La follia sbarca a Venezia. Intervista ad Anna Poma sul Festival dei Matti

Foto dalla Photogallery del sito Festivaldeimatti.org
Foto dalla Photogallery del sito Festivaldeimatti.org

L’ultimo week end di maggio, come consuetudine negli ultimi anni, a Venezia va in scena l’appuntamento con il Festival dei Matti, quest’anno arrivato alla sua ottava edizione. Si tratta di un’iniziativa, come dice il nome stesso, dedicata alla mobilitazione e alla sensibilizzazione per tutti quei temi che riguardano la salute mentale. Un evento dove si tenta di portare alla luce alcune problematiche per far conoscere, anche ai meno informati, il disagio e la sofferenza di chi si trova durante la sua vita a entrare nel tunnel della follia ma, soprattutto, aiutare chi è dall’altra parte della barricata a non aver paura di questo mondo. Perché, si sa, sono sempre le cose che non si conoscono a incutere maggior timore. L’obiettivo è quello di riportare la “follia” al centro di una riflessione seria e far si che si arrivi a non escludere, emarginare o stigmatizzare nessuno, ma a valorizzare al meglio ogni individuo, cercando di scoprirne talenti, capacità e personalità che fanno parte del bagaglio personale. Il festival è programmato in tre giornate, nelle quali questa tematica viene affrontata in contesti diversi attraverso laboratori, incontri e dibattiti. La manifestazione è aperta a tutti, a esperti del settore e non, a chi ha avuto esperienze dirette e abbia voglia di condividere le proprie sofferenze, così come a tutti i cittadini sensibili all’argomento. Come nelle sette edizioni precedenti è stato dato un titolo all’evento e si è affrontata sempre una tematica di partenza. Quest’anno il titolo è ”Temporali”, ma per saperne di più abbiamo intervistato l’organizzatrice di tutte le otto edizioni, la dott.ssa Anna Poma.

Cosa l’ha spinta ad appassionarsi al tema della salute mentale?

Si tratta di una passione che si lega a due itinerari paralleli della mia vita. Mi sono laureata in filosofia e subito dopo ho preso la laurea in psicologia. Da lì ho cominciato a occuparmi in modo concreto del tema della salute mentale, la legge Basaglia in questo caso è stato il punto di partenza. Essendo psicologa e psicoterapeuta, ho deciso di aprire una piccola cooperativa sociale. Ci siamo resi conto che solo lavorando nell’ambito culturale si possono combattere i luoghi comuni e gli stereotipi che ancora persistono. Gli obiettivi principali sono due: fare circolare questi discorsi, che dal punto di vista tecnico all’esterno sono visti in maniera fondamentalmente sbagliata, e tentare di gestire una questione così delicata e importante portando le persone a riflettere e a ragionare su questa tematica.

Come è nata l’idea per il titolo di questa ottava edizione?

Volevamo soffermarci sulla questione in modo semplice, su come viviamo la contemporaneità, il tempo e la salute, e vedere che i nostri tempi si muovono sempre in modo accelerato e, a volte, si tende a tralasciare cose importanti perché ci sono sempre emergenze che ci catturano. E come tutto questo può portare ad ammalarsi.

Nel sito dell’evento si legge una bella presentazione che si chiude con una frase molto forte “Temporali che rovescino la scena”. Qual è il messaggio di questa immagine?

Con quell’immagine si intende il discorso secondo il quale nella società odierna si va sempre di corsa e non ci si ferma a ragionare sugli scenari che ci vengono presentati. L’esempio dei temporali serve a far capire che quando c’è un temporale bisogna fermarsi per forza: davanti a certi eventi bisogna riflettere e certi fatti hanno bisogno di una riflessione lenta.

Nel corso di questi otto anni come è cambiato il pubblico?

Sicuramente per quanto riguarda la prima edizione si è trattato di un gruppo molto vasto, richiamato dall’interesse e la curiosità della città. In questi ultimi tre anni siamo riusciti a trovare dei partner di diverso tipo e abbiamo avuto degli agganci importanti, quindi un po’ per le agenzie del territorio, un po’ perché abbiamo coinvolto persone che sono impegnate su questi temi, un po’ per aver coinvolto Palazzo Grassi, abbiamo allargato il nostro pubblico. Una volta arrivati al festival i partecipanti sono rimasti colpiti e sorpresi dai temi che affrontavamo, dal fatto che cerchiamo di dare molte informazioni e da come raccontiamo anche il fatto che tutti siamo esposti alla possibilità di inciampare. Sembra che questo modo di comunicare e riflettere funzioni: ora sta cominciando a partecipare al Festival anche gente che arriva da lontano.

Quali sono le novità di questa ottava edizione rispetto alle scorse edizioni?

Le giornate del festival sono tre. La prima giornata – venerdì 26 – partirà con un laboratorio alla Ca’ Foscari, “Ma che siamo matti?”, nel quale sarà proiettato un cortometraggio in cui sono stati intervistati dei passanti a cui seguirà una discussione che partirà dalle esperienze personali del pubblico. Il sabato sarà dedicato ai diritti e, tra i tanti argomenti, una parte sarà riservata al problema delle REMS. La domenica mattina ci sarà un altro laboratorio, un teatrino ispirato alla Ballata del Vecchio Manicomio e nel pomeriggio un incontro con lo psichiatra Peppe Dell’Acqua e il giornalista Pietro Del Soldà.

Ricordiamo quindi che il Festival si svolgerà dal 26 al 28 Maggio a Venezia. Un’iniziativa molto importante e unica nel suo genere. Un evento utile che può contribuire a migliorare la conoscenza del mondo della salute mentale e superare tutti gli ostacoli, gli stereotipi e i pregiudizi che ancora sono legati al concetto di follia.