Noi, il resto del mondo e l’arte

Maggio 78-febbraio 2017, dopo quasi 40 anni di storia dalla legge 180, cosa è cambiato? Come vivono e come affrontano il mondo dell’arte le persone con disagio?

Indubbiamente è cambiato l’approccio e il rapporto tra persone con disagio e il resto del mondo, tra le persone e le molteplici forme d’arte. Ormai da tantissimi anni si discute di come viene affrontata questa tematica dal mondo dei così detti “sani”, di come ci si rapporta a loro e come sono visti dalla società. Si parla molto meno delle loro emozioni e delle loro sensazioni, di come sono visti dalla società e ancor meno si parla del rapporto degli utenti con l’arte. Arte, un termine che può essere rappresentazione di tante cose, quando se ne parla non ci si riferisce soltanto alla scultura o alla pittura, ma anche alla composizione di poesie, di canzoni o semplicemente alla composizione di musica.

Non a caso, una delle poetesse più importanti del 900, Alda Merini, ha lasciato indelebile il segno nel mondo della poesia, con il suo dono ha rappresentato la presa d’atto della sua depressione bipolare, in uno stile che possiamo trovare in tutta la sua pratica letteraria. Le immagini potenti che evoca, sono per chi legge le sue poesie, fonte continua di riflessione. Insomma, l’arte in che modo lascia la sua traccia? E quanta importanza ha per chi soffre? Sicuramente si tratta di un aspetto molto soggettivo ma può avere una grande importanza. È accaduto che pittori o artisti che soffrivano di depressione, abbiano tirato fuori degli incredibili capolavori. Due su tutti: Van Gogh nella pittura e Leopardi nella poesia. Chi soffre di disturbi psicologici, spesso a causa di traumi o crisi esistenziali, delusioni o problemi familiari, è spesso una persona chiusa che non riesce a comunicare con tanta facilità e a esternare i propri sentimenti, le proprie emozioni e, soprattutto, non si sente compresa dal mondo che la circonda. Molte di queste persone si liberano delle proprie ansie e angosce attraverso l’arte, riuscendo, grazie ad essa, a comunicare con il mondo.

A volte quando ci si trova davanti a un’opera d’arte, si fa fatica a comprenderla e a trovarne il senso ma c’è un motivo. Le opere non seguono canoni predefiniti, ma hanno un significato preciso per l’autore, possono rappresentare tutta l’emozione, la rabbia di un momento o una grande sofferenza, ancora più grande è la rappresentazione attraverso l’arte. Si tratta di qualcosa che esce di getto da parte di chi la rappresenta come se in quel momento la tela, o il foglio, con i colori, fossero una persona con cui si parla, alla quale si sta comunicando qualcosa, o addirittura può essere un discorso in particolare fatto a persone con cui non si riesce a parlare. E le parole o i colori vengono usati in piena libertà. C’è, per esempio, chi esprime la propria rabbia con il colore nero, chi invece usa il rosso, dove le rappresentazioni sono astratte, a volte anche intersecate con colori misti e di tonalità diverse, l’arte e il rapporto con essa diventa un momento di comunicazione con il mondo.

Chi ha problemi psicologici e psichici utilizza questo strumento per comunicare e rappresentare alcuni dei propri pensieri, infatti all’interno di molti Dipartimenti di Salute Mentale e Centri di Salute Mentale si svolgono molte attività riabilitative: tra i gruppi di lavoro spesso si svolge anche l’attività di arte-terapia. Una di  queste  esperienze si  svolge  a  Bisceglie in  Puglia, in un laboratorio chiamato “I Camalioni” condotto dai maestri Tomas Di Terlizzi, Luisa Papagni, Vittoria Sasso e Marilena Paradiso. Gli utenti dei servizi di salute mentale di Bisceglie si impegnano, ormai da anni, in un laboratorio artistico esperienziale che permette loro di esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti, con l’ausilio altri mezzi espressivi come il teatro e fotografia, hanno costruito un gruppo di artisti che ha dato vita alla mostra il 4 Febbraio a Palazzo Tupputi a Bisceglie.

Il rapporto degli utenti dei servizi psichiatrici con il mondo esterno attraverso l’arte è un modo molto bello per cercare di integrarsi ed essere capiti e nello stesso tempo per far capire che chi ha problemi può comunque realizzare opere particolari, interessanti e belle, comunicando grandi passioni ed emozioni. Opere talvolta anche più belle ed elaborate di quelle dei così detti “sani” perché, molto spesso, queste persone hanno una componente in più da non sottovalutare: la sensibilità che viene fuori dal proprio vissuto e dalle proprie sofferenze.

Foto: I Camalioni CCLicense