Dagli istituti totali ad un nuovo progetto di società

Prima della Legge 180 (Edizioni Al- faBetaVerlag), è un libro di Daniele Pulino che ha l’arduo compito di raccontare un passaggio fondamentale per i diritti delle persone con disagio mentale. Nel mese di maggio, abbiamo avuto il piacere di conoscere Daniele proprio durante la presentazione del suo libro. L’opera ricostruisce, attraverso una ricerca con l’Università di Sassari e poi con la Fondazione Basaglia, gli eventi e le varie tappe che hanno portato alla promulgazione della legge e della riforma psichiatrica, con il corrispondente accrescimento delle possibilità di essere considerate “persone” nel mondo. L’autore sottolinea come la legge italiana sia una delle più all’avanguardia, nonostante siano passati ben 39 anni. La norma e’ stata anticipata da una serie di esperienze locali in sostituzione rispetto all’ordinamento precedente: l’ospedale San Giovanni, a

Trieste, e Il Santa Maria della Pietà, a Roma, sono esempi di ospedali chiusi e riqualificati come spazi sociali ed emblemi dell’esperienza psichiatrica. La lotta per l’evoluzione della legge è stata combattuta da manifestazioni studentesche, movimenti popolari e, soprattutto, da personalità politiche e da dirigenti sanitari. Prima della Legge 180 c’erano soltanto manicomi e ospedali psichiatrici, con piccole realtà regionali che anticipavano “la 180”. I dirigenti sanitari, che credevano molto in questa legge, hanno coinvolto le amministrazioni locali e provinciali, che avevano il compito di gestire gli ospedali psichiatrici pubblici. Molte autorità nel decennio che precede la legge, dal ’68 al ’78, avevano insieme a degli psichiatri riformisti un progetto di trasformazione di quegli ospedali che erano dei luoghi molto chiusi, chiamati “istituzioni totali”, dove era esclusa la comunicazione con l’esterno. Si iniziava così un nuovo processo di apertura e di creazione verso un progetto diverso di società. L’oggetto della ricerca di Pulino è incentrato sul capire come hanno interagito i soggetti dirigenti e di amministrazione locale con le responsabilità di gestione degli ospedali per trasformarli nell’attuale servizio di salute mentale. Dal punto di vista legislativo la vicenda è molto complessa: a partire dagli anni ’60 c’è la nascita di un movimento di psichiatria istituzionale, come l’esempio di Basaglia a Gorizia. Dopo il ’68 ci fu una trasformazione decisiva con la legge Mariotti, che era il ministro della sanità dell’epoca, che prevedeva l’introduzione dei ricoveri volontari, non obbligatori. Diede inoltre un impulso alla creazione di servizi come i centri di salute mentale sul territorio. Il Parlamento discusse in più riprese le proposte che venivano dai vari territori. Poi, nel 1978, con uno stralcio della legge della riforma sanitaria, venne sancita la Legge 180 che non doveva essere separata dalla riforma sanitaria, ma inglobata nella riforma stessa che nacque proprio all’epoca.