Perché le REMS vanno migliorate senza sollevare allarmismi sociali

Il Fatto Quotidiano ha stravolto la prima fotografia del Consiglio Superiore della Magistratura sul nuovo sistema post Opg. Qualche dato per non perdere di vista la realtà

Gli OPG sono stati definitivamente chiusi. A sostituirli ora ci sono le REMS, che per legge sono delle strutture sanitarie, dunque non detentive come gli OPG, dirette ed amministrate da un responsabile medico con un numero contenuto di posti letto fino a un massimo di venti. L’obiettivo delle REMS è quello di effettuare, insieme ai servizi psico-sociali territoriali, un percorso terapeutico-riabilitativo personalizzato per ogni soggetto che vi risiede. La riforma ha posto i Dipartimenti di Salute Mentale al centro di questo nuovo sistema, i DSM sono infatti responsabili dei programmi terapeutico-riabilitativi da attuare nel territorio. Va posta l’attenzione su un fattore molto importante e delicato, l’internamento in una REMS, dichiara la direttiva, non ha solo “il carattere della eccezionalità, ma anche della transitorietà”.

Dice la legge che le REMS sono delle strutture con il compito di accogliere, riabilitare ed integrare solo quelle persone che presentano un problema psichiatrico nel momento in cui hanno compiuto un reato. Non nascono all’insegna di una logica punitiva, detentiva e manicomiale, sono piuttosto strutture sanitarie atte alla cura di pazienti psichiatrici responsabili di un reato e non devono diventare un contenitore di detenuti con disturbi psichiatrici.

Il Fatto Quotidiano, il giorno successivo la pubblicazione della delibera del CSM sullo stato delle REMS (ndr 19 aprile 2017), ha pubblicato un articolo-denuncia dal titolo “Dopo la chiusura degli Opg, le Rems sono piene e i criminali malati mentali restano liberi”. Da una delibera articolata e sviluppata in sette punti dove vengono presentate sia criticità che proposte di miglioramento, il giornale sopracitato ha estratto un paio di frasi decontestualizzate, dalle quali emerge un quadro preoccupante e che di fatto si esaurisce in un becero allarmismo. L’articolo ignora infatti l’intera delibera stravolgendone e travisandone il quadro generale. Non si accenna, infatti, a importanti punti chiave come il malfunzionamento di alcuni servizi, né ne emergono dunque le reali problematiche e i suggerimenti avanzati dal CSM. Ne viene fuori quindi un’immagine distorta e un inutile e preoccupante grido di allarme che non fa di certo una corretta informazione.

In realtà il nocciolo della questione è un altro e viene così introdotto e spiegato nella delibera:
“Per esigenze di sintesi non è possibile riportare integralmente la molteplicità di informazioni pervenute dai diversi uffici interessati, pur dovendosi dare atto che le problematiche evidenziate dalla maggior parte degli uffici attengono, principalmente, alla carenza di posti presso le nuove strutture REMS, con inevitabile formazione di liste di attesa per l’accettazione di nuovi pazienti e conseguente dilatazione dei tempi di esecuzione delle misure disposte; alla collocazione territoriale di alcune REMS, negativamente incidente sulla possibilità per le forze dell’ordine di intervenire tempestivamente nell’ipotesi in cui uno o più internati pongano in essere atti aggressivi o si diano alla fuga; all’individuazione dei soggetti deputati ad assicurare il trasferimento degli internati dalla Rems ai Presidi Sanitari Territoriali; nonché alla inadeguatezza della sorveglianza interna ed esterna alle strutture”. (punto 3.2 – Informazioni pervenute dagli uffici giudiziari)

Come si legge nella delibera stessa, il Commissario Unico per il superamento degli OPG, Franco Corleone, “ha rimarcato l’esigenza di una maggiore omogeneità, sul piano organizzativo e strutturale, tra le REMS presenti nelle diverse Regioni”. Si pensi ad esempio a strutture come quella di Trieste e Udine con soli due posti letto, e poi ad altre come quella di Castiglione delle Stiviere che conta 160 posti. Rispetto a quest’ultimo caso Corleone ha fatto notare che un numero così grande di residenti è un fattore da non sottovalutare in quanto c’è un rischio considerevole di tornare alle vecchie logiche manicomiali.

Il Commissario ha segnalato inoltre, come dichiara la delibera, “un’eccessiva presenza all’interno delle REMS di persone sottoposte a misure di sicurezza provvisorie (attualmente il 40% delle persone presenti nelle strutture sono destinatarie di provvedimenti applicativi di misure di sicurezza detentive provvisorie)”. Ciò, dice Corleone, ha generato problemi di saturazione delle REMS e di gestione delle liste d’attesa, rendendo impossibile un corretto funzionamento delle misure di sicurezza e delle esigenze di cura. È importante riportare alcune righe della delibera sulle proposte del Commissario Franco Corleone ai fini di un migliore funzionamento delle REMS:

“Il Commissario ha affermato, in ottica propositiva, che occorrerebbe definire la natura delle REMS, che a suo parere dovrebbero essere luoghi solo per prosciolti con misura di sicurezza definitiva, nonché prevedere a una revisione delle misure di sicurezza. Ha poi sottolineato che il passaggio al Servizio Sanitario della competenza delle strutture per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive mantiene dei profili di delicatezza per il sommarsi delle esigenze della cura e del controllo, con conseguente necessità, tra l’altro, di una migliore definizione delle responsabilità tra psichiatra e magistrato. Da ultimo, nella richiamata relazione, ha ribadito che il principio di territorialità insieme al numero chiuso devono costituire il cardine del funzionamento terapeutico delle REMS.”

Infine la delibera pone attenzione sull’efficacia del funzionamento degli uffici di sorveglianza, dichiarando come essi abbiano “favorito il processo di umanizzazione del trattamento dell’infermo di mente autore di reato”. L’intenso lavoro degli uffici di sorveglianza è risultato infatti fondamentale al fine del superamento degli OPG e dell’istituzione delle REMS. Il Consiglio si è dunque limitato a ribadire alcune delle acquisizioni nel corso degli ultimi cinque anni e di proporne l’estensione a tutti gli uffici di sorveglianza, tra cui l’esigenza di una costante integrazione funzionale tra ufficio di sorveglianza, DSM, direzione delle REMS e ufficio per l’esecuzione penale esterna.

Foto: Inside Carceri | Flickr | CCLicense