Spazi da riqualificare: l’Italia degli ex manicomi

Si sente spesso dire, e di fatti è una “quasi” realtà, che in Italia mancano le strutture e i posti fondamentalmente per qualsiasi cosa, in generale. Rovesciando il titolo di un grande romanzo della narrativa contemporanea statunitense (Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy), si può affermare che l’Italia sia un Paese vecchio e per vecchi. Non solo perché diminuiscono sempre più le nascite e molti giovani si trasferiscono all’estero, motivo per cui la nazione è sempre più popolata da cittadini anziani. Ma anche perché quello italiano è un territorio pieno di “vecchio” da rinnovare. Si tratta, dunque, di una “quasi” realtà perché, se è vero che materialmente mancano posti e strutture, è altrettanto valido affermare che gli spazi dove (ri)costruire ci sono eccome.

Il territorio italiano presenta infatti molte potenzialità che sono però bloccate dalla burocrazia e in generale da un’arretratezza di fondo e un conseguente scetticismo che aleggiano intorno a diversi ambiti. Ma da qualche parte bisogna pur (ri)cominciare e ricostruire. Perché non cominciare proprio dalle basi? Le strutture dimenticate e gli spazi da riqualificare sono delle risorse infinite e infinitamente sprecate nello stato di disuso e completo abbandono in cui si trovano. Numerose di queste potenzialità risiedono negli enormi e inquietanti edifici degli ex manicomi. Sono ormai passati decenni dall’inizio del progressivo degrado di questi ambienti, era il 1978 quando la Legge Basaglia ordinò la chiusura di tutti i manicomi presenti sul suolo italiano.

Per farsi un’idea della vastità e della potenzialità di tali spazi, spesso comprensori, vere e proprie città circondate da parchi, si può pensare ad esempio all’ex manicomio di Mombello in Lombardia e ai suoi 320 mila metri quadrati (ndr. vedi anche I nuovi sviluppi del Santa Maria della Pietà).

L’ex manicomio San Benedetto di Pesaro, l’ospedale psichiatrico di Teramo, l’ospedale neuropsichiatrico di Feltre e quello di Perugia sono solo alcuni dei lugubri e inquietanti ex manicomi abbandonati, ormai mete solamente di senzatetto, tossicodipendenti e amanti dell’occulto.

Di spazi dimenticati come questi se ne parla anche in Tommy e gli altri, il recente documentario sull’autismo del giornalista Gianluca Nicoletti, un road movie, un viaggio nell’Italia dei luoghi morti e inutilizzati. L’oblio si può sconfiggere solo attraverso la memoria, con la riqualificazione di questi ambienti e l’assegnazione ad essi di un nuovo scopo. Non contenere, non rinchiudere, non dividere le persone ma costruire spazi di cura e socialità sulle ceneri e i calcinacci di un passato terrificante. Possono nascere servizi, lavoro, luoghi di salute e condivisione per chi ne ha bisogno. E sono tutti bisogni urgenti in un momento di profonda crisi su ogni fronte.

Foto: Francesca Ruggieri | 180gradi | CCLicense