L’Italia apre al Biotestamento. Cosa prevede la legge

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Trattamento sanitario e dignità vanno di pari passo e devono sempre andare nella stessa direzione, intrecciandosi con il totale rispetto della persona in qualsiasi condizione clinica essa possa trovarsi. Nella nostra rivista abbiamo trattato spesso di pratiche e di prassi sanitarie sia nei casi più edificanti evirtuosi, sia quando si è trattato di denunciare casi più spinosi.

Ma un qualsiasi trattamento medico implica di sicuro un metodo da rispettare. Il rispetto della dignità della vita umana è messo in discussione come non mai nell’intreccio tra malati terminali e cure mediche. Su questo tema davvero complicato e difficile da inquadrare, il biotestamento – o testamento biologico – è un aspetto nuovo in attesa di ratificazione legislativa, almeno in Italia.

La proposta di legge, ancora ferma in Parlamento, tende a regolare le possibili volontà di trattamento di un malato terminale che è ancora capace di autodeterminarsi, in previsione di un peggioramento del suo stato di salute. In sostanza si vorrebbe regolamentare attraverso alcuni nuovi istituti biogiuridici tutti i possibili casiche riguardano il ricorso al biotestamento da parte di un paziente. Il principale istituto previsto è la DAT (Dichiarazione anticipata del trattamento) con la quale il paziente può decidere col medico i trattamenti di cui usufruire, nel caso, in futuro, dovessero venire meno le sue capacità di autodeterminarsi offrendo anche la possibilità di nominare un suo fiduciario rappresentante incaricato in sua vece.

Un altro ramo importante della proposta di legge è di certo il riconoscimento al medico della possibilità di venir meno ai suoi obblighi professionali esprimendo obiezione di coscienza, nel caso il paziente volesse rifiutare il trattamento e quindi rinunciare alle cure. È proprio in questo aspetto che risiede la vera novità della legge: il rispetto della volontà del paziente. Non rappresentano un’eccezione alla regola le cliniche e gli ospedali convenzionati d’ispirazione cattolica, che dovranno allinearsi ai precetti della legge, nel caso la proposta venga approvata dal Parlamento.

Il cattolicesimo, in tal senso, blocca ogni forma di “bio-legge” e non è un caso che proprio nei paesi di maggior fede cattolica, Irlanda e Italia, non esista al momento alcuna legge in materia di bio-giurisprudenza (vedi focus). Il biotestamento è un istituto giuridico affine, come è facile pensare, agli altri istituti più conosciuti e noti: l’eutanasia e il suicidio assistito. L’eutanasia consiste nell’abbreviare la sofferenza dei malati terminali con trattamenti medici mirati. Il suicidio assistito è un vero e proprio atto di suicidio che il malato terminale effettua col consenso dei medici, i quali avendo preso atto della sua volontà di morte, offrono farmaci letali al paziente che decide di assumerli.

Focus: il biotestamento nel mondo.
L’Europa, in merito alla “bio- law” si colora di diverse sfumature. Infatti, in molti paesi europei esiste già una legge sul biotestamento, esattamente, in Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Regno Unito e Paesi Scandinavi. In Belgio, Olanda, Lussemburgo e Svizzera è permessa l’eutanasia. In Italia e in Irlanda, come scritto nell’articolo di riferimento, non esiste un regolamentazione chiara in materia di biomedicina e biogiurisprudenza. Gli Stati Uniti si evidenziano invece come precursori del biotestamento: la Corte Suprema garantì nel 1976 il rispetto della volontà delle persone gravemente inferme di far cessare le cure destinate al prolungamento della loro vita.