Le regioni italiane e le loro differenze al museo di arte e tradizioni popolari

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Questo mese facciamo tappa nel quartiere dell’Eur a Roma per conoscere le tradizioni e le caratteristiche delle tante regioni italiane dell’800 e dei primi del ‘900.

Il museo di Arte e Tradizioni Popolari è un luogo ampissimo e spazioso dove ogni sala è dedicata a un tema, con oggetti specifici provenienti dalle va- rie regioni chedocumentano la vita quotidiana, il lavoro e la religiosità popolare nel periodo precedente all’industrializzazione.

L’origine di questa raccolta risale al 1906, a Firenze, organizzata dall’etno- logo Lamberto Loria. In occasione dei 50 anni dall’Unità d’Italianella manifestazione di Esposizione Universale 1911, la collezione si arricchì notevolmente. Successivamente la mostra fu spostata nella sede attuale in occasione dell’Esposizione Universale 1942 ma, a seguito dello scoppio della guerra, venne chiusa per essere inaugurata nuovamente il 20 aprile 1956. In seguito gli oggetti e letestimonianze esposte sono aumentate e la collezione si è arricchita grazie a molte donazioni.

Guardando la collezione è interessante soffermarsi sulle differenze tra regio- ne e regione, su aspetti comuni da cui si possono capire le tradizioni di ogni parte d’Italia e osservare oggetti più disparati, alcuni più sofisticati, altri più semplici, alcuni poverissimi, altri meno. È molto interessante rivivere attraverso questi oggetti gli antichi mondi contadini, immaginare il modo di vivere di allora, anche nelle diversità regionali, e imparare, in questo modo, la storia e la cultura, magari con dei particolari a noi sconosciuti, attraverso reperti molto belli e originali.

Si tratta di testimonianze dell’800 e dei primissimi del 900, nel periodo precedente all’industrializzazione, esposti in dieci sale. Troviamo moltissimi costumi regionali, uno più particola- re dell’altro, di ogni tipo, maschili e femminili, per le varie occasioni, da pastori, da contadine, da cerimonia, molti dei quali folkloristici e colorati, con fantasie e colori molto forti e vivaci, ovviamente con caratteristiche della propria cultura e la propria tradizione.

Sono in mostra, inoltre, svariati gioielli e amuleti di oreficeria tradizionale, di ogni tipo e per ogni gusto, dai più semplici ai più elaborati, dai più classici ai più particolari, di tantissime forme e di- mensioni.

Sono poi esposti presepi tradizionali di provenienza diversa, alcuni con i pastori napoletani che non hanno bisogno di commenti per la loro bellezza, suggestività e per la cura dei particolari. Numerosi sono gli oggetti di lavoro contadino e marinaro, strumenti musicali per i giorni di festa, oggetti per la casa di legno e ceramica, culle per bimbi e utensili di trasporto che riguardavano il lavoro agricolo, marinaro e la pastorizia. All’ingresso del museo sono esposti anche due carretti siciliani molto belli che arricchiscono il museo con la loro imponenza e la loro bellezza. Questa ricca collezione ci spinge a un confronto sulla quotidianità, lavorativa e non, con i nostri tempi: sicuramente era tutto più faticoso,ma forse nella vita contadina di allora c’era più scambio fra le persone e più umanità.

Oggi, al contrario, acquistiamo oggetti costruiti da sconosciuti, per lo più sfrut- tati dalle grandi industrie. A Roma, nel quartiere dell’Eur pieno di verde, alberi e tanti parchi, dove si può stare in relax e fare splendide passeggiate, troviamo anche questo interessante museo. Quindi, se per caso vi trovate da quelle parti in un qualsiasi giorno della settimana o didomenica, in particolar modo la prima domenica del mese in cui l’ingresso è gratuito, fateci una capatina perché ne vale davvero la pena.