Guida al percorso tra Ara Pacis e Giardino di Livia

Ara Pacis

Non esiste una divisione fra natura e cultura.
È questa la chiave di volta della visita all’Ara Pacis e a Palazzo Massimo, per visitare l’Altare della Pace e il Giardino di Livia, a cui hanno partecipato i ragazzi del gruppo Erbario del centro diurno di viale Giustiniano Imperatore.

L’Altare della Pace è un altare fatto innalzare dall’imperatore Ottaviano Augusto, il più potente uomo del suo tempo, considerato all’epoca un vero e proprio dio in terra. Il compito dell’altare era quello di sancire la ‘Pax Romana‘, un periodo di pace all’interno dell’impero giunto dopo un periodo fatto di guerre civili e contro gli Stati confinanti.

Duemila anni di storia hanno privato del colore l’altare ma non della sua bellezza e simbologia. Ognuna delle sue pareti è divisa in due parti: la parte superiore rappresenta elementi umani e mitologici, la parte inferiore è rappresentata da numerose specie vegetali. L’effetto ottenuto è quello di far sembrare la parte umana ‘sorretta’ dalla parte vegetale. L’uomo non solo si fa aiutare dalla natura, ma da essa deriva la sua stessa esistenza. Tuttavia qualora l’uomo dovesse controllare la natura, riuscirebbe a controllare il proprio destino. Il controllo della natura allora diventa importante anche in funzione della pace e in questo senso l’altare si pone allo spettatore come un vero e proprio trattato di botanica. La natura è raffigurata rigogliosa, piena di vita. L’acanto la fa da padrona: è la pianta della rinascita e dell’immortalità, un auspicio che Roma possa sempre rinascere dalle proprie ceneri e vivere in eterno. Le specie vegetali provengono da continenti differenti. È il simbolo di un vasto impero che unisce tutto il mondo conosciuto sotto la sua ala. Piante e animali differenti si radunano nell’ara e partecipano alla pace armonica raggiunta dall’imperatore.

Nella parte superiore, diversi motivi esaltano la figura di Augusto e la dinastia giulio-claudia. Sui lati di accesso all’altare vero e proprio troviamo quattro pannelli, due per lato. Nel lato principale troviamo Enea e suo figlio Ascanio intenti a sacrificare una scrofa per i Penati. Dall’altro il Lupercale, che fa rivivere la fondazione di Roma, col dio Marte che assiste all’allattamento dei gemelli Romolo e Remo. Si dice che la dinastia giulio-claudia discenda da Enea, che a sua volta discende dal dio Marte e dalla dea Venere. Ecco dunque il collegamento ‘divino’ con l’imperatore Augusto, l’esaltazione della sua figura sacra.

Gli altri due pannelli enfatizzano l’elemento della pace. Da una parte troviamo la dea Roma, rappresentata simbolicamente con scudo e lancia bassi a significare che la guerra era ormai finita. Dall’altro la fertilità della dea Tellus, la madre terra, che allatta dei bambini ai lati della quale vi sono un cigno in volo, simbolo dell’aria, e un drago marino, simbolo del mare. La Pax Romana sarebbe stata dunque ‘terra marique‘, una pace presente per terra e per mare. I pannelli laterali rappresentano entrambi una processione diretta all’ingresso dell’altare. La composizione delle due processioni è varia e raffigura sacerdoti insieme ad aruspici e littori in un connubio fra politica e religione. Fra i due, il pannello più importante è quello dove appaiono direttamente Augusto e la sua famiglia. Tuttavia essi non hanno una posizione di rilievo nella processione ma si nascondono fra le altre figure pubbliche. Le piante di acanto nella parte inferiore avrebbero avuto la funzione di ‘frecce’ per sottolineare quali figure lo spettatore avrebbe dovuto notare con maggior attenzione. Ecco dunque apparire Augusto e i suoi figli, sua moglie Livia, Tiberio e Agrippa.

Nel pannello Augusto è raffigurato con una corona di alloro in testa. E l’alloro è la pianta principale del mito di Apollo e Dafne. Ecco che Augusto discenderebbe così anche dal dio del sole. L’altare otteneva così una funzione politica importante. Dove c’era l’impero, c’era pace, dove c’era pace c’era l’impero. La pace, seppur armata, era solida, fertile. E la pace vi poteva essere solo nell’impero, cioè solo con la dinastia giulio-claudia: i due elementi erano imprescindibili. Era un messaggio pubblico rivolto a tutti i membri dell’impero, inviato in maniera non esplicita, per non offendere nessuno, utilizzando quella furba politica augustea che ha caratterizzato le azioni dell’imperatore.

Il giardino di Livia è un affresco murario che raffigura un rigoglioso giardino, posto nella villa di Livia a Prima Porta. Livia era la potente moglie di Augusto e su di lei circola una famosa leggenda tramandata da Plinio il Vecchio: si dice che un’aquila abbia fatto cadere sul ventre di Livia una gallina con un ramoscello di alloro nel becco. Livia allora avrebbe allevato la gallina e piantato il ramoscello di alloro, da cui sarebbe nato un bosco. La prole della gallina avrebbe significato l’auspicio di una prospera discendenza dall’unione con Augusto, l’alloro sarebbe stato il simbolo della vittoria in battaglia degli imperatori e una corona di alloro ne avrebbe cinto il loro capo. L’alloro è un simbolo ricorrente del giardino che insieme a felce, papavero, iris, melograno, acanto e molte altre specie vegetali e animali, coronano un affresco che è una festa per gli occhi dello spettatore. Una festa sia per la ricchezza di dettagli del giardino sia perché non c’è un dettaglio che svetta sull’altro, come se ogni elemento tenesse il giardino in perfetta armonia ed equilibrio. Anzi, alcuni elementi lo spettatore li deve andare a trovare nell’affresco perché sono amalgamati così bene fra loro che non è semplice distinguerli singolarmente. L’equilibrio è rappresentato dall’unione fra una parte naturale, il boschetto, e una parte artificiale, un giardino delineato da una balaustra ed una staccionata. L’armonia fra le specie si manifesta attraverso la ricchezza, la prosperità, il verde. La vegetazione è rigogliosa, gli alberi sono in fiore, la natura è prospera. Piante e animali di tempi e condizioni climatiche differenti dialogano fra loro come fosse il paradiso terrestre.

Le divinità, rappresentate ognuna da una specie vegetale differente, sono tutte intorno a noi. A regnare è la pace. Il messaggio politico della famiglia imperiale è chiaro: la pace offerta dalla dinastia giulio-claudia è la pace armonica di questo giardino e vegliata dalle divinità. Qui però il messaggio è più privato rispetto a quello dell’altare, è infatti diretto solo agli invitati della villa che sui loro triclini osservavano il magnifico affresco. Anche qui, dunque, la natura veniva presa in prestito dall’uomo per mandare un messaggio al proprio simile. Anche qui, come per l’altare della pace, veniva sancito un matrimonio indivisibile fra l’uomo e ciò che lo circondava.

Foto: Wikipedia| CCLicense

Luca di Salvatore