Progetto S.C.U.O.L.A.: il fumetto come mezzo per insegnare lo sport

foto di Atraktor Studio

foto di Atraktor Studio

Questa settimana incontriamo Claudio Barbaro, Presidente ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiani). La sua associazione, in collaborazione con l’UNICEF, sta presentando un progetto chiamato S.C.U.O.L.A. Tale progetto vede collaborare sport, fumetto e gioco.

Ciao Claudio, cosa puoi dirci di questo progetto che state per realizzare per le scuole? Che ruolo ha esattamente il fumetto in tutto questo?

Innanzitutto direi che il fumetto è centrale in tutta questa iniziativa che si chiama S.C.U.O.L.A. e che non sta a significare soltanto il luogo all’interno del quale i bambini e i ragazzi (comunque non superiori ai 13 anni) andranno a sentir parlare di sport, ma sta a significare, come acronimo, anche Sport Corretto Unito Onesto Leale ed Atletico. Gli aggettivi utilizzati ci permettono di capire e di far capire ancora meglio qual è il senso della nostra iniziativa. È un’iniziativa tesa a diffondere i valori dello sport, l’insegnamento delle regole dello sport; è un modo diverso di capire che quando si parla di sport si parla anche di un’attività che sotto il profilo formativo può contribuire alla crescita dei ragazzi. Abbiamo individuato come mezzo migliore per poterlo fare il fumetto, e da qui la nascita di alcuni personaggi simbolici ai quali abbiamo assegnato ovviamente dei nominativi di fantasia, attraverso i quali possiamo cercare di capire nel modo più disincantato, più semplice e più diretto possibile come si svolgono le attività sportive, attraverso quali regole e rischi si potrebbero presentare ai ragazzi se praticassero sport non conformemente a queste regole.

Quand’è che vi siete accorti che il fumetto sarebbe stata l’arma vincente per diffondere queste idee?

Noi siamo andati a botta sicura, partendo da un presupposto di carattere “ideologico”. Avevamo necessità di entrare all’interno delle scuole per cercare di portare un messaggio sportivo che non fosse qualcosa di già sentito. Ma c’è anche un altro presupposto: lo sport italiano, che è sicuramente uno sport importante a livello mondiale, è però carente sotto il profilo della conoscenza diretta di quelle che sono tutti quanti i fenomeni che ci sono intorno, ossia la possibilità per il campione di arrivare a vincere una medaglia, o comunque di arrivare a classificarsi primo. Per noi lo sport è un fatto educativo, lo abbiamo detto in tutte le salse, ma è anche un fenomeno sociale che può anche contribuire ai processi di crescita sociale appunto, e quindi per cercare di dare una dimensione diversa dello sport essendo la nostra scuola carente sotto il profilo della formazione sportiva eravamo alla ricerca di un messaggio che potesse permetterci di creare un minimo di cultura sportiva all’interno delle scuole. Ci siamo immediatamente detti che il modo migliore per poterlo fare era il fumetto, senza alcun dubbio siamo andati diretti utilizzando questa forma di comunicazione.

Nonostante il carattere educativo dello sport, come ci hai suggerito, possiamo dire che lo sport è comunque un gioco, oppure fa parte di una categoria a se stante?

Lo sport, se vogliamo fare riferimento alle definizione canoniche, è un gioco che viene modificato con l’introduzione delle regole. È movimento al quale vengono attribuite delle regole, e da quel momento in poi si trasforma in sport. Per cui qualsiasi attività fisica che deve essere poi calata in un contesto disciplinare diventa sport. Comunque, al di la del messaggio didattico, ci sono anche dei momenti di carattere ludico che noi cerchiamo di far svolgere da una parte in maniera tradizionale, e dall’altra anche con dei movimenti che non siano necessariamente quelli scritti delle discipline sportive ordinarie, ma che vengono calati in una sorta di “gioco dell’oca” se così vogliamo chiamarlo: il tabellone che abbiamo ideato, simile appunto a quello del gioco dell’oca, ha le dimensioni di un campo di calcetto, per cui ci si dovrà muovere su questo tabellone e si dovrà andare avanti o indietro in funzione dei punteggi attraverso delle regole che potrebbero essere simili a quelle del gioco dell’oca ma che in realtà sono tutte quante riconducibili alla conoscenza precisa di un singolo sport. Ovviamente noi partiamo dal calcio perché è lo sport più diffuso, ma non è escluso che più in la ci dedicheremo anche ad altre attività sportive.

Foto di Alex Lecea

Foto di Alex Lecea

Questo progetto si integra con le attività della scuola, oppure possiamo definirlo indipendente, extrascolastico?

Può assolutamente integrarsi con le attività curriculari, però noi, proprio perché crediamo che le attività curriculari soprattutto quelle delle scuole elementari che come si sa non hanno nulla di obbligatorio per quello che riguarda le attività sportive, cerchiamo di aumentare quelle che sono le ore dedicate alle attività sportive, per cui di fatto vorremmo aumentare i momenti legati allo sport. Ovviamente tutto questo può essere possibile solamente con la collaborazione del preside e degli insegnanti.

Il progetto è ancora solo un progetto, o avete già iniziato con la “pratica”?

Noi inizieremo direttamente, da un punto di vista pratico, con la scuola Dante Alighieri di Roma, che di fatto è la prima scuola che si è attrezzata in tal senso, ma ce ne sono anche altre che sono interessate, e quindi inizieremo proprio da settembre in poi alla Dante Alighieri quello che possiamo definire il primo esperimento che diventerà di fatto il laboratorio vero e proprio del progetto. Abbiamo comunque già contattato diversi istituti scolastici e tutti quanti si sono dimostrati desiderosi di poter in qualche modo intraprendere un discorso con noi. Non disperiamo di poter coinvolgere in futuro anche le istituzioni maggiori, soprattutto quelle che a livello territoriale, come la Regione, hanno la competenza specifica per quello che concerne gli indirizzi che devono essere conciliati con i provveditorati, così da poter ottenere da queste istituzioni una risposta non solo in termini di patrocinio, ma di attenzione vera. Noi siamo partiti da un presupposto. Ora cerchiamo di andare avanti con le nostre forze, con l’aiuto di aziende, con l’aiuto di sponsor, e poi cercheremo di capire se le Istituzioni potranno sostenerci in questo percorso.

Dove possiamo reperire maggiori informazioni su questo progetto?

Stiamo lavorando su l’elaborazione di una serie di aspetti comunicativi che possano essere quelli “classici” che sostanzialmente in questo momento passano tutti quanti attraverso il web, senza però mettere da parte la carta stampata e i media tradizionali. Per quanto riguarda il web abbiamo già un blog che si chiama www.corneliuspallard.com: Cornelius sarebbe il protagonista principale di tutte le storie che stiamo cercando di mettere su carta. È insomma il protagonista del famoso fumetto di cui parlavamo prima. A tutto questo si aggiungono una serie di acronimi che ricordano il mondo reale, in particolare all’istituzione che governa lo sport italiano, cioè il C.O.N.I., che nel nostro caso è inteso però come Comitato Intergalattico, perché queste nostre idee le facciamo partire da lontano, le facciamo partire dallo spazio.

Matteo Roberti