Il ruolo della cannabis nei disturbi psichici

Cannabis

Il dibattito medico sul tema della cannabis terapeutica sta sempre più trovando una propria dignità scientifica: al momento attuale, la più frequente indicazione d’uso dei cannabinoidi sono le malattie che coinvolgono il sistema nervoso centrale, per le quali non esiste ancora un trattamento soddisfacente (come per esempio le situazioni neurologiche simili alla sclerosi multipla, il dolore cronico intrattabile, il vomito da chemioterapia, il Parkinson, gli spasmi e in casi di lesioni midollari e di crisi convulsive in bambini farmacoresistenti).

La ricerca nelle scienze psicologiche-psichiatriche sembra invece rimanere ferma nel considerare la cannabis solo come fattore implicato nella genesi dei disturbi mentali. Ad oggi infatti, le ricerche condotte hanno unicamente messo in relazione l’uso e/o l’abuso di cannabis unicamente con alcuni disturbi della sfera psichica quali depressioneesordio psicoticoansiaattacchi di panicoschizofreniaabbassamento del QIsindrome amotivazionale. Tuttavia le conclusioni a cui i ricercatori sono arrivati non sono uniformi, soprattutto per gli evidenti limiti insiti in tali ricerche. Primo fra tutti l’aver considerato la cannabis come sostanza unica, al massimo considerata nella sua forma di assunzione (hashish, marijuana, olio di cannabis ecc), senza un’accurata analisi biochimica delle sostanze presenti nel fiore o nella resina consumate (i fiori femminili della pianta di cannabis contengono più di 480 principi attivi differenti). Altro importante limite è stato l’aver misconosciuto le modalità di assunzione e l’associazione della sostanza con altre sostanze psicoattive.

Recentemente, la liberalizzazione a scopo ricreativo e terapeutico della Cannabis in alcuni stati degli USA, ha permesso di strutturare modelli di ricerca sempre più precisi, al fine di identificare il potere dei diversi componenti della cannabis anche nella cura di affezioni psichiatriche (ad esempio il lavoro di S. Sisley con pazienti con Disturbo Post-Traumatico da Stress, in Colorado). Un recente studio americano apparso sulla rivista Clinical Psychology Review, ha indagato in particolare gli effetti della cannabis sulla salute mentale. La ricerca è stata effettuata presso la University of British Columbia da un team di studiosi coordinati da Zach Walsh. Lo studio consiste in un’ampia revisione delle ricerche già effettuate sugli effetti della cannabis in ambito terapeutico e non, analizzando 60 articoli scientifici e realizzando la più ampia Systematic Review mai effettuata sul tema. I risultati hanno evidenziato una lunga lista di disturbi psichici per i quali il consumo di cannabis potrebbe risultare utile. La marijuana infatti, sarebbe d’aiuto per superare la dipendenza da oppiacei e oppioidi, risulterebbe efficace nel contrastare i sintomi della depressione, del disturbo d’ansia, e del disturbo da stress post traumatico.

Cannabis e stati ansiosi

Ansia e cannabis hanno un rapporto complesso e diversi tipi di cannabis possono provocare effetti diversi nella psiche umana. Gli studi pubblicati dalla rivista Leafscience, sottolineano come anche il dosaggio e la frequenza di assunzione siano fattori importanti da considerare nell’indagare il rapporto tra ansia e cannabis: alcune ricerche sostengono che un consumo sporadico di cannabis a contenuto medio di THC possa essere utile per alleviare il disturbo, mentre un consumo cronico di cannabis ad alto contenuto di THC potrebbe rappresentare in alcuni soggetti, la causa stessa dell’ansia.

Le due sostanze chimiche più comuni nella cannabis sono THC e CBD. Sebbene la maggior parte dei ceppi contenga entrambi i composti, i livelli di THC e CBD tendono a variare da ceppo a ceppo. Il THC è il principio responsabile degli effetti psicotropi e un abuso di questo principio attivo può facilitare lo sviluppo di pensieri paranoidei. Questo perché il THC attiva una zona del cervello, l’amigdala, che gestisce l’emozione della paura. Il CBD, d’altra parte, contrasta gli effetti del THC che alterano la mente. Diversi studi hanno dimostrato che, se assunto da solo, il CBD può ridurre l’ansia sia in individui sani che in individui inclini agli stati ansiosi.

I ceppi ricchi di CBD sono diventati popolari solo di recente, grazie alla crescente consapevolezza degli effetti medici del composto. Oltre THC e CBD, la cannabis contiene più di 100 cannabinoidi diversi ad oggi identificati, oltre ad una varietà di composti aromatici, che possono avere anche proprietà terapeutiche. Secondo un rapporto del 2013 di Trends in Pharmacological Sciences, gli studi epidemiologici hanno indicato che il motivo più comune per l’utilizzo di cannabis sembrerebbe la sua capacità di ridurre la sensazione di stress, tensione e ansia.

Cannabis e disturbi depressivi

Le ricerche nel campo dell’interazione tra cannabinoidi e  depressione, risultano ancora contraddittorie: se da una parte, a livello clinico, resiste ancora una considerazione della cannabis solamente nel suo aspetto di sostanza di abuso (l’uso continuativo della sostanza provocherebbe una sindrome amotivazionale, e dunque sovrapponibile a parte della sintomatologia depressiva), nei paesi dove è consentito l’uso medico di estratti galenici della cannabis, i cannabinoidi vengono utilizzati al fine di curare le condizioni depressive.

Ricerche in tal senso evidenziano un funzionamento simile a livello neurobiologico dei cannabinoidi (assunti in basse dosi) con i farmaci antidepressivi di nuova generazione SSRI (Piomelli, 2003. Gobbi, 2007. Serra et all., 2011). Recenti studi hanno portato alla luce il ruolo di altre molecole presenti nella pianta di cannabis la cui azione è antidepressiva. Si tratta dei terpeni, i composti che danno l’aroma ai fiori. Russo, nel 2011, ha avanzato l’ipotesi di una complessa interazione sinergica tra fitocannabinodi e terpenoidi al fine di curare affezioni della psiche. Ad oggi il panorama scientifico sembra molto interessato all’enorme complessità di principi attivi della pianta di cannabis e del loro ruolo terapeutico in moltissime patologie. Culture mediche millenarie hanno sempre trovato nella cannabis un potente alleato nella cura della depressione, così come i dispensari californiani prescrivono strain genetici di cannabis (con presenza di CBD e di terpene citrus) specifici per il “male del secolo”.

La rivista European Neuropsychopharmacology ha pubblicato uno studio che ha confermato l’effetto positivo del THC sugli stressor esterni. Lo studio, che è stato effettuato presso la University Medical Center di Utrecht in Olanda, sostiene che il THC attivi il sistema endocannabinoide naturalmente presente nel cervello per alterare la nostra risposta a immagini o emozioni, riducendo la negatività nell’elaborazione emotiva.

Per quello che riguarda l’utilizzo della cannabis in presenza di altri disturbi psichici, i dati ad oggi disponibili indicano l’inefficacia o anche il rischio di peggioramento in persone che soffrono di psicosi o di disturbo bipolare.

Questi risultati dimostrano la grande varietà di effetti e interazioni che può assumere la cannabis nelle persone con disturbi mentali, e la necessità di conoscere più a fondo i suoi effetti sulla psiche umana. Attualmente non esistono molte linee guida affidabili che aiutino i professionisti sanitari e con la fine del proibizionismo, conoscere come la cannabis può inserirsi all’interno di un percorso di cura diventerà sempre più necessario.

Lo scenario non è dunque univoco, ma si possono trarre alcune conclusioni utili per i consumatori e per gli operatori della salute mentale:

  • Il regime di illegalità non permette di conoscere la composizione dei cannabinoidi all’interno dei prodotti venduti illegalmente e alimenta il commercio di ibridi di cannabis con alto contenuto di THC, quindi altamente psicoattivi.
  • La psicoattività della sostanza va messa in relazione alla suscettibilità individuale: soffrire di disturbi psichiatrici aumenta la possibilità che l’uso, anche occasionale, faccia emergere sintomi psichiatrici.
  • La condizione psichica del consumatore prima dell’assunzione determinerà gli effetti che s’ incontreranno durante l’utilizzo della sostanza. Ne consegue che umore deflesso, pensieri paranoidei, stati di ansia, possano essere amplificati dalla sostanza stessa.
  • L’uso della sostanza va messa in relazione alla modalità di assunzione: sembra che ci sia maggiore correlazione tra uso di tabacco + cannabis e sintomi psicotici rispetto all’uso di cannabis senza tabacco e sintomi psicotici. L’assunzione di alcol e cannabis può dare luogo a sintomi dissociativi.
  • Gli effetti sono dose-dipendenti: tuttavia non vi è una relazione diretta, dipendono dai cannabinoidi coinvolti.
  • L’automedicamento con la cannabis per mantenere un equilibrio psichico, dovrebbe essere discusso con il proprio medico curante, poiché, secondo il D.l Lorenzin del dicembre 2015, la cannabis terapeutica può essere prescritta anche per alcuni disturbi psichici.

Foto: Antonio Marín Segovia | Flickr | CCLicense