Quella faccia da straniero, il convegno di psichiatria democratica dedicato alle migrazioni

Quella faccia da straniero

Castelvolturno, Caserta. Un luogo dove su 40 mila abitanti, oltre la metà sono stranieri, dei quali 15mila “irregolari”. Proprio in questa piccola New York italiana, dove ogni giorno persone di 68 nazionalità diverse mescolano le loro vite, Psichiatria Democratica (PD) ha scelto di tenere quest’anno il convegno nazionale di studi, Quella faccia da straniero, il volto nuovo della migrazione. In momenti densi di significato si sono confrontati sul tema esponenti dell’associazione fondata da Franco Basaglia, uomini delle istituzioni, studiosi, giornalisti, il mondo della scuola e quello dell’associazionismo. Con l’entusiasmo e la volontà di chi – stanco del vociare sull’argomento, cui siamo purtroppo abituati – trova un modo diverso per riflettere sul più imponente fenomeno del nostro tempo. Un modo, che – innanzitutto – non ha inteso presentare le migrazioni soltanto come una congerie di problemi contingenti da fronteggiare con una logica emergenziale e sicuritaria, ma soprattutto come una possibilità enorme di arricchimento reciproco fra persone.

Come ha ricordato il sindaco di Castelvolturno, Dimitri Russo, la stessa cittadina campana che ha ospitato il convegno “continua ad essere una polveriera”, perché “ancora c’è un solco profondo tra la comunità locale e gli immigrati” e “la tolleranza è un filo sottile che potrebbe spezzarsi in qualsiasi momento”. Tuttavia, il “terremoto demografico si è rivelato anche occasione di incontri, possibilità di riscatto e apertura di spazi di vita per interi nuclei familiari”, ha commentato Antonello D’Elia, presidente nazionale PD. In questo senso, Castelvolturno, luogo simbolo di tante contraddizioni, è diventata per due giorni ancora di più terra di frontiera, offrendo l’occasione a tutti di spostare lo sguardo più in là rispetto ai tanti luoghi comuni sulle migrazioni. Partendo innanzitutto dal territorio e dalle storie delle persone, come hanno sottolineato Emilio Lupo e Salvatore Di Fede, segretario uscente e segretario generale PD, “dai racconti degli uomini e delle donne che arrivano nel nostro Paese dopo infinite peregrinazioni”, che diventano occasione per elaborare “nuove azioni di intervento sociale che già prefigurano una nuova visione del mondo” e per anticipare “altri modi di vivere la propria e collettiva salute mentale”.

Sono tanti i commenti positivi sulla manifestazione da tutti definita “coraggiosa”: a partire da quelli dei sindaci di Castelvolturno e della vicina Mondragone, per finire con quelli dei docenti delle scuole coinvolte nell’iniziativa. Che ha visto anche la presenza del procuratore generale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti, a dare il senso di uno stato vicino a chi opera in contesti difficili e rischiosi. Del vicepresidente di Medicina Democratica, Paolo Fierro. Di chi vive sulla propria pelle come operatore di frontiera la realtà dell’accoglienza, come Nikolaos Gkionakis del Centro Babel di Atene e Gaia Quaranta di Medici Senza Frontiere, che hanno portato la loro esperienza con i rifugiati in Grecia, Turchia, Messico e Svezia. O come Giuseppe Ortano, responsabile nazionale nuove marginalità e nuovi diritti PD, che per anni ha lavorato in quello stesso territorio del Casertano, e Valerio Taglione del Comitato Don Peppe Diana, che dal 2006 si muove sulle orme del sacerdote ucciso dalla camorra.

Nessuno di loro ha voluto eludere i problemi esistenti sia per i migranti sia per chi opera quotidianamente con loro: a partire dal decreto Minniti-Orlando e dalla necessità di superare la legge Bossi-Fini per garantire quell’accoglienza che la nostra Costituzione impone, per continuare denunciando l’esistenza di una “nuova geografia della marginalità”, costituita proprio dai luoghi che sarebbero deputati ad accogliere. Situati il più delle volte alla periferia di tutto, come accade in Grecia, sull’isola di Leros, nell’ex manicomio. In contesti di violenza e disumanizzazione in cui inevitabilmente le persone reagiscono con crisi vitali, semplicisticamente catalogate come disturbi psichiatrici.

Riccardo Dalisi

Tuttavia, ciò che traspare dai commenti dei partecipanti e dalle immagini con cui Stefano Dei ha raccontato in un bel video le giornate di Castelvolturno non è solo la sofferenza che affrontare il tema delle migrazioni comporta e la difficoltà di chi vive “sfide continue e giornaliere” nel gestire situazioni estremamente complesse. È anche la ricchezza delle testimonianze che hanno delineato il fenomeno nelle sue tante sfaccettature, l’impegno di ritrovarsi per condividere le buone pratiche, la speranza per il futuro rappresentato dall’entusiasmo dai ragazzi delle scuole, che sono riusciti ad emozionare tutti. Ed è persino il sorriso, che la matita di Guido Silvestri (Silver), Sergio Staino e Riccardo Dalisi con le loro vignette ci hanno regalato.

Foto: 180gradi.org | CCLicense

Vignetta: Riccardo Dalisi | CCLicense

Paola Sarno