il traffico che gira intorno a questa pianta. Tra tutti i giochi creati sul tema, quello più pittoresco (soprattutto per via della sua confezione a sacchetto…) è senza dubbio Grass (“erba” appunto), un gioco di carte non collezionabile che potremmo definire un “party-game” (o “filler” se volete) totalmente indipendente dalla lingua. Le carte, infatti, non riportano alcun testo significativo su di esse.

Considerato come un lontano cugino di un noto gioco di carte francese (Mille Bornes), Grass viene presentato per la prima volta al pubblico nel 1979 per conto della EuroGames. In questo gioco i partecipanti hanno la possibilità (ma dovremmo dire l’obbligo!) di diventare degli spacciatori incalliti! Il loro obiettivo sarà quello di arrivare ad essere il numero uno dei “pusher” sulla piazza, vendendo tanta erba fino a raggiungere la succulenta cifra di 250.000 dollari. Basato su molti luoghi comuni (spesso enfatizzati e ridicolizzati) in Grass i giocatori dovranno a turno pescare una carta dal mazzo, aggiungerla alle carte che già hanno nelle proprie mani e giocarne una (oppure scartarne una). Tutto qua. Il mazzo è composto da 104 carte speciali dai disegni particolari, contenute in un piccolo e accattivante sacchetto di juta. Si dividono in molti tipi, ed ogni tipo di carta da il diritto ad una specifica azione: tra le più importanti ci sono sicuramente le carte soldi, dal valore diverso, senza le quali non si può vincere la partita. Mentre si tenta di giocare queste carte, però, gli altri giocatori possono impedirne la giocata, giocando a loro volta carte che contrastino la “vendita” dell’erba da parte del giocatore di turno: c’è infatti il rischio di pagare tasse o ammende varie, oppure addirittura c’è il rischio di venir arrestati! Ci sono poi carte che permettono di rubare altre carte già giocate dagli altri giocatori, oppure c’è una speciale carta che permette di accumulare foglie di marijuana per la futura vendita (sempre se però non c’è troppo calore in giro!). Insomma le varianti sono tante, e questo è sicuramente un punto a favore del gioco, che vede limitata la componente fortuna, anche se comunque in un gioco di questo tipo è impossibile eliminare del tutto. Del resto perché eliminarla del tutto? Il gioco si presenta proprio così, dai turni veloci, dall’elevata interazione tra i giocatori, e dalla durata molto contenuta. È un gioco che in fondo, nonostante il tema trattato, vuole essere senza troppi pensieri, e la componente fortuna aiuta a non pensare. Tuttavia, è sempre bene ricordare che giocare a caso non porta mai a nulla di buono, e che comunque i giocatori dovranno impostare una strategia (seppur minima) in base alla loro mano iniziale di carte.

Ad ogni modo l’imbarazzante rapidità del gioco è stata ritenuta da molti un pregio, da altri un terribile difetto: se da una lato, infatti, un gioco veloce è senza dubbio godibile e sicuramente “rigiocabile” all’istante, dall’altra se diventa troppo veloce rischia di rimanere nel “limbo” del “né carne né pesce”. Soprattutto se si decide di prendere a modello un tema così sensibile si deve essere chiari fin dall’inizio, e mettere nelle condizioni i giocatori di capire se si sta imparando qualcosa, oppure se si sta “ridendo” di qualcosa. In questo gioco si ride, ma si ride sui luoghi comuni, e va giocato con questo spirito. Grass, tra l’altro, è un gioco fatto di continui scontri ed è pieno di imprevisti, perché non puoi mai sapere che cosa potrà capitare. Durante una mano potrai vendere tranquillamente erba, durante un’altra mano ti potrà essere impossibile farlo. Inoltre, dato che in una mano si attacca e in un’altra ci si difende, è possibile accordarsi con altri giocatori per attaccare oppure per difendersi (esattamente come, immaginiamo, possa accadere durante un vero giro di spaccio).

Oltre a Grass, è opportuno citare anche un altro gioco, sempre di carte, e sempre su questo tema: parliamo di Growerz. Questa volta ci muoviamo in un contesto di legalizzazione, nel quale i giocatori dovranno essere abili a coltivare le piantine di marijuana, fino a mettere su una piantagione appetibile sia dal punto di vista della quantità che dal punto di vista della qualità. Per far ciò è necessario scegliere le attrezzature più efficaci, e se possibile seguire anche i consigli dei vicini.

Anche in Growerz si ride, perché evidentemente è proprio il tema ad essere divenuto trito e ritrito nella nostra società e nella nostra politica. Legalizzare o non legalizzare? Assolvere o non assolvere? Non saremo noi a rispondere, perché qualunque sia la decisione finale al giocatore da tavolo non interessa. Se necessario, egli è già pronto, e sarà sempre pronto a riderci su.