Passato, presente e futuro del gioco da tavolo: intervista ad Andrea Chiarvesio #2

Kingsburg

Continuiamo con la nostra intervista ad Andrea Chiarvesio (la prima parte è disponibile qui)

Andrea, passiamo alla “questione app”. Alcune app si affiancano ai giochi, mentre altre li sostituiscono proprio. Tu come ti poni di fronte a questo fenomeno?

Credo che tutte le tecnologie offrano delle grandi opportunità. Penso che stiano un po’ ai giochi da tavolo come gli effetti speciali stanno al cinema. Ci sono film che non sarebbero stati possibili senza una giusta integrazione in essi degli effetti speciali. Senza gli effetti speciali non avremmo letteralmente dei capolavori cinematografici. Certamente puntare soltanto e tutto sugli effetti speciali ci porta come conseguenza film di esplosioni, di fuochi di artificio, che non film veri e propri. Per cui, come un film deve avere la sua struttura, la sua forza narrativa, i suoi attori, e i suoi effetti speciali (che se ben fatti aiutano a godere meglio di quell’esperienza), lo stesso vale per il rapporto tra i giochi e le loro app integrate. Se queste app riescono ad armonizzarsi bene con quella che è l’esperienza di gioco in qualche caso possono anche arrivare a migliorare drasticamente l’esperienza stessa del gioco. Alcuni giochi senza l’ausilio dell’app diventano faticosi, farraginosi da giocare. Con l’app diventano invece molto gradevoli, alcuni non ne possono fare letteralmente a meno. In altri casi, se si tratta soltanto di un qualcosa appiccicato per moda allora non serve a niente. Dipende insomma davvero da come utilizzi la tecnologia. Ricordiamo comunque che ci sono tantissime tipologie di giochi che non hanno affatto bisogno delle app per funzionare.

Molti editori si stanno lasciando andare alle raccolte fondi, ai crowfunding applicati ai giochi da tavolo. Tu che opinione ti sei fatto su questa “politica”?

Mi riaggancio al discorso della sovra offerta che facevamo prima. Sicuramente le piattaforme di crowfunding a volte possono permettere ad autori e a case editrici che non avrebbero la possibilità economica di dare luce al proprio gioco di trovare un pubblico, di capire se un pubblico per quel tipo di gioco esiste. Questo se vogliamo è il lato luminoso e chiaro delle piattaforme di crowfunding. Certo, dall’altra parte, come autore non può non turbarmi il fatto che spesso i giocatori finanziano le campagne di raccolta fondi perché il video è bello, o perché le miniature sono incredibili, oppure perché la grafica delle illustrazioni è pazzesca, e poi non vanno neanche a leggere il regolamento.

Passiamo alle fiere. Immagino che qualcuna ti vedrà protagonista (come autore o come semplice curioso). Quali sono le manifestazioni che consigli, perché, e come le vedi come veicolo per diffondere il gioco?

Parlando di manifestazioni ludiche in Italia naturalmente non si può prescindere dal Play di Modena, e neanche da Lucca Games. Sono le più radicate, quelle con più pubblico, anche se sono pubblici molto diversi. Lucca ha sicuramente un’anima più commerciale, mentre Play ha un’anima più ludica (ma credo che comunque servano entrambe). Ma non scordiamoci che poi ci sono una miriade di altre manifestazioni. Non partecipo a chissà quante manifestazioni (soprattutto perché il game design non è il mio unico lavoro), però oltre alle due citate sopra mi viene anche in mente il Comicon di Napoli. Qualche giorno fa sono stato a Ragusa, in una situazione veramente piccolissima ma deliziosa. Sono stato ad Etna comics un anno fa e mi sono divertito tantissimo. Qualche anno fa sono stato a Romics dove la presenza di folla era impressionante. Ma anche Cartoomix a Milano, Torino Comics (nella mia città) che tenta di fare il possibile, e via dicendo. Ce ne sono davvero tantissime e magari poi rischio di fare un torto a quelle che non cito. L’importante è che il games non sia una semplice etichetta. Molte di queste fiere per fortuna dedicano spazi importanti alle aree gioco. Chiaramente alcune sono più “fumetto-centriche”. Sicuramente per gli appassionati di giochi le due imperdibili sono quelle due citate all’inizio.

Della manifestazione IdeaG di Torino cosa mi dici?

Ecco, se devo proprio nominare una manifestazione che non sia Lucca o che non sia Play, ma che allo stesso tempo sia solo dedicata al gioco ti dico appunto IdeaG, che rappresenta un incontro di autori di giochi. Ad IdeaG trovo sempre altre persone appassionate come me di giochi,  e devo dire che tra gli autori italiani c’è comunque un insospettabile ottimo clima e rapporto di collaborazione reciproca. Ci si aiuta a vicenda a crescere, è bello e divertente provare i giochi gli uni degli altri, a dare consigli per migliorare. Se poi uno fosse interessato al lato del game design o (ancora meglio) fosse interessato anche solo a provare in anteprima i prototipi, dare una mano a questi poveri “matti” (mi ci metto dentro anche io) che se li inventano, IdeaG è il posto ideale. Le vere star sono i playtester, i più richiesti durante l’IdeaG sono i giocatori “puri”, perché sono quelli che realmente servono a noi autori per cercare di capire in che direzione possiamo sviluppare i giochi.

Anche a Roma, a giugno, si svolgerà un IdeaG. Purtroppo noto che spesso e volentieri sono solo gli autori a partecipare a queste convention. Di giocatori “puri” come li chiami tu ce ne sono ben pochi. Come fare per attirarli?

Posso fare un appello qua. Se siete appassionati di giochi venite ad IdeaG (ovunque essa si trovi), dateci una mano, così poi, quando i giochi escono davvero, se sono migliorati è anche un po’ merito vostro. Poi naturalmente posso riconoscere che i giochi già pubblicati sono più gradevoli da giocare. È come se dicessi a qualcuno di venir a vedere il nuovo film di Star Wars, a fronte di una visione di alcune scene da montare nel girato precedente. L’appeal è differente. Un conto è vedere l’esperienza finita, un conto è cercare di aiutare ad arrivare a quell’esperienza finita. Obiettivamente delle volte i prototipi neanche funzionano, è impossibile giocarci. Senza i playtest non è possibile capire se un gioco funziona oppure no. Io ringrazio sempre tutti i miei playtester. Senza di loro i miei giochi sarebbero infinitamente peggiori.

Matteo Roberti